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Più lavoro meno salario. In banca

Autore: . Data: mercoledì, 10 febbraio 2010Commenti (0)

Il nuovo contratto nel gruppo Intesa-San Paolo spacca il sindacato

Seicento nuovi assunti più quattrocento precari regolarizzati, al prezzo del taglio dello stipendio (del 20% secondo la Cisl, il doppio a detta della Cgil) e dell’aumento di dieci ore di lavoro su base mensile.

E’ polemica sull’accordo sindacale firmato nel gruppo bancario di Intesa San Paolo, raggiunto con Cisl, Uil, Ugl e senza la Cgil. I firmatari hanno subito convocato una conferenza stampa per spiegare che “l’accordo va in controtendenza perchè si impegna ad assicurare posti di lavoro sviluppando attività in Italia piuttosto che delocalizzarle”.

Di tutt’altro avviso la Fisac, categoria dei bancari Cgil: “Si tratta di un accordo – ha affermato la segretaria nazionale Graziella Rogolino – che deroga al contratto nazionale di lavoro, il quale non prevede allo stato questo tipo di penalizzazioni e per lo più all’interno di un solo gruppo”.

L’intesa preparerebbe “le condizioni per peggiorare il contratto di lavoro per tutti e che deve essere rinnovato entro la fine dell’anno”. La Fisac, ha sottolineato ancora la sindacalista, “non è contraria a posti di lavoro aggiuntivi e ad assunzioni di categorie svantaggiate ma l’azienda avrebbe potuto utilizzare gli strumenti in atto, comprese le riduzioni fiscali e contributive che la legge prevede, senza aggiungere ulteriori penalizzazioni. La giustificazione della riduzione dello stipendio con la formazione è del tutto infondata: tutti in azienda godono di processi formativi senza subire decurtazioni salariali”.

Rogolino ha ribadito infine che la categoria della Cgil “non ha firmato un accordo che peggiora radicalmente il contratto nazionale: un fatto inaccettabile che si registra in una delle prime banche italiane e all’interno di un settore economicamente florido, con utili consistenti utili e che paga lauti dividendi”.

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