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L’informazione è al collasso

Autore: . Data: venerdì, 5 febbraio 2010Commenti (0)

Raggiunto il minimo storico, le notizie spariscono. Le responsabilità degli italiani.

In questi giorni tre ‘notizie’ fanno riflettere: le dichiarazioni di Massimo Ciancimino a Palermo, il voto della Camera sull’ennesimo salvacondotto al premier e le le foto di una cena nel 1992 tra Di Pietro ed alcune persone, tra le quali Bruno Contrada, in quel momento dirigente dei servizi segreti civili.

I tre fatti, da collocarsi tra la cronaca nera e quella politica, sono di enorme rilevanza. Televisione e quotidiani hanno liquidato mafia e ‘legittimo impedimento’ in un battibaleno, mentre deformano sistematicamente la ‘non vicenda’ che riguarderebbe Di Pietro. In questo scandaloso gioco delle tre carte gran parte dei cittadini sono complici della caduta verticale di qualità dei media, perchè gli italiani comunque non leggono, non si informano e se scelgono di conoscere preferiscono interessarsi alla piccola cronaca senza senso del gossip.

Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo e capo della corrente Dc andreottiana in Sicilia, ha detto alcune cose in una testimonianza resa davanti ai magistrati: “Nel 1990, grazie alle sue amicizie che aveva in Corte di Cassazione, mio padre riuscì a fare annullare l’ordine di custodia che fu emesso dal gip Grillo per la vicenda mafia e appalti [...] mio padre aveva inventato una specie di sistema di spartizione degli appalti: potremmo chiamarlo ‘il sistema’. D’accordo con Bernardo Provenzano gli appalti venivano spartiti equamente tra tutti i partiti, in consiglio comunale, a seconda della loro rappresentatività [...] Mio padre in quegli anni si vedeva spesso con gli imprenditori Franco Bonura e Nino Buscemi. E insieme investirono soldi anche in una grande realizzazione alla periferia di Milano, che è stata poi chiamata Milano 2 [...] Consegnai a mio padre il ‘papello’ che conteneva le richieste della mafia ai Carabinieri. Il documento conteneva tutte le richieste di Totò Riina allo Stato [...] Consegnai a mio padre la busta chiusa. Mio padre mi mostrò poi il contenuto della busta dicendomi: ‘Leggila tu stesso’ e l’abbiamo commentata insieme. Ricordo che mio padre mi disse di restare in casa perchè da lì a poco avrei dovuto chiamare il capitano De Donno e il colonnello Mori e successivamente il ’signor Franco’ per prendere un nuovo appuntamento”.

Il teste, che ha anche riconosciuto prove a sostegno delle sue dichiarazioni ha aggiunto: “Mio padre mi disse che per riuscire a catturare Totò Riina i carabinieri avevano bisogno di Bernardo Provenzano [...] Alla luce dell’ennesima strage, quella di via D’Amelio e nel momento in cui si percepisce la ferocia di Cosa nostra, mio padre reputa interrotto qualsiasi tipo di rapporto con Salvatore Riina. Intorno al 22 agosto mio padre mi dice di riprendere i contatti con i carabinieri. L’incontro avviene nel suo appartamento di Roma tra il 25 e il 26 agosto, e ho un documento che ne prova il riscontro [...] Mio padre riteneva essenziale il coinvolgimento dell’on. Violante nella trattativa, perchè pensava che fosse l’unico a potergli garantire un trattamento di favore nel procedimento davanti alla sezione misure di prevenzione [...] I carabinieri non ipotizzarono nemmeno la cattura di Provenzano perchè sapevano che grazie a lui sarebbero arrivato all’arresto di Riina [...] Mio padre mi disse che c’erano rapporti diretti tra Bernardo Provenzano e Marcello Dell’Utri. Glielo riferì lo stesso Provenzano [...] Quando Provenzano scrive ‘Il nostro amico sen.’ si riferiva a Dell’Utri”. Il figlio dell’ex sindaco ha anche sostenuto l’esistenza di una pressione di Marcello Dell’Utri e dell’ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, per un provvedimento di clemenza nei confronti dei detenuti mafiosi, in modo di aiutare anche Vito Ciancimino.

