cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica
Regola la dimensione del carattere: A A

Brunetta affondato in laguna

Autore: . Data: mercoledì, 31 marzo 2010Commenti (0)

Fallita la corsa per conquistare Venezia, il ministro incolpa la Lega

Il doppio incarico “non è un problema”, aveva sentenziato ‘Libero’ lo scorso 23 gennaio. Renato Brunetta, sulla spinta della sua notorietà, intraprese così la sua passeggiata che lo avrebbe dovuto incoronare sindaco di Venezia senza peraltro rinunciare al ruolo di ministro castigafannulloni.

L’onda dell’efficientismo, in trasferta in laguna, si sarebbe dovuta rivelare ben più forte dell’acqua alta: “Servono nuove risorse – spiegò Brunetta – e una legge che non sia piagnona, ma una legge dello sviluppo”. Dunque, avanti tutta: in parallelo alla lotta contro gli statali della Cgil, ecco la riqualificazione del territorio veneziano, violato da una sinistra “che governa questa città da 17 anni e ha prodotto il declino”.

Declino? Niente a che vedere con la crisi economica, che è notoriamente un’invenzione dei giornali, tanto è vero che secondo il ministro dell’Innovazione “la grande stagione del Novecento per Porto Marghera è finita perché è cambiato il mondo”. Si sarebbe trattato di “gestire la transizione e recuperare un’area straordinariamente pregiata estromettendo il petrolio dalla laguna”. Una bellissima idea, fumosa come le sostanze tossiche da debellare, con una chiosa degna del personaggio: “A freddo nessuno può dire di voler chiudere tremila posti di lavoro – affermò, bontà sua – ma questo processo si può gestire all’interno di un progetto ragionato”.

Peccato. L’ennesima rivoluzione brunettiana rimarrà chiusa in un cassetto, visto che ha perso la corsa per diventare sindaco di Venezia con nove punti di scarto dal suo rivale, Giorgio Orsoni. Sconfitto da un cattolico dall’aria mite, un avvocato di 63 anni che si è autodefinito un “moderato”: un po’ come se a Roma il Ministro fosse stato soppiantato da un Dario Franceschini più attempato.

Un’umiliazione, possiamo dirlo. Che Brunetta ha scaricato prontamente sulla Lega, sostenendo che gli sono mancati i suoi voti, che è rimasto vittima di un trappolone ordito dai parenti-serpenti.

E’ andata così? Sembrerebbe di no. Marco Bracconi di ‘Repubblica’, sul suo blog, gli ha fatto un po’ di conti in tasca: “Il ministro della Funzione pubblica, molto abile nel conteggiare le ore di assenza degli impiegati, quando è candidato coi numeri diventa un po’ troppo disinvolto. Basta leggere i dati. A Venezia città, nel voto comunale, la Lega ha dato a Brunetta circa novemila voti in meno di quanti ne ha dati a Zaia in quello regionale. Ma la lista Brunetta (che alle Regionali non c’era) ha ottenuto circa ottomila voti, e parte di questi sono di certo attribuibili all’elettorato leghista. Del resto, il centrodestra nel suo complesso a Venezia ha preso meno voti di Bortolussi (centrosinistra), che è stato invece surclassato in tutte le altre province venete. Insomma, trattasi di una polemica con ben poco fondamento. Anche perché perfino con novemila voti in più Brunetta avrebbe perso lo stesso. Altro che vittoria al primo turno. Forse è l’ennesimo segnale delle frizioni che corrono sottotraccia tra il Pdl e la Lega. O forse, semplicemente, è l’ennesima volta che un ministro dà i numeri a caso”.

E dire che il Ministro ce l’aveva messa tutta. “Ho la ferma intenzione di portare la governance della Grande Venezia a Palazzo Ducale entro il primo anno di mandato”, dichiarò in pompa magna, immaginando di trasferire anche il consiglio comunale dall’attuale sede di Cà Farsetti, vicino al ponte di Rialto, in piazza San Marco, residenza dei Dogi durante la Serenissima. Un “grande fatto simbolico”. Il “Rinascimento” della città. Uno dei luoghi più famosi del mondo sarebbe così tornato “al centro della vita della città”.

I precedenti elettorali non preoccupavano il Ministro, convinto di avere tutte le credenziali per farcela, addirittura al primo turno. E poco gli importava di essere stato sconfitto nettamente nel 2000 da Paolo Costa, alleato al ballottaggio con Gianfranco Bettin: 56% dei voti contro il 44.

Non faceva nemmeno testo, ai suoi occhi, la poco lusinghiera performance del 2005, quando la destra divisa tra Forza Italia, An e Lega non riuscì nemmeno ad arrivare al ballottaggio. Finì infatti con una sfida tra il magistrato Felice Casson e Massimo Cacciari, culminata nella vittoria di quest’ultimo per una manciata di voti.

La ruota è girata, deve aver pensato ottimisticamente il Ministro, e dal governo Berlusconi ter sarebbe giunta la spinta decisiva per favorire il trionfo di un veneziano di Cannaregio. Un politico famoso al punto giusto, figlio di lavoratori (il padre di Brunetta gestiva un banchetto ambulante in città) nonché professore di Economia e con un recente passato da eurodeputato oltre che di consulente al ministero del Lavoro con Gianni de Michelis e all’Economia con Carlo Azeglio Ciampi.

Chissà. Forse dalle parti di San Marco non sono sensibili alle crociate antifannulloni o forse hanno voluto manifestare fin dentro le urne elettorali l’irritazione al cospetto di un candidato che avrebbe suddiviso il suo impegno istituzionale a Venezia con un ministero romano. O forse l’interessato non ha dato il giusto peso agli avvertimenti della stampa moderata.

Scrisse Francesco Merlo sul ‘Corsera’, ad una manciata di giorni di distanza dalla candidatura: “Dunque nei giorni pari Brunetta realizzerà la riforma dello Stato, ‘la più grande riforma mai progettata per l’Italia’ (sono parole sue), e nei giorni dispari si occuperà dell’inquinatissima Marghera e delle raffinerie senza futuro industriale, del waterfront di Mestre, del porto turistico e della destinazione dei terreni, che erano agricoli, acquistati dall’amministrazione Cacciari nella zona di Tessera, del progetto di trasformare in appartamenti alcuni alberghi storici del Lido… E ovviamente asciugherà Piazza San Marco, sistemerà il turismo, le Biennali, il festival del cinema, il Mose, l’università, il Casinò”.

Da qui, un consiglio: “Brunetta fa bene a concorrere ad una carica di forte responsabilità che da sola gli riempirebbe le giornate, ma deve dimettersi da ministro se non vuole diventare uno di quegli assenteisti che combatte. Gli assenteisti, citiamo testualmente Brunetta, ‘in Italia sono quelli che fanno due lavori’, quelli che fanno male due lavori, non potendone o non volendone fare uno bene. A meno che Brunetta non abbia scoperto che il suo ministero è inutile, e che erano fuochi fatui e botti paesani tutte quelle dichiarazioni con la baionetta inastata contro i collassatori dello Stato e i fannulloni, contro i terroristi molli del doppio lavoro che rubano lo stipendio e in realtà si occupano d’altro… Brunetta ne converrà: quando farà il ministro sarà un sindaco fannullone, e quando farà il sindaco sarà un ministro fannullone”.

Il problema è risolto alla radice. A dimostrazione che la demagogia a mezzo stampa non arriva proprio dappertutto. Che magra consolazione.

Paolo Repetto

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008