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Gravi incidenti sul lavoro nel tarantino

Autore: . Data: martedì, 30 marzo 2010Commenti (0)

Un operaio morto in una cava ed altri tre feriti all’Ilva. E 19 ex dirigenti del siderurgico a giudizio per omicidio colposo.

Un operaio è morto nel tarantino in un incidente sul lavoro avvenuto all’interno di una cava sulla strada che collega Manduria con San Pietro in Bevagna.

Carmelo Stano, aveva 42 anni ed era originario di Manduria. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo era dipendente in una ditta di scavi e mentre guidava un escavatore è stato violentemente colpito alla testa da un grosso masso staccatosi dalla parete rocciosa sulla quale stava operando.

All’Ilva di Taranto, poi, sono rimasti feriti un capoturno e due operai nel reparto Finitura Nastri 2.

I tre, secondo una prima ricostruzione, erano intenti a svolgere il proprio lavoro quando una saldatura è saltata ed un rotolo di acciaio li ha colpiti.

Orazio Laera è caduto in una botola profonda oltre tre metri riportando un trauma facciale e perdendo molto sangue.

Soccorso dai colleghi e successivamente dal personale sanitario del 118, Laera è stato trasportato d’urgenza all’ospedale ‘Santissima Annunziata’, dove è stato ricoverato.

Vincenzo Maiorano, invece, ha riportato contusioni multiple ed Eupremio Picchierri la frattura alla mano sinistra e, dopo essere stato medicato dal servizio sanitario dello stabilimento è stato ricoverato nell’ospedale ‘Giannuzzi’ di Manduria.

Cosimo Panarelli della Fim Cisl ha dichiarato: “Quello che è accaduto è grave e abbiamo chiesto un incontro urgente all’azienda per fare chiarezza sull’accaduto”.

L’Ilva ha comunicato che i tre lavoratori sono stati subito “soccorsi dal servizio sanitario della direzione medica dello stabilimento” e che “sono in corso accertamenti da parte del Servizio prevenzione e protezione aziendale e degli ispettori dell’Asl-Spesal per i necessari approfondimenti sulla dinamica dell’evento”.

Intanto ieri il gup del tribunale di Taranto Pompeo Carriere ha rinviato a giudizio 19 ex dirigenti dello stabilimento Ilva per concorso in omicidio colposo e lesioni colpose in relazione a diversi casi di operai deceduti o che hanno contratto gravi malattie lavorando a contatto con sostanze cancerogene.

Il processo inizierà il primo giugno prossimo. Per tre imputati il giudice ha dichiarato il ‘non luogo a procederè per morte dell’imputato, mentre altri 10 ex dirigenti del Siderurgico sono stati assolti.

Numerosi anche i reati dichiarati prescritti, mentre si sono costituiti parte civile la Fiom-Cgl e i famigliari di una decina di operai deceduti.

Gli episodi presi in esame riguardano un arco di tempo di 35 anni. Gli imputati, secondo l’accusa sostenuta dal pm Italo Pesiri, avrebbero omesso di informare i dipendenti dello stabilimento dei rischi che correvano venendo a contatto con acidi tossici, apirolio, diossina, polveri di amianto, polveri sottili, carbone, silice, particelle di ferro, idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti.

“Il provvedimento del gup – ha sostenuto la Fiom Cgil – conferma la persistente pericolosità dell’ambiente di lavoro insistente nel complesso industriale tarantino a cagione delle innumerevoli sostanze cancerogene che si sprigionano nei processi produttivi”.

Secondo la segreteria provinciale della Fiom-Cgil di Taranto, l’incidente, avvenuto “dopo un periodo di relativa calma, dimostra ancora una volta la necessità di non abbassare mai la guardia in tema di sicurezza”.

“Nell’attesa di conoscere e verificare le cause – ha aggiunto l’organizzazione sindacale – solleciteremo l’azienda ad un confronto serrato sul tema, onde evitare che la ripresa del mercato da tutti auspicata possa coincidere con una recrudescenza del fenomeno infortunistico e con la messa in discussione delle più elementari norme di sicurezza”.

“Il diritto al lavoro – ha concluso la Fiom Cgil – non può e non deve ritenersi in contrapposizione ai diritti nel lavoro”.

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