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Il sub comandante Bertolaso e Berlusconi

Autore: . Data: giovedì, 18 febbraio 2010Commenti (1)

L’uomo che non deve chiedere mai potrebbe diventare il nuovo duce del regime.

E’ strano questo signore che si è laureato in medicina ed ha finito con l’occuparsi di ruspe, tende da campo autogonfiabili, pentoloni per il rancio, traffico di auto a Messina e di gondole a Venezia, beni culturali a Roma, terremoto in Abruzzo e soprattutto monnezza a Napoli, il suo vero Oscar del disastro.

La sciagura potrebbe essere nel suo Dna. Figlio di un generale dell’aeronautica, Giorgio, ricordato per essere stato il primo collaudatore italiano di un Lockheed F-104 Starfighter, meglio noto come ‘bara volante’ per l’altissimo numero di incidenti subiti e prodotti, il Capo della Protezione civile ama la divisa. E non potendone mettere una, perchè il suo incarico non lo prevede, ha deciso di girare perennemente con una maglietta orlata tricolore inventata per l’occasione.

Bertolaso, martedì sera, superando in audacia il generalissimo Berlusconi Silvio da Arcore, si è presentato a Ballarò dal caporale Floris, che con devozione lo ha messo di fronte al temibile brigante molisano Tonino Di Pietro ed al comandante insurrezionalista Eugenio Scalfari.

In sé il programma televisivo come sempre non ha mostrato nulla di nuovo. Puntuali come il debito i soliti e graficamente orribili cartelli, l’ansia del presentatore che invece di ascoltare gli ospiti li interrompe, sorride obliquo e cambia discorso e le schermaglie più o meno mimetizzate di politici, esperti e ministri comunque felici di stare in tv e pettinati per benino.

Un fatto, però, è emerso al di là dello show. Il Capo della Protezione civile è il politico più furbo del regime. Presentandosi come l’uomo del fare, in contrapposizione coi ‘soliti parlatori del nulla’, ha avvertito che in Italia le procedure sono macchinose e per questo è indispensabile in alcuni casi evitarle.

Il consenso è stato unanime e tutti hanno convenuto che la ‘burocrazia’, nell’emergenza, va congelata. La tesi ha un suo fascino, perchè certifica in assoluto l’inutilità delle leggi. In che modo si definisce, infatti, l’emergenza? L’eccessiva durata dei processi è per gli imputati motivo di stress, per questo la norma si modifica e, voilà, dopo un paio di anni si cancella tutto. I migranti arrivano senza avvertire prima, producono agitazione tra gli indigeni, ed allora perchè non prenderli  (senza chieder loro se sono profughi politici, poveri senza speranza, malati o vittime di torture dei loro governi) per deportarli nella ridente Libia. Aver vinto le elezioni autorizza a governare e se per caso un giudice si accorge di qualche ‘peccatuccio con rilevanza penale’ del primo ministro o dei ministri non ha senso avviare processi, poichè il presunto mandato popolare ricevuto consegna anche lo speciale bonus ‘notti tranquille’. Anche queste sono emergenze, ovvero di fenomeni non abituali e per di più ansiogeni.

Bisogna sapere che il superman dei disastri è nello stesso tempo sottosegretario e quindi membro del governo e capo di una ‘agenzia’ statale indipendente con mandati quasi illimitati. Ha con abilità conquistato l’ambito ruolo di controllore delle sue stesse azioni, un privilegio del quale neppure il generalissimo Berlusconi è stato dotato, e che rende lui stesso una emergenza. Insomma, Bertolaso è perfetta coincidenza dell’essere col ruolo, per cui è la perfezione.

A Ballarò, nell’immaginario popolare e soprattutto grazie alla propaganda dei telegiornali, il sub comandante è descritto come uomo integro, onesto, efficiente. Lui è il condottiero dell’armata “che tutto il mondo ci invidia” e se gli è sfuggito che da tempo c’era un numero non insignificante di furbacchioni che facevano i propri interessi a spese dei contribuenti, beh, allora che colpa ne ha? Erano altri a trasgredire. Per di più, memore dei successi indotti dal vittimismo ottenuti dal suo leader, il generalissimo Berlusconi, il sub comandante ha avvertito i sudditi che c’è chi getta “fango nel ventilatore e coloro che a secchi alimentano questa operazione, colpiscono senza alcuno scrupolo non solo la vittima designata, ma anche tutte le persone che costituiscono la rete dei rapporti di vita di ciascuno, la moglie, i figli, i parenti, gli amici”. I terroristi al soldo dei magistrati travolgono “tutto in nome di un preteso diritto a veder chiaro, a scovare i colpevoli, linciarli, sputtanandoli per toglierli di mezzo”.

