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I media americani insistono sulla pedofilia e il Vaticano

Autore: . Data: lunedì, 29 marzo 2010Commenti (0)

Articoli e commenti tengono alto l’interesse dell’opinione pubblica d’oltreoceano.

Il ‘New York Times’  ha rilanciato ieri le critiche nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche romane. In un articolo di Maureen Dowd si affermava che se le donne avessero più spazio nella Chiesa l’intera vicenda avrebbe avuto ben altre conseguenze.

Ha scritto la giornalista: “Papa Benedetto ha portato avanti il bando della Chiesa sulle donne prete ed è contrario al fatto che i preti si sposino. Ha avviato due indagini sulla qualità della vita delle suore americane (un codice per verificare se non siano diventate troppo indipendenti). Da cardinale scrisse un documento che esortava le donne ad essere partner sottomesse. Questa cultura completamente paternalistica ed autocratica del Papa ha portato ad un sistema isolato che non è riuscito a regolarsi, diventando invece un rifugio di segreti e vergogne”.

Il ‘New York Times’ ha ospitato anche un articolo del vaticanista John Allen Jr., nel quale, in riferimento e preti pedofili, si bilanciavano le accuse di questi giorni e si sottolineava che Ratzinger è stato si una parte del problema, ma anche un protagonista della soluzione: “Nessuno in Vaticano ha fatto più del Papa per affrontare gli abusi”, ha scritto il giornalista.

Anche il quotidiano ‘Washington Post’ ha affrontato il problema in un articolo firmato dalla famosa cantante irlandese Sinéad O’Connor. L’artista 18 anni fa strappò una foto di Giovanni Paolo II durante un programma della televisione americana.

O’Connor ha definito la recente lettera pastorale del Papa gli irlandesi, “un insulto non solo alla nostra intelligenza, ma alla nostra fede al nostro Paese”.

Secondo la cantante, la lettera di Ratzinger non contiene l’unica cosa che potrebbe portare conforto: “una piena confessione del Vaticano che ha tenuto nascosti gli abusi e sta adesso cercando di nascondere le conseguenze”.

“Il Papa deve assumersi piena responsabilità per le azioni dei suoi subordinati – continuava l’articolo – se i preti cattolici hanno commesso abusi di minorenni deve essere Roma, e non Dublino, a dover rispondere con una piena confessione ed una indagine criminale”.

La polemica nei confronti delle gerarchie vaticane in rapporto alle decine di episodi di violenza nei confronti di bambini che si sarebbero verificati non solo negli Stati Uniti, ma anche in Germania, Austria ed Irlanda non sembrano placarsi.

La pressione dei media americani, che sembrano disporre di testimonianze confermate, potrebbe durare a lungo aprendo non pochi problemi in Vaticano.

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