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Bilanci poco chiari

Autore: . Data: giovedì, 4 marzo 2010Commenti (0)

Banca d’Italia, Consob e Isvap chedono alle società quotate maggiore trasparenza.

Banca d’Italia, Consob e Isvap hanno richiamato i cda e gli organi di controllo delle società quotate, delle assicurazioni e delle banche a una maggiore chiarezza nei bilanci.

È quanto si legge in una nota congiunta secondo cui “dalle letture dei bilanci 2008 e le altre relazioni finanziarie pubblicate nel 2009 [...] sussistono ancora talune carenze nelle aree informative che risultano più sensibili all’impatto della crisi”.

Consob, Banca d’Italia e Isvap hanno ribadito “così la necessità che i componenti degli organi di amministrazione e di controllo di società quotate, imprese di assicurazione, banche e società finanziarie, nonchè i dirigenti preposti, si adoperino affinchè le relazioni finanziarie risultino idonee a rappresentare in maniera chiara, completa e tempestiva i rischi e le incertezze cui le società sono esposte, il patrimonio di cui dispongono per fronteggiarli, la loro effettiva capacità di generare reddito”.

In particolare, hanno scritto le tre istituzioni finanziarie  “pur in presenza di segnali di miglioramento della situazione economica, le previsioni sono ancora caratterizzate da notevole incertezza. Ciò potrebbe influire sui fondamentali delle società e di conseguenza sulle principali voci di bilancio”.

La richiesta di Banca d’Italia, Consob e Isvap ha individuato alcune aree informative nelle quali le società devono assicurare un più elevato grado di trasparenza e cioè: la valutazione dell’avviamento, delle altre attività immateriali a vita utile indefinita e delle partecipazioni; la valutazione dei titoli di capitale classificati come ‘disponibili per la vendità; la classificazione delle passività finanziarie quando non vengano rispettate le clausole contrattuali che determinano la perdita del beneficio del termine.

Ormai in Italia le richieste di trasparenza sembrano fioccare come neve in una tempesta, a testimoniare un generale stato di confusione che di certo non facilita l’uscita dalla crisi e non garantisce ai cittadini i necessari diritti alla conoscenza.

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