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L’ insegnante ‘immorale’ era una vittima

Autore: . Data: martedì, 2 febbraio 2010Commenti (0)

Condannata da un tribunale ed umiliata dai media in realtà fu vittima di bullismo.

Le campagne mediatiche ed il moralismo possono distruggere la vita delle persone. E’ il caso di una giovane professoressa molisana, al suo primo impiego come insegnante supplente di matematica in una scuola di Nova Milanese, un comune nel quale governa, per altro, una giunta di centro sinistra.

Così descrisse gli avvenimenti il ‘Corriere della Sera’: “Quando ha aperto la porta dell’aula di sostegno, alla ricerca di cinque alunni che erano scomparsi, la professoressa di ginnastica non credeva ai propri occhi. Di fronte a lei c’era la sua collega di matematica, 33 anni, in compagnia degli studenti, tutti tredicenni. Lei era completamente nuda, circondata da tre ragazzini con i pantaloni abbassati, mentre gli altri due assistevano alla scena. “Credevo di svenire — ha raccontato l’insegnante ai carabinieri —. Appena mi hanno vista, i ragazzini si sono rivestiti e sono fuggiti via, mentre la mia collega ha cominciato a parlare, cercando di giustificare quello che avevo appena visto. Mi diceva che erano stati i ragazzi a convincerla a vivere insieme a lei quella che ha definito un’esperienza un po’ forte. Ma non sono stata a sentirla. Ero sotto choc, ho lasciato l’aula e sono corsa dalla preside alla quale, ho raccontato quello che avevo visto”.

La supplente in seguito fu condannata a due anni e 10 mesi di carcere dal tribunale di Monza. Nel corso dell’inchiesta lei si era difesa col procuratore capo, Antonio Pizzi, sostenendo di essere stata “costretta a fare certe cose” dai ragazzi. Non le hanno creduto e l’hanno devastata.

Sul fatto è tornata la Corte dei Conti della Lombardia, a proposito del risarcimento di 4.446,27 euro (dieci volte il salario ricevuto nei soli 17 giorni di lavoro) per il “danno all’immagine” procurato dalla donna alla scuola.

Drammatiche le conclusioni dei magistrati contabili. Hanno scritto che ragazzi i nel momento in cui furono accertati i fatti “davano risposte che nulla avevano a che fare con presunti atti sessuali”, ma che in seguito cambiarono versione, ricorrendo ad una ricostruzione “fantasiosa” con lo scopo di “evitare qualsiasi conseguenza” derivante dai loro comportamenti.

Per i giudici ci si trova di fronte ad una “scarsa attendibilità dei racconti”, mentre le ricostruzioni sono basate su ragionamenti fragili “sul piano della logica”. I ragazzi, per la Corte dei Conti, sono stati i protagonisti di una “bravata” e potrebbero essersi spogliati “per mettere in difficoltà una supplente giovane, inesperta”, non ancora capace di “tenere a bada dei ripetenti privi del benché minimo rispetto per l’istituzione scolastica e meritevoli di una esemplare sanzione disciplinare”.

I magistrati amministrativi, poi, criticano i colleghi del tribunale penale di Monza spiegando che uno dei “corposi argomenti” è campato per aria. Secondo l’accusa, poi riconosciuta valida, la supplente avrebbe mostrato una “insistenza” sospetta chiedendo ad una collega di educazione fisica di poter trattenere in classe alcuni studenti anche nella sua ora per aiutarli a recuperare. Per i giudici si tratta di un “ragionamento che riposa su un dato errato”, perchè “l’insegnante si limitò a dire che gli studenti avevano bisogno di ripetizioni, mentre furono questi ultimi, e non lei, [...] ad insistere per rimanere con la supplente”.

Ma la sentenza è dura anche contro la Procura della Repubblica presso la Corte dei conti, perchè ha “acriticamente avallato le conclusioni del giudice” penale, che ha “a sua volta, ha basato il proprio convincimento esclusivamente sui racconti di alcuni studenti, senza alcun riscontro probatorio, ma anzi in presenza di fatti che contrastavano in modo stridente le morbose e fantasiose narrazioni dei minori”.

La giovane docente molisana, se una colpa ha avuto, è stata quella di non aver voluto denunciare subito i bulli alla direzione didattica, forse perchè trattandosi di ripetenti non desiderava peggiorarne la già difficile situazione.

La vicenda di Nova Milanese impone profonde riflessioni, specialmente adesso che l’attacco frontale del governo alla magistratura sta minando la fiducia dei cittadini verso il potere giudiziario.

I  casi nei quali istinti ‘moralistici’ e campagne di stampa dissennate minano la credibilità di indagini e sentenze cominciano a diventati troppi. Da quello che riguarda la giovanissima Amanda Knox, accusata e condannata per un omicidio efferato col suo ex fidanzato, Raffaele Sollecito, sulla base di prove del tutto indiziarie solo perchè colpevole di non ‘comportarsi’ secondo alcuni presunti schemi ‘morali’ (il Pm ha persino tirato in ballo un vibratore), ad Alberto Stasi, che come centinaia di navigatori guardava ‘porno’ su internet e quindi rappresentava perfettamente la personalità di un ‘pervertito’.

Ed infine il processo per i presunti abusi nella scuola di Rignano Flaminio, dove stampa, pettegolezzi ed indagini da molti specialisti fortemente criticate hanno prodotto un clamore enorme, che neppure è chiaro se porteranno ad un processo, se ne sta discutendo in questi giorni, mentre uno degli imputati ha detto: “A fronte del nulla assoluto raccolto a carico mio e di mia moglie in questo processo, non posso che domandarmi e domandare ancora una volta:  perché sono qui? [...] dalla mattina del 12 ottobre 2005, quando fu perquisita la mia casa, fino ad arrivare alla decisione della corte di Cassazione che ha annullato il provvedimento cautelare nei miei confronti – ha aggiunto – Non credo di dover illustrare le conseguenze dirompenti che quei provvedimenti hanno avuto sulla mia vita familiare e sociale. Basti dire che l’insostenibilità della situazione ambientale rignanese ci ha convinti a trasferire la nostra residenza a Roma; che la Rai mi ha revocato ogni incarico professionale; che la nostra figlia più piccola ha subìto uno choc psichico dal quale solo adesso comincia a riprendersi”.

Non è possibile negare che in Italia esiste un problema giustizia, ma non perchè i magistrati ‘colpiscono’ la politica, piuttosto per il contrario. Perchè la scarsa dotazione di mezzi, la preparazione del personale, l’organizzazione stessa del sistema hanno bisogno di risposte serie. E questo è il compito di governo e Parlamento, che invece discutono solo quando è qualche inquilino del Palazzo ad essere processato, mai se al centro degli errori ci sono semplici cittadini. Lo stesso ragionamento vale per la stampa, che ha dedicato alla professoressa ‘nuda’ decine di colonne di piombo e solo quattro righe adesso che la sua innocenza è stata riconosciuta.

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