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Attacchi a Di Pietro e decadenza del popolo viola

Autore: . Data: mercoledì, 10 febbraio 2010Commenti (1)

L’opposizione italiana e l’infantilismo senza idee.

La svolta imposta dal leader dell’Idv nel congresso dello scorso fine settimana e la convocazione di un secondo ‘No B day’ per il 27 febbraio prossimo a Roma fatta dai ‘viola’ stano spaccando il fronte degli oppositori al premier, Silvio Berlusconi.

La scelta del pm di ‘Mani Pulite’ di sostenere la candidatura di Vincenzo De Luca nelle elezioni regionali  in Campania ha sollevato le obiezioni di un inedito terzetto: Marco Travaglio, Paolo Ferrero e Luigi De Magistris.

Travaglio ha scritto: “Inutile nascondersi dietro un dito. L’ovazione che ha salutato una vecchia volpe come Enzo De Luca al congresso dell’Idv rappresenta una sconfitta per Antonio Di Pietro e soprattutto per il suo tentativo di portare un minimo di pulizia nella politica italiana. L’impegno strappato a De Luca di dimettersi, se fosse eletto governatore della Campania e poi condannato (in primo grado, sottintende Di Pietro; in Cassazione, cioè fra vent’anni, sottintende De Luca), non è che una foglia di fico. Candidati spendibili non ne ha trovati, anche perché ha cominciato a cercarli troppo tardi, quando ha scoperto che la minestra che passava il convento era ancor più indigesta di quanto mente umana potesse immaginare: un candidato due volte rinviato a giudizio per reati gravissimi (concussione, associazione per delinquere, falso e truffa) al posto di un altro, Bassolino, che di rinvii a giudizio ne ha solo uno. A quel punto non restava che una candidatura di bandiera, quella di De Magistris, che però ha mancato di coraggio, temendo gli attacchi per una “fuga da Bruxelles” pochi mesi dopo l’elezione, e si è reso indisponibile”.

Paolo Ferrero, leader di Rifondazione comunista ha aggiunto: “Se andare a governare significa far assolvere da un congresso chi è rinviato a giudizio dalla magistratura e ha amministrato la propria città su posizioni di destra, allora non ci siamo proprio”.

E Luigi de Magistris ha concluso: “Il rifiuto della candidatura in Campania mi è stato dettato dalla mia coscienza di uomo e dalla convinzione politica della necessità della coerenza e del rispetto per gli elettori. La coerenza è alla base della credibilità politica. Il mio posto è dove mezzo milione di persone hanno voluto che andassi per condurre battaglie sulle mafie, sui fondi pubblici, sul riciclaggio. Sarebbe stato davvero squallido rinunciarvi dopo sei mesi per candidarmi a governatore ed io con lo squallore non so rapportarmi. Il fatto che l’Idv non sia riuscito a proporre un candidato che non fosse in conflitto con la questione morale per me prioritaria deriva dal fatto che il Pd ha posto veti sulla rosa di nomi da noi proposta: magistrati come Cantone, Maggi, l’ex deputato dei Ds Villone e professori universitari”.

Il primo elemento ‘singolare’ della vicenda è che tutti e tre i ‘contestatori’ di Di Pietro non sono iscritti all’Idv. Il primo fa il giornalista, il secondo è segretario di un altro partito (ormai inesistente), il terzo, pur eletto al parlamento europeo coi voti dipietristi, è un indipendente.

Ma non è solo questo il punto. Travaglio ed i suoi sostenitori da anni conducono una battaglia senza esclusione di colpi contro il Cavaliere, ma nessuno è in grado di comprendere sulla base di quale ‘modello’ politico e sociale ‘alternativo’ al berlusconismo, fenomeno molto più ampio e complesso della sola presenza del presidente del Consiglio sulla scena politica nazionale. Alcune affermazioni del giornalista, per altro, spesso fanno pensare ad un background culturale di destra e conservatore.

Ferrero, che di recente ha pensato di poter risolvere la crisi della Fiat con la ‘nazionalizzazione’, sta conducendo la sua formazione alla scomparsa, mentre la neonata Federazione con i comunisti di Diliberto sta naufragando rapidamente.

Un dirigente del Prc, Claudio Grassi, responsabile dell’organizzazione del partito, ha scritto di recente: “Se a sinistra del Pd non si apre un processo ricompositivo e unitario il rischio di scomparsa della sinistra, in tutte le sue varianti, è molto concreto”. Come dargli torto?

De Magistris, infine, non ha ancora capito la differenza tra politica e pubblica accusa. Non si è eletti parlamentari per combattere la mafia, controllare i fondi pubblici e contrastare il riciclaggio. Quel compito spetta ai poliziotti e ai magistrati. Nelle istituzioni rappresentative si discute del progetto sociale, delle strategia di sviluppo della comunità e del futuro. E si governa, anche stando all’opposizione.