In tanti anni il suo lavoro è stato pregevole. Ha tolto i rifiuti da Napoli, anche se si erano accumulati quando doveva lui stesso provvedere a farli smaltire. Ha salvato le vittime di un sisma che vivevano in case di cartone, costruite con cementi truffaldini e con un paio di colonne portanti in meno, ha soccorso i cittadini travolti da una inondazione causata da decenni di abusivismo edilizio, deforestazione e pasticci amministrativi, ha organizzato un G8 costato centinaia di milioni di euro, trasferito per motivi ancora poco chiari all’ultimo momento, e comunque insignificante per le sorti del mondo. E quante altre ne ha fatte il sub comandante Bertolaso. Fino ad andare ad Haiti, dove il governo del quale fa parte ha spedito una inutile portaerei che costa solo per galleggiare non meno di 200 mila euro al giorno, che vuol dire 1.400.000 euro in una settimana, ovvero una cifra con la quale da quelle parti è possibile costrure case per centinaia e centinaia di persone. Altro che albergo della Maddalena.

Bertolaso ha ‘solo’ 60 anni, 14 in meno del generalissimo Berlusconi, e negli ultimi giorni ha surclassato il suo condottiero. Ha risposto a stretto giro di posta alle ennesime 10 domande de ‘la Repubblica’ (scritte addirittura dal comandante insurrezionalista Scalfari), ha affrontato l’agone post comunista del caporale Floris senza paura, accettando lo scontro con il brigante Di Pietro e non si è nascosto dietro ‘immunità’ o ‘salvacondotti’. Sarebbe capace forse di reggere persino un faccia a faccia con il pericolo pubblico numero uno, il re del taglia incolla di atti giudiziari, Travaglio, il grande sarto italiano delle carte. A patto di poter indossare la maglietta orlata tricolore, ovviamente.

Dal 1980, tra alti e bassi, il sub comandante vaga per i corridoi del Palazzo, 30 anni su sessanta, metà della sua vita. Si può avvalere della ‘simpatia’ del grande suggeritore Gianni Letta, il duca di Richelieu della Repubblica italiana in emergenza costante, conosce i meccanismi del potere, fino agli sgabuzzini dei ministeri.

Nonostante il mistero dei ‘preservativi scomparsi’, lo scandalo del Salaria sport village non ha sortito effetto alcuno sulla sua indomita andatura. Lui ha occhi sicuri e taglienti, può dire tutto ed il contrario di tutto senza che nessuno sappia bene come reagire e siccome in Italia c’è almeno un crollo alla settimana è sempre pronto a volare lì dove qualcuno soffre con le ordinanze del fare che vengono emesse sempre dopo le sciagure, mai prima.

Forse, per il mistero delle vicende italiche, sta emergendo il nuovo duce del regime. Più fresco del generalissimo Berlusconi, ha anche una divisa, è senza trapianto di capelli, solette rialzanti e scheletri troppo ingombranti nell’armadio. Insomma è un duce consono ad un Paese di creduloni, ancora una volta perfetto nella perfezione.

Dopo ‘Mani pulite’ i grandi manovratori hanno tirato fuori dal cappello da prestigiatore il generalissimo Berlusconi, erede un po’ grossier del suo testimone di nozze ben più sofisticato, il latitante Craxi. Se in futuro i guai del Cavaliere dovessero allargarsi, finalmente si intravede un successore: il sub comandante Bertolaso appunto.

Lui è un medico senza pazienti, ma con monnezza, grandi eventi e terremoti si che ci sa fare. Lo sanno bene i 10mila terremotati che in Abruzzo sono ancora ospitati dentro caserme militari e in alberghi della costa, ma che è stato capace addirittura di far sparire, insieme ai 30mila che si sono arrangiati da soli, perchè le casette meravigliose erano finite.

Bertolaso potrebbe essere il futuro, l’uomo giusto per sostituire il generalissimo Berlusconi. E non è uno scherzo.

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Commenti (1) »

  • sandra.scrimali ha detto:

    vorrei sottolineare alcuni punti relativi all’articolo “il subcomandante Bertolaso” : Bertolaso viene dalla prestigiosissima Scuola di Medicina Pubblica di Liverpool che dà una formazione professionale rivolta non alle singole persone ma alle situazioni correlate alla salute di gruppi di popolazioni, anche pentoloni e monnezza, ed alle emergenze. Tutti i medici hanno una divisa che, anche se barbieri e tecnici telefonici l’hanno copiata, è ancora riconosciuta in tutti i paesi del mondo. Un dirigente di elevato ed esteso impegno professionale non può controllare tutto personalmente e deve per forza, con tanti fronti aperti, affidarsi ai collaboratori,che, nelle funzioni pubbliche,sono spesso imposti, non scelti. Quello che succede ad Haiti è sotto gli occhi di tutti: Bertolaso ha solo commentato che il re è nudo. Come tutte le navi, le portaerei devono navigare e non marcire alla fonda: tanto vale che si muovano per qualcosa. Tutti i medici di salute pubblica sono medici senza pazienti perché operano sul territorio e su popolazioni, non su individui. Cordialmente sandra scrimali

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