Saranno i magistrati ad accertare se le cose dette da Ciancimino corrispondono al vero, ma non è possibile smentire l’esistenza di scritti che confermerebbero almeno alcune delle ricostruzioni fatte dal teste.

Nella giornata di mercoledì la Camera ha votato la nuova norma sul cosiddetto ‘legittimo impedimento’, che fa parte di una strategia molto macchinosa pensata per impedire che i processi al presidente del Consiglio vengano ‘dimenticati’.

In pratica per ora si permette al premier di non presentarsi alle udienze, nel frattempo di procede sulla strada del ‘processo breve’ e contemporaneamente si costruisce il terreno favorevole per arrivare ad una riforma costituzionale, che cambiando le regole definitivamente disinneschi i rischi di cassatura della Corte e regali al Cavaliere la definitiva impunità. Per evitargli giudizi su reati, va ricordato, che riguardano l’attività ‘personale’ del premier e per nessun motivo il suo ruolo ‘politico’.

Infine, da alcuni giorni numerosi giornali hanno avviato una campagna di ‘informazione’ che riguarda il leader dell’Idv, fotografato durante la cena in una caserma con un ex agente semisegreto, in seguito arrestato e condannato per contiguità con la mafia.

Nel ‘caso Di Pietro’ la notizia non c’è, ma pagine e pagine di giornali sono piene di ipotesi strampalate, secondo le quali l’ex magistrato sarebbe stato un ‘agente’ della Cia in contatto con la mafia o l’ispiratore di un complotto per lanciare o affossare (nello stesso tempo) l’inchiesta ‘Mani pulite’.

Lo scopo dell’offensiva contro il leader dell’Idv è facilmente comprensibile: metterlo in crisi e ridimensionare al più presto il suo partito.

I telegiornali sono ormai completamente controllati dal governo ed anche il Tg3 ed il Tg del La7 stanno perdendo giorno dopo giorno mordente ed autonomia. Anche le news di Sky, fino ad oggi mediamente equilibrate, anche se non di particolare livello qualitativo, sembrano allinearsi alla narcosi generale.

Molti giornali on line risultano sempre più omissivi e le edizioni de ‘la Repubblica’ e de ‘Il Corriere della Sera’, pur seguendo linee editoriali differenti, hanno accantonato (nel caso Ciancimino e ‘legittimo impedimento’) le notizie in poche ore. Ma continuano a dare ampio spazio alla cocaina di Morgan.

Tuttavia, non si nota alcuna flessione nel ‘consumo’ di questo tipo di informazione. Gli italiani, anzi, sono ben lieti di leggere retroscena, di guardare telegiornali imbalsamati, di interessarsi ad un video “Non licenziate David – il bancario con foto hard” o all’articolo “Maschi, tranquilli prendo io l’iniziativa – Gli uomini? Dormono. E allora Nicole Grimaudo non ci pensa due volte: “Faccio il primo passo”".

Le ultime settimane hanno persino ‘certificato’ l’entrata di un sito di gossip e rivelazioni discutibili come ‘Dagospia’ nel club delle testate che contano, con relativo arrivo del suo ispiratore a ‘Porta a Porta’ di Vespa.

Su tutto, infine, come una cappa di smog mortale, incombono ‘inchieste’ farlocche e reportage fotografici. A questo proposito un ‘paparazzo storico’, Luciano Parente, ha dichiarato al settimanale ‘Oggi’ parlando dei suoi colleghi più giovani ed allevati alla scuola Corona: “Gente che si mescola ai personaggi, frequenta trans e spacciatori e spesso si mette d’accordo con loro per confezionare il servizio. E’ un altro mestiere, è roba sporca”.

Grazie alla passività della società civile italiana il regime berlusconiano sta mettendo radici ed i media, con poche eccezioni, stanno favorendo il male irreversibile della democrazia nel nostro Paese.

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