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Inchiesta G8: dura ordinanza a Perugia

Autore: . Data: lunedì, 1 marzo 2010Commenti (0)

Impietosa ordinanza del Gip Micheli sulla responsabilità degli imputati.

Ieri è stata confermata nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone la competenza della procura di Perugia a occuparsi dell’inchiesta sugli appalti per i grandi eventi organizzati dalla Protezione civile.

Il fascicolo è approdato agli uffici giudiziari del capoluogo umbro in seguito al coinvolgimento dell’ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, indagato per corruzione, favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio.

Nell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip di Perugia Paolo Micheli nei confronti di Diego Anemone, Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro della Giovampaola accusati di concorso in corruzione per la gestione di alcuni appalti si definisce la situazione emersa dalle indagini un “quadro emblematico di malaffare.

A parere del magistrato solo chi era disposto a “buttare sangue” per “ingraziarsi le persone giuste” riceveva in cambio le ambite commesse per i lavori.

Micheli ha sostenuto che la presenza di prostitute, nei casi di De Santis e da Della Giovampaola, erano un “metodo di remunerazione assolutamente consolidato” da parte di Anemone.

Il trasferimento della competenza a indagare dalla procura di Firenze a quella di Perugi è per il Gip “doveroso”, perchè nel procedimento è coinvolto l’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato per corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento.

Appena  ricevuti i faldoni i pm perugini Federico Centrone, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi hanno chiesto a Micheli la misura cautelare per Anemone, Balducci, De Santis e Della Giovampaola tutti già in carcere.

Ora verranno nuovamente interrogati dal giudice che ha stabilito in tre mesi la durata della custodia cautelare.

Al centro dell’indagine, come è noto, si sono gli appalti per i campionati del mondo di nuoto a Roma, il G8 della Maddalena e le celebrazione del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Per l’assegnazione delle commesse a società del gruppo di Anemone, i tre funzionari pubblici avrebbero ricevuto in cambio varie “utilità”.

Nella sua ordinanza Micheli ha ripreso come è ovvio che fosse le tesi dei colleghi fiorentini, ricordando i contatti tra l’avvocato Edgardo Azzopardi e il figlio di Achille Toro, Camillo.

Il giudice ha ritenuto “addirittura sovrabbondanti” gli elementi per ipotizzare a carico dell’ex magistrato il reato di rivelazione di segreto d’ufficio e quindi ha sostenuto che Della Giovampaola non può ritenersi estraneo alle “dinamiche” della diffusione di notizie riservate.

Dall’ordinanza si apprende che tra le accuse per le quali sono indagati Anemone, Balducci e De Santis c’ è quella di associazione per delinquere ed il magistrato ritiene che tra le finalità della presunta banda di affaristi ci fosse anche quella di garantire “l’impunità dalle corruzioni”, attingendo a notizie riservate.

Per Micheli il reato contestato ai quattro arrestati è connesso con la posizione del giudice Toro e per questo la procura di competenza diventa Perugia.

Secondo il giudice, Anemone “è l’emblema di quel che era (e verosimilmente è ancora) necessario fare per arrivare a spartirsi la torta in occasione di un ‘grande evento”, lasciando intendere come il meccanismo truffaldino potrebbe essere ancora attivo.

Anemone, secondo il Gip, ha potuto ottenere “grazie a uno stabile rapporto di natura corruttiva, instaurato nel corso degli anni con i funzionari preposti alla struttura ministeriale di via della Ferratella, l’aggiudicazione di numerosi appalti, del valore ciascuno di svariate decine di milioni di euro”.

L’imprenditore però non era il solo responsabile, ma anzi e “risultato quotidianamente impegnato nel soddisfare le più svariate richieste dei pubblici ufficiali”.

Riguardo alle escort o alle prostitute, come meglio si preferisce definire le ragazze usate dai responsabili della cricca, erano un abituale “metodo di remunerazione” e nell’ordinanza si sostiene che è “radicalmente smentita dalle risultanze istruttorie” l’affermazione di Della Giovampaola secondo cui le conversazioni telefoniche su tali argomenti erano legate solo a “battute goliardiche”.

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