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L’Isola dei cassintegrati: operai all’Asinara

Autore: . Data: martedì, 23 marzo 2010Commenti (3)

Protestano da 26 giorni i dipendenti Vinyls, ex Enichem

Fanno notizia ormai soltanto le proteste estreme, drammatico segno dei tempi. Buca il video chi sale sui tetti o si dà fuoco, chi rapisce un dirigente o si incatena a qualche monumento. I dipendenti Vinyls, operai chimici provenienti dal gruppo Enichem, hanno invece scelto Facebook per proporre “l’isola dei cassintegrati”: contrapponendo, nello stesso gioco di parole, la durezza della loro attuale condizione al vuoto messaggio dei reality, e ricordando che hanno scelto l’esilio in un lembo della loro terra dignitosa per denunciare i drammatici effetti della crisi.

Lo hanno spiegato loro stessi, i lavoratori, che “c’è l’Italia dei famosi e quella di chi sta perdendo il posto di lavoro. Noi rappresentiamo quest’ultima e ci fa un po’ rabbia che per avere visibilità ci siamo dovuti inventare una parodia della televisione e affidare la nostra iniziativa a Facebook”.

Rabbia e preoccupazione si incontrano con la partecipazione emotiva di chi frequenta i social network. Che poi ci sia un nesso tra i 75mila esseri umani che si sono iscritti al gruppo virtuale aperto dagli operai e la possibile risoluzione di un problema occupazionale (4mila lavoratori da cinque mesi in cassintegrazione) è tutto da dimostrare.

Ma la tensione ottimistica che alberga tra i promotori delle lotte sociali è talvolta contagioso, “e siamo entusiasti – ha affermato alcuni giorni fa Pietro Marongiu, uno dei ‘vecchi’, memore dei suoi 35 anni trascorsi al Petrolchimico di Porto Torres – di tutta questa gente che ci manda messaggi via internet. Peccato che abbiamo soltanto una chiavetta per collegarci e non ci riusciamo sempre. La nostra è anche una risposta anche a quegli ectoplasmi dei sindacati nazionali, nessuno si è fatto sentire”.

La catena della solidarietà marcia attraverso i blog e arriva fino al vecchio edificio che ospitava il carcere dell’Asinara, perché è lì che si sono insediati gli operai.

Ha raccontato Gianmario Sanna: “Mentre pare che la nostra protesta abbia scosso l’opinione pubblica, qui sull’isola si è scatenato un vento fortissimo che gela le ossa, dobbiamo stare tutti assieme in una cella per scaldarci. Ora tutti vogliono venire sull’isola: giornalisti, scrittori, artisti. Gli unici che mancano sono proprio quelli che ci piacerebbe vedere: sindacalisti, ministri, il governatore Cappellacci, o l’amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni. Ma forse sono proprio loro che ci vengono a trovare la notte, quando il vento ti fa credere che questo vecchio carcere, e questa isola selvaggia, siano infestati dai fantasmi”.

L’immaginifica opinione di Sanna dovrebbe far riflettere. Il sistema infatti è in cortocircuito, perché non riescono più a convivere le “concertazioni” istituzionali tra i soggetti politico-sociali-imprenditoriali e le lotte più estreme. Le mediazioni sono saltate di fronte alla violenza della crisi e all’incapacità politica ad affrontarne gli effetti sulla vita quotidiana delle persone.

Difficilmente i negazionisti, abituati a nascondere i drammi socioeconomici, potranno alimentare equivoci senza essere smentiti: l’esasperazione non nasce certo dalla follia di qualche masochista, bensì dalla rabbia disperata che non trova sbocchi nelle forme di rappresentanza tradizionale.

Perciò iniziano a sbarcare sull’Isola i curiosi di ogni risma, mentre si tengono alla larga coloro che sarebbero chiamati a risolvere i problemi. E la discussione sul possibile futuro occupazionale di 4mila dipendenti del polo industriale di Porto Torres prosegue sulla piazza virtuale, che ospita anche analisi sulla situazione economica sarda, sull’atteggiamento del governo, sulla diffusa paura del futuro.

Il tutto accade mentre all’Asinara ci si dimena tra mille problemi che col virtuale c’entrano fino a un certo punto: freddo, vento, pasti arrangiati, solitudine, preoccupazione per le sorti di un’azienda.

Con un recente spiraglio nella vertenza, ancorché tutto da verificare: gli arabi della Ramco Trading&Contracting sarebbero “sempre più interessati” a rilevare la Vinyls. Il 19 marzo i rappresentanti della società avrebbero concordato con l’Eni “di arrivare alla firma di un accordo vincolante entro il prossimo 15 aprile”, secondo quanto reso noto dal ministero dello Sviluppo economico.

Gli operai attendono speranzosi e non mollano. Come ricordava la scritta sulla loro maglietta bianca, indossata ancora ieri, 25mo giorno della protesta, “chi lotta può perdere, ma chi non lotta ha già perso”.

Paolo Repetto

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Commenti (3) »

  • Olia Salvatore ha detto:

    che, non vi piacciono i commenti negativi sul Veliero Dalema o sul povero cristo Veltroni che ha usuffruito di una casa “popolare”?

  • Olia Salvatore ha detto:

    ripeto fino a quando la sinistra la dirigono personaggi come Dalema o Veltroni, elezioni ne vincerà ben poche

  • Olia Salvatore ha detto:

    Berlinguer era un altra cosa

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