Per tutti e tre è del tutto irrilevante che il giorno dopo le elezioni la Campania o altre regioni possano cadere nelle mani del centro destra, consolidando in questo modo non solo Berlusconi, ma il berlusconismo, ovvero un assetto politico autoritario che sta cercando di rendere il Paese un luogo nel quale gli interessi di una piccola minoranza siano l’unico fondamento del patto di convivenza tra i cittadini.

Ed il vuoto pneumatico di programma politico concreto che assilla i tre ‘cavalieri dell’apocalisse’ è fatalmente eguale per il cosiddetto ‘popolo viola’.

Fin dall’inizio i promotori del NoB-Day hanno mostrato l’immensa fragilità di un agglomerato in gran parte virtuale (utenti del network Facebook) totalmente privo di strategia. Le ‘dimissioni di Berlusconi’ e la ‘difesa della Costituzione’ erano i temi della loro iniziativa, che non comprendeva alcuna indicazione su un nuovo modello di sviluppo, di convivenza, di ipotesi per il futuro del Paese e su quale blocco sociale dovesse fondarsi la rinascita post berlusconiana.

Ed anche per loro era prevedibile una ‘fine prematura’, che puntualmente si sta verificando. E’ nata la corrente ‘Resistenza viola’, in contrapposizione al ‘coordinamento nazionale del Popolo Viola’. Che cosa vuole la nuova componente? “Resistenza Viola nasce dall’esigenza di trovare un luogo di aggregazione dove approfindire i temi che costituiscono il perno dei nostri obiettivi: la democrazia, la legalità, il rispetto e l’applicazione della democrazia”, ovvero l’ovvio.

Le due aree stanno litigando sulla data del 27 febbraio, giornata per la quale è stata indetta a Roma la manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento.

Simonetta Zandiri, di Resistenza Viola, si è chiesta: “Come e chi ha preso questa decisione?”. I ‘critici’ concordano sul nulla della piattaforma generale, ma protestano sulle modalità con le quali la decisione è stata presa. D’altra parte essendo del tutto vaghi e quindi difficilmente contestabili i principi era possibile litigare solo sulle definizioni ‘formali’.

Sempre Zandiri ha sostenuto: “Venire a sapere dai giornali che è stato convocato un altro Nobday, a molti di noi non è piaciuto [...] Però abbiamo sempre detto che il movimento viola deve essere molecolare, non ci deve essere un molecolone su tutto. Lo so che non è facile, perché la gestione della democrazia è un work in progress, ma le persone devono essere consultate”.

In parole più semplici: come si sceglie chi comanda?

La conseguenza della frizione ha portato alla ‘stalinizzazione’ del gruppo su Facebook, che ha chiuso gli accessi ai commenti e bannato alcuni utenti. Franz Mannino, uno dei sei componenti il coordinamento nazionale dei Viola, ha spiegato: “Nessuna censura, San Precario ha chiuso la pagina dei commenti per evitare insulti e offese”, ovvero la normalità per qualunque luogo di consultazione collettiva in rete.

In realtà Mannino pensa che i ‘resistenti’ vogliano esercitare lo sport più amato nella sinistra italiana, quello della scissione ed ha spiegato: “L’appuntamento del 27 è stato deciso da San Precario con il Popolo Viola di Roma senza neanche consultare il coordinamento nazionale, al punto che anche tra di noi c’è chi non ha gradito questo modo di fare” e ha poi toccato il punto del ‘coordinamento’: “Alcuni non lo accettano, ma è una struttura transitoria che serve ad arrivare al meeting del 21 marzo, quando tutti assieme diremo chi siamo e come e chi deve guidarci”.

Le coincidenze per un certo verso paradossali che collegano la genesi di Pd e viola sono ben visibili. Tutte e due queste ‘entità’ si sono ‘manifestate’ a prescindere dal ‘sentimento comune’, dal ‘progetto comunitario’. Il partito di Veltroni e di Bersani non ha una identità, come i viola che debbono ancora decidere chi sono e cosa fare.

Massimo Malerba, un altro del ‘coordinamento’, ha detto: “Hanno organizzato una corrente su contenuti che non capisco. Il coordinamento è l’unico organismo eletto e legittimato a rappresentare il Popolo Viola. Non riconoscono la decisione presa per il 27? E come avremmo dovuto prenderla? Usano questo argomento solo come pretesto per creare agitazione. Contestano al coordinamento di prendere decisioni unilaterali, ma loro hanno aperto una pagina su Facebook senza consultare i gruppi locali. Cercano solo visibilità”.

A mostrare lo stato preoccupante nel quale si trova il presunto movimento viola, ecco un post pubblicato dai ‘resistenti’. Ha scritto Luca Cuman: “Una motivazione del perchè il NO RACISM DAY va appoggiato, oggi molti bambini hanno perso la possibilità di andare a scuola e sentirsi meno emarginati. Questa manifestazione dal vertice Bannario è snobbata (forse perchè non indetta da loro) dicendo che non è in linea con le idee del popolo viola che è nato per combattere Berlusconi. Sbaglio ho la Lega Nord è il secondo partito d’Italia e braccio forte del governo?”.

A prescindere dalla grammatica, l’obiezione di Cuman deve far riflettere, così come la ‘qualità’ delle obiezioni ad un articolo che ieri ‘Il Manifesto’ ha pubblicato sulle convulsioni tra i viola. Ha sostenuto Beppe Caravita: “Mi piace sì e no. Omette di dire che oggi siamo l’unica bacheca viola con i nomi in chiaro, senza ban e facciamo pure democrazia partecipata aperta e trasparente. Il resto è accettabile, ma non siamo una corrente, spero saremo il mainstream viola, ovvero di una generazione che vuole farla finita con il fallimento d’Italia. Perdurante da 18 anni. Destra e sinistra sono secondarie [...] Nel 1980, da praticante di Mondo Economico, scrissi sul Manifesto il primo articolo sul debito pubblico italiano. Grazie a Galapagos e Valentino Parlato. Cadde su questo il governo Spadolini. E venne su purtroppo il governo Craxi, che il debito lo portò dal 60 al 90 per cento del Pil. Dal Manifesto mi sarei aspettato un po’ di più, francamente. Allora come oggi, sono dei pirla bru bru”.

Un pensierino ‘di mediazione’ di Kristina Vidic, infine, fotografa definitivamente la situazione: “Che ne dite di dettare al PV le condizioni per una riappacificazione Declassamento di San Precario a membro onorario, accettazione di metodi democratici e reintegro di tutti gli utenti bannati. IN CAMBIO DI partecipazione alla manifestazione del 27 (si fa quel che si può)”.

Insomma, confusione, scarsa disponibilità al confronto (bannamenti, “pirla bru bru”, “accettazione dei metodi democratici”) e inesistenza di una piattaforma strategica hanno di fatto già condannato l’esperimento viola, che si estinguerà col tempo. Intanto nell’Idv la decisione di Di Pietro, tesa a scongiurare una debacle totale del centro sinistra alle elezioni di marzo, è aggredita da persone che in nome di una presunta battaglia per la legalità aprono di fatto le porte all’assestamento di un regime sempre più aggressivo e pericoloso.

L’opposizione italiana sembra senza scampo, in perenne subbuglio, mentre milioni di cittadini sono senza lavoro, senza prospettive e, soprattutto, senza sogni. La ricerca di un pensiero forte per la sinistra italiana resta ancora l’obiettivo primario, ma con questo ‘personale politico’ non ‘è dubbio che resterà una chimera.

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Commenti (1) »

  • ismaele ha detto:

    la caduta senza stile di dipietro mi ha lasciato senza parole, dal mio punto di vista avrebbe avuto più senso ed onore ammettere di non avere trovato nessun politico pulito per la campania. Meglio una sconfitta che una perdita di credito così ampia.
    Popolo viola e annessa resistenza sono un teatro in scala dell’attuale politica.
    Hanno indetto il secondo no B day sulla scia del primo, cioè d’impulso senza pensare sulle reazioni, immaginando di fare qualcosa di positivo e di convolgere persone come nel primo evento.
    Il problema non sta nè con di pietro, nè con il popolo viola, nè con la resistenza viola. Si trova nella democrazia stessa come forma di Politica che ormai ha fatto il suo tempo al pari delle ideologie che hanno guidato il mondo fin ora.Mi spiego, comunismo e capitalismo, destra e sinistra, di loro ormai sn rimasti nomi e bandiere, le persone al loro interno hanno evoluto una politica mirata all’ottimizzazione dei loro interessi oppure hanno mirato ad una forma di governo guidata dallo sviluppo del pil e della nazione di riflesso.
    La Democrazia andava bene nell’antica grecia, poichè presuppone un agorà dove il popolo possa partecipare e presuppone un altro elemento fondante: il tempo a disposizione.
    nell’odierna società globalizzata con ritmi di vita che impediscono questa forma di Politica, appare ovvia la necessità di trovare un modello evolutivo alla democrazia, un modello che rispecchi l’odierna società e che sfrutti tutti i mezzi a disposizione. Come il capitalismo sta cedendo sotto i colpi delle sue stesse crisi e dell’impatto ambientale da lui stesso causato, così anche la democrazia si sta mostrando fallacea nel non saper più gestire una società che ha meno tempo da dedicarsi e molti più mezzi a disposizione per eludere la realtà e svagarsi. I referendum che dovrebbero mobilitare milioni di persone, non raccolgono il quorum, le idee alla base della democrazia sono state tutte soggiogate (in italia ne abbiamo un esempio).

    La riforma delle ideologie politiche deve andare di paripasso con una riforma della società e dei suoi mezzi di sostentamento e di utilizzo.
    Non possiamo pretendere di giudare una ferrari sulle strade di campagna, per quanto belle e paesaggistiche possano essere. Non ne sfrutteremo tutte le potenzialità.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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