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Candidata Bonino: assente!

Autore: . Data: giovedì, 18 febbraio 2010Commenti (0)

Roma è lontana dalla campagna elettorale.

La Capitale è assediata dal traffico, sempre più disordinata, sporca e, soprattutto, costosa. Una delle città più belle del mondo, meta sognata per qualunque cittadino del pianeta che abbia avuto il privilegio di fare le scuole elementari, sembra ormai un drago senza testa, tremante ed ingestibile.

I disagi sono abituali per gli italiani: trasporti urbani che non fuzionano o funzionano male, burocrazia ossessiva, code infinite, medici di famiglia con turni da delirio, buche, ospedali simili a gironi infernali, latitanza dei parcheggi, scuole disorganizzate, assistenza sociale fatiscente e decine di altre insopportabili forme di inefficienza. A Roma tutto si moltiplica, a causa della immensa grandezza della metropoli.

La grande città boccheggia, i suoi cittadini ormai in permanente crisi di nervi, si svegliano la mattina e sono pronti alla battaglia del vivere.

La cosa non sembra interessare i partiti, che cercano voti quando servono e poi si dileguano, impegnati come sono a spartirsi quello che possono, ogni giorno che Dio manda sulla terra, con una determinazione vicina alla follia.

In queste settimane è in corso la campagna per le elezioni regionali. I muri cominciano ad essere coperti da manifesti, quasi tutti surreali ed abusivi. Slogan irragionevoli, faccioni da famiglia Addams, simboli sconosciuti che si sovrappongono con i tradizionali marchi senz’anima di Pdl e Pd. Persino Sgarbi, con una misteriosa Rete Liberal, copre decine di metri quadri di pareti.

L”Unità’ ha sentito il bisogno di raccontare qualche giorno fa la cronaca di una iniziativa di Emma Bonino, in corsa per diventare governatore della Regione col centro sinistra. Ha scritto il giornale che fu un tempo il più diffuso mezzo di informazione per i lavoratori italiani: “La candidata balla. Batte le mani in alto e balla a ritmo di un rap afro-francese che parla di “uguaglianza”, “libertà” e “donne che combattono”, mentre dietro di lei scorre per immagini la sua storia”.

Storia singolare quella di Bonino. Nella sua lunga carriera politica ha combattuto per annullare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che impedisce i licenziamenti senza “giusta causa o senza giustificato motivo”. Si è battuta per liberalizzare i contratti a tempo determinato ed abolire qualunque controllo su quel tipo di assunzioni. Ha voluto fortemente la soppressione di qualsiasi norma e garanzia dei lavoratori a domicilio, così che fossero a disposizione 24 ore su 24. Ha cercato favorire in tutti i modi il collocamento privato, consentendo l’abolizione di qualsiasi garanzia o controllo.

Ma non basta. Ha chiesto di abolire le pensioni di anzianità, elevando a 57 anni e a 40 anni di contributi i requisiti minimi per ottenerla. Ha tentato di eliminare il servizio sanitario nazionale e le sue garanzie, lasciando spazio alle assicurazioni private e dichiarato la sua netta intenzione nel voler cassare l’assicurazione  Inail contro gli infortuni sul lavoro, lasciando anche in quel campo tutto lo spazio possibile alle società private.

La candidata Bonino è stata paladina dell’abolizione della obbligatorietà dell’azione penale e della separazione delle carriere per i magistrati. Insomma, ha un curriculum di destra di tutto rispetto e non certo per questo è criticabile, salvo che oggi sarebbe perfetta per il Pdl, più della opaca Polverini, ma è nel centrosinistra.

Il quotidiano che fu del Pci, nello stesso articolo, sembra percorrere strade che neppure durante l’epoca buia del realismo socialista furono tanto ossequiose del culto della personalità: “Emma Bonino, che si commuove, abbraccia, bacia, sostiene e si fa sostenere, nel giorno in cui “le donne”, tante, davvero, l’altra mattina alla Sala Umberto di via della Mercede a Roma, rispondono alla sua chiamata. “Davvero non mi viene in mente un altro politico capace di gettare in avanti così il corpo, per comunicare, in modo così autentico, per dare forza”, si gode la scena Lorella Zanardo, la regista del ‘Corpo delle donne’. In ricerca di modelli alternativi alle veline, una donna-politico, che finito il comizio mette al collo una sciarpa di seta gialla e comincia a ballare la canzone che qualcuno ha scelto per lei, non è male, in effetti”.

Tra loro, come racconta il giornale fondato da Antonio Gramsci, c’era una non informata ricercatrice dell’Ispra, all’oscuro della antica voglia matta della candidata di rendere i contratti di lavoro un far west: “Donne con i capelli grigi – si poteva leggere – donne a cui viene tolto il futuro” perché “ancora precarie a trentadue anni”, come Nadia Cerioli.

E c’era, ha fatto sapere l’Unità, il tinellino dei vips: “E poi attrici, registe, giovani imprenditrici. Si è mobilitata persino Franca Valeri, classe 1920, per la “piccola signora della grande casa”. Dove la casa è il governo della cosa pubblica. “Ed Emma certo ha tutte le qualità per sapere cosa c’è nei cassetti e individuare sotto quale mobile si annida ancora la spazzatura”. Ciascuna declina le sue ragioni, a destra come a sinistra. Chi, come Lidia Ravera, vota per Emma “che ha lottato per le donne, contro l’aborto clandestino, l’ipocrisia del matrimonio indissolubile, per la qualità della morte, per la laicità”, assicura Lidia Ravera. E chi, come Anna Fendi, in video: “Voto Emma perché sono apartitica, mi fido della persona e preferisco non rischiare”. E poi Daniela Poggi, che presenta, Dacia Maraini, Ottavia Piccolo, Simona Marchini, Irene Bignardi, Iaia Fiastri, Donatella Maiorca, Ippolita Avalli, Gemma Bracco. Chi non c’è manda un videomessaggio. Dedicato a “una donna minuta ma con tanta forza, determinazione, autorevolezza e capacità di entrare in relazione con persone che la pensano diversamente da lei”, dice Anna Finocchiaro. Insomma, la volata rosa è partita”.

Intanto, i quasi tre milioni di romani senza pedigree stanno lì, alle prese con le tribolazioni di ogni giorno. Neppure la fantasmatica candidata Polverini si vede. Di lei si potrebbe ricordare la faccia, perchè i suoi manifesti fanno bella mostra su qualche gabbiotto dell’azienda di trasporto comunale, l’Atac, ma siccome nessuno se ne cura è altrettanto sconosciuta ai cittadini.

Nessuno sa cosa voglia Bonino, che ha ‘combattuto’ per la legge sull’interruzone di gravidanza, ma anche per l’abolizione dell’assistenza sanitaria pubblica, così da rendere mammane gli ospedali di Stato, ma non importa, perchè neppure di Polverini si conoscono le intenzioni.

Gli abitanti della capitale non sono interessati alle elezioni, non ne parlano sui tram, al mercato, per la strada, dal tabaccaio. E quella parte poltica che in un tempo lontano era la coscienza del progresso si è dimenticata delle donne e degli uomini della città, perchè preferisce parlarsi addosso.

Il giorno fatidico di marzo si avvicina e c’è da chiedersi davvero cosa accadrà, ma tutto lascia supporre che comunque vada non cambierà nulla. Perchè sulle schede si metterà la solita croce ispirata dalla televisione, quindi dal monopolio del Cavaliere. Chi per lui, chi contro di lui. La politica, quella che parla per conto dei cittadini, è in esilio e chissà quando potrà tornare. Non solo nella città eterna.

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