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Che cosa dopo il Casilino 900?

Autore: . Data: venerdì, 19 febbraio 2010Commenti (0)

Domani, dalle 12 in poi, la festa di addio al campo Romanì

Il giubbino arancione e un elmetto in testa: questa l’immagine di Gianni Alemanno che milioni di persone hanno potuto ammirare lunedì, in diretta su Canale 5 e poi su tutti i Tg nazionali. Il sindaco di Roma, con quell’immagine un po’ stereotipata dell’uomo al lavoro, iniziava l’abbattimento dell’ultima abitazione del Casilino 900, il più grande Campo Romanì europeo. L’espressione fiera e una dichiarazione che ai più deve essere sembrata una grande verità: “Finalmente Roma non dovrà più provare vergogna”.

In verità di motivi per provare vergogna ce ne sono ancora molti. I più di 700 abitanti del Campo Romanì Casilino 900, infatti, sono andati ad ingrossare le fila di altri “campi attrezzati”. Cosa vuol dire? Vuol dire che hanno dovuto abbandonare la maggior parte delle loro cose alla voracità delle ruspe, sono stati caricati in dei pullman e trasferiti in altri campi, attrezzati con dei container e già sovraffollati. Tradotto, sono stati spostati da un ghetto all’altro. “Il piano del Comune – spiega Monica Rossi, sociologa e antropologa da anni impegnata nei campi romanì – è insulso e abietto ed è l’apartheid di Soweto ma senza la bellezza della giungla africana intorno. Dunque è terribile. Altrettanto terribile è la strenua difesa dei campi ad oltranza”.

Insomma, i Rom si dovranno accontentare del solito “piatto di lenticchie”. Siamo ben lungi dalla tanto agognata integrazione: di fatto gli ex abitanti del Casilino 900, che occuperanno container di 20 metri quadri (spesso in 5 o 6 persone) avranno a disposizione acqua e corrente elettrica (che pagheranno regolarmente), ma per loro non è stato approntato ancora un piano di “incentivazione” al lavoro. Inoltre la maggior parte dei bambini arriva regolarmente in ritardo a scuola (spesso non prima delle 10) con conseguenze che è facile prevedere.

Stupisce, in tal senso, anche il silenzio della sinistra: “La cosa più grave – prosegue Monica Rossi – è che associazioni di tutti i tipi, società civile e gente di sinistra non sono riusciti a comporre insieme una piattaforma unitaria di modello alternativo ai campi. Una proposta? Accesso alle graduatorie equiparando lo sgombero del campo ad uno sfratto esecutivo, poiché fino ad oggi non è stato così; oppure tentare di ottenere la cessione di terreni con fabbricati da ristrutturare. Ma come queste sono tante altre le possibili iniziative”.

“Nella mia vita – continua la sociologa – ho conosciuto anche romanì ungheresi, sloveni, serbi e rumeni. Molti intellettuali e professionisti. Ho ricevuto una mail da un gruppo di laureati rom ungheresi, che mi hanno chiesto di voler venire in Italia a conoscere i loro colleghi. Non so come dirgli che non ce ne sono… in Romania ci sono 20.000 romanì laureati, qui neanche uno. Vogliamo dare la colpa solo ai campi o anche a chi doveva gestire i processi di integrazione?”.

Una nota positiva degli ultimi mesi è la nascita del Coordinamento Rom di Roma: un gruppo di lavoro composto dai rappresentanti dei vari Campi della capitale che ha l’obiettivo di dialogare con l’amministrazione comunale direttamente. “In questo modo – dice Najo Adzovic, portavoce del Casilino 900 – potremo far sentire la nostra voce con più forza, bypassando altri soggetti. Nel caso del trasferimento del Casilino 900 siamo riusciti a ottenere un piccolo successo: tutti gli abitanti hanno potuto scegliere dove andare, potendosi aggiungere spesso a dei familiari già presenti negli altri campi. Naturalmente però non ci accontentiamo. Ora continueremo a monitorare la situazione e a lavorare per ottenere tutti quei diritti che non abbiamo: non vogliamo  vivere per sempre nei campi rom”.

Proprio il Coordinamento Rom di Roma organizzerà domani, dalle 12 alla tarda serata, la festa di addio al Casilino 900. La festa si terrà nel piazzale “Figli di uno stesso padre” e prevederà mercatini e piatti tipici della cultura Romanì, artigianato e l’intervento dei membri del Coordinamento. Sono attese anche le visite del sindaco Gianni Alemanno e del Prefetto di Roma Giuseppe Pecoraio. Ma l’evento clou, che dovrebbe aprire la festa, sarà il concerto del cantautore romano Mannarino, che al Campo Rom Casilino 900 è da sempre molto legato.

Davide Falcioni

(Nella foto di Valerio Nicolosi il sindaco Alemanno e i suoi collaboratori durante un sopralluogo al Casilino 900)

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