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Il ricatto di Gheddafi piega la Svizzera

Autore: . Data: martedì, 23 febbraio 2010Commenti (0)

Ed il governo italiano sostiene il dittatore libico.

La crisi tra la Svizzera e la Libia ha trovato una prima soluzione con la ‘liberazione’ da parte delle autorità di Tripoli di Rachid Hamdani, che starebbe lasciando il paese, e l’incarcerazione di Max Göldi per scontare una pena detentiva di 4 mesi inflitta per violazione delle norme sui visti.

Amnesty International ha lanciato subito un nuovo appello nel quale si chiede la liberazione immediata del cittadino svizzero. Per l’associazione umanitaria che si batte in difesa dei diritti umani, è inammissibile che l’uomo d’affari elvetico debba continuare a pagare per la crisi diplomatica scoppiata tra la Svizzera e la Libia oltre un anno e mezzo fa.

I due uomini dal 2008 erano rifugiati nell’ambasciata elvetica a Tripoli perchè vittime delle ritorsioni ‘familiari’ del colonnello.

La vicenda che li riguardava aveva preso avvio il 15 luglio del 2008, quando Hannibal Gheddafi – figlio del leader libico – e la moglie erano stati arrestati in un grande albergo di Ginevra dopo che il quotidiano francese ‘Le Monde’ aveva reso nota l’esistenza di una denuncia per maltrattamenti sporta contro di loro da due domestici, nascosti in un “luogo protetto” dopo essere sfuggiti al controllo della sicurezza libica. La coppia era stata rilasciata dopo due giorni dietro pagamento di una cauzione di mezzo milione di franchi ed era subito fuggita a Tripoli.

Dopo l’arrivo il Libia di Hannibal Gheddafi la polizia libica aveva catturato la madre di uno dei due domestici e l’aveva sottoposta ad un periodo di detenzione, nel quale la donna aveva subito torture e stupri, come è stato certificato da sanitari tunisini che l’avevano visitata dopo la liberazione. Il fratello di un altro domestico, invece, è somparso nel nulla e di lui non si sono più trovate tracce.

Quindi per ritorsione contro il governo di Berna, a Tripoli erano stati catturati con accuse discutibili  Hamdani e Göldi, che rilasciati in attesa del processo si erano rifugiati nella loro ambasciata.

La Libia, poi, aveva sospeso le forniture di petrolio alla Svizzera, ritirato dalle banche elvetiche i suoi depositi (circa 5 miliardi di euro) e interrotto i collegamenti aerei tra i due Paesi, paralizzando gli scambi economici bilaterali.

Nell’agosto 2009, il presidente della Confederazione elvetica, Hans-Rudolf Merz, si era recato a Tripoli chiedendo ‘scusa’ alle autorità libiche per l’arresto dei coniugi Gheddafi pur di limitare i danni derivanti dalle ritorsioni.

Merz aveva ottenuto oralmente l’assicurazione che i due ostaggi svizzeri sarebbero stati autorizzati a tornare in patria entro fine mese. Ma così non è stato. Il 4 novembre scorso il governo svizzero aveva quindi sospeso un accordo concluso il 20 agosto con la Libia, in base al quale i due Paesi si impegnavano a chiarire, con l’ausilio di esperti internazionali, le circostanze dell’arresto di Hannibal Gheddafi.

Per premere ulteriormente sulle autorità di Tripoli, il governo elvetico aveva quindi deciso a novembre di introdurre nel Sistema d’informazione Schengen una lista contenente i nomi di oltre 180 cittadini libici indesiderabili in Svizzera per “ragioni di ordine pubblico”.

La decisione di Berna aveva ulteriormente scatenato le ire della Libia, perchè sulla lista figuravano diversi membri della famiglia Gheddafi e alcuni rappresentanti del governo che, di fatto, non erano più autorizzati ad entrare in tutto lo spazio di Schengen, ovvero in Europa.

Per questo la settimana scorsa le autorità libiche avevano deciso, con una nuova misura di rappresaglia, di chiudere le loro frontiere ai cittadini europei. Negli ultimi giorni, diverse persone provenienti da Paesi membri dello Spazio di Schengen erano state respinte al loro arrivo all’aeroporto di Tripoli e tra loro molti italiani.

Infine, secondo l’agenzia di stampa libica Jana, Tripoli aveva imposto un ultimatum fino a mezzogiorno ieri per la consegna di Max Göldi. Le autorità avevano addirittura minacciato di dare l’assalto all’ambasciata svizzera, secondo quanto ha dichiarato il ministro degli esteri austriaco Michale Spindelegger. Ieri mattina decine di agenti di polizia avevano accerchiato la sede diplomatica elvetica.

Per impedire un disastro diplomatico diversi ambasciatori dei Paesi europei si sarebbero recati nell’ambasciata elvetica in segno di solidarietà con la Svizzera. “Durante la notte, abbiamo avuto intensi contatti telefonici per cercare di calmare le acque”, aveva detto Spindelegger.

La potenza economica della Libia e le sue esportazioni di petrolio hanno indotto l’Unione europea a tentare un negoziato per ammorbidire lo scontro e, secondo i media elvetici, gran parte del risultato nella ‘mediazione’ è stato ottenuto dalla Germania, ovvero il mancato assalto all’ambasciata e la ‘liberazione’ di Hamdani e la detenzione del solo Göldi.

In questo inammissibile scontro diplomatico, originato dalla pretesa del figlio del dittatore libico di non essere punibile, il governo italiano si è distinto per l’appoggio offerto all’alleato Gheddafi.

Il ministro degli esteri Franco Frattini, infine, ha affermato in una conferenza stampa a conclusione di una riunione a Bruxelles: “Tutti hanno ringraziato il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi” che con il suo intervento sul leader libico Muammar Gheddafi “ha evitato che vi fosse un’esasperazione della situazione”.

La ‘rivelazione’ di Frattini non è stata ripresa dai media svizzeri, che invece attribuiscono alla Germania la paternità della soluzione della controversia e neppure citano il Cavaliere nei resoconti sulla vicenda.

Frattini, quindi, ha indirettamente confermato che tra gli ambasciatori europei che si erano recati per portare la loro solidarietà ai diplomatici elvetici ed ai due rifugiati a Tripoli non c’era un rappresentante italiano.

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