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Margherita Hack e l’ignoranza al governo

Autore: . Data: venerdì, 12 febbraio 2010Commenti (0)

L’indignazione dell’astrofisica: “Hanno mutilato la scuola”

La geografia non serve più, alla bisogna si potrà sempre ricorrere al navigatore satellitare. Il dibattito sulla “riforma” della scuola pubblica conosce momenti imbarazzanti: quando è comparsa per la prima volta la notizia del taglio netto di una materia storica, nella riorganizzazione dei programmi ministeriali delle scuole superiori, per alcuni giorni si è alzata soltanto la voce preoccupata degli esperti del ramo. Come se la discussione non riguardasse, invece, tutto il mondo dell’istruzione.

Margherita Hack scrolla la testa e fatica a trattenere le imprecazioni: “E’ semplicemente una vergogna quanto sta accadendo, è il segno dell’ignoranza di chi ci governa. La geografia è lo strumento fondamentale per conoscere il Paese e il mondo in cui si vive. Si parla tanto di ‘villaggio globale’, evidentemente sono chiacchiere. Ilvo Diamanti ha scritto che servirà il navigatore satellitare persino per andare a scuola. Ha ragione. Il problema è che siamo governati da una classe politica culturalmente analfabeta”.

Eppure il Paese si è fatto trascinare nel pantano: la scuola italiana affonda e, in verità, non sembra che il tema della cultura e dell’istruzione sia considerato prioritario da molte realtà che si pretendono progressiste.

L’astrofisica non si scompone: “Come diceva Dario Fo, l’operaio conosce cento parole, il padrone ne sa mille e perciò è nelle condizioni di fregarlo sempre. Senza cultura dove va a finire una società? Visto che vengono spesi fiumi di parole sull’innovazione come leva necessaria per poter favorire la competizione internazionale, al cospetto dei Paesi in via di sviluppo che offrono manodopera a basso prezzo, come è possibile che non si destinino risorse alla cultura? Come è possibile – aggiunge – che non si investa sulla ricerca pura, per poi dare luogo a quella applicata? Sembra incredibile, ma la politica non si rende conto delle conseguenze di certi atti…”.

Irresponsabilità da un lato, e memoria corta dall’altro, sottolinea Hack: “Se l’Italia ha potuto vantare successi, nel secolo scorso, lo deve proprio alla scelta di aver operato per ridurre drasticamente il numero di analfabeti, innanzitutto con la riforma della scuola media unica, dopo decenni di separazione classista tra chi veniva ‘avviato’ al lavoro e chi poteva ambire ai licei. Da qui partì il processo di crescita culturale del Paese”.

Processo bruscamente interrotto, se non fosse per il livello qualitativo delle università, che vivono ancora di rendita: “A parte la proliferazione dei mini-atenei privati in voga di questi tempi che appaiono ai miei occhi come una presa in giro – osserva la scienziata – le vere università dotano i ragazzi di una buona preparazione. Ne è prova il fatto che i nostri giovani costretti ad andarsene all’estero, per non ridursi in Italia a rimanere precari a vita, si trovano bene e sono apprezzati. Inoltre, tra i contratti assegnati dal Consiglio europeo delle ricerche, numerosissimi sono stati indirizzati a ricercatori italiani, valutati tra i migliori”.

C’è da domandarsi fino a quando il mondo accademico potrà scongiurare eccessive preoccupazioni. “Con i drastici tagli voluti dai ministri Gelmini e Tremonti – aggiunge Hack – si sta cercando di affossare quanto di buono è stato realizzato: stiamo parlando di 63,5 milioni di euro per il 2009, 190 nel 2010, 316 per il 2011, 417 per il 2012 e 455 per il 2013. La riduzione delle risorse passa dall’1% dell’anno scorso all’8% del 2013 in una realtà, come quella universitaria, già sottofinanziata”.

Le cose vanno ancora peggio se volgiamo lo sguardo alla riduzione del turn-over del personale docente: “Se nel 2009 è stato assunto un nuovo professore ogni dieci collocati in pensione, quest’anno e l’anno prossimo ne verrà inquadrato uno su cinque. Ciò significa mutilare la pratica dell’insegnamento, perchè se aumenta il numero degli allievi per ogni docente quest’ultimo si troverà costretto a diminuire il tempo dedicato alla ricerca o, in alternativa, a peggiorare il livello dell’insegnamento. Ecco il risultato di una mentalità miope e stupida, che pone l’Italia come fanalino di coda in Europa”.

Paolo Repetto

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