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Lettere dal carcere

Autore: . Data: giovedì, 21 gennaio 2010Commenti (1)

I detenuti scrivono a Riccardo Arena, animatore di Radio Carcere.

Caro Riccardo, sono internato nel carcere di Sulmona. Sono uno dei tanti che si trova qui perché sottoposto a misura di sicurezza detentiva. Secondo la legge dovremo lavorare, ma invece siamo costretti a stare sempre in cella, come gli altri detenuti. Di fatto viviamo in tre persone dentro una cella di soli 6 mq e ti assicuro che non è facile vivere per 22 ore così. Qui a Sulmona molti sono indotti alla disperazione, qualcuno tenta il suicidio e altri purtroppo ci riescono.

Così come è accaduto la notte tra il 7 e l’8 gennaio quando si è impiccato un ragazzo di 28 anni, che era internato come me. Dopo poche ore anche un altro internato ha cercato di uccidersi, prima tagliandosi le vene e poi impiccandosi, ma per fortuna è stato salvato dai compagni di cella. Qualche giorno fa un detenuto ha poi tentato di impiccarsi, dandosi anche fuoco e un altro ancora ha tentato di uccidersi impiccandosi con i lacci delle scarpe. Il tutto nel giro di 48 ore. Insomma la situazione a Sulmona è sempre più tesa e ne vedo tanti di ragazzi pronti a farla finita. D’altra parte sopravvivere qui basta poco per lasciarsi andare. Pensa che io, dopo aver scontato ben 17 anni di carcere, sono stato portato a Sulmona da internato. Una pena senza condanna e senza una fine che mi sta facendo impazzire.

Mimmo dal carcere di Sulmona

A UDINE ANCHE IL RIFORMISTA CI VIENE NEGATO
Caro Arena, anche a Udine viviamo malissimo a causa del sovraffollamento. Infatti il carcere di Udine è fatto solo per circa 100 detenuti mentre oggi ci viviamo ammassati in più di 230 persone. Nelle celle non c’è più posto, tanto che ora stanno mettendo i detenuti appena arrestati dentro luoghi che celle non sono. Pensa poi che il medico di notte non c’è e se qualcuno di noi sta male, come è capitato, non manca anche un infermiere che possa soccorrerlo. Per quanto riguarda la magistratura di sorveglianza devi sapere che qui a Udine c’è una media di 12 detenuti al mese che chiede misure alternative. Bè dall’inizio del 2009 solo 5 persone hanno ottenuto l’affidamento, ovvero meno del 5 per cento, mentre altri no.

Per il resto siamo costretti a restare sempre chiusi in cella. Il lavoro qui non esiste e su 230 detenuti lavorano solo 6 persone. A Udine anche Il Riformista ci viene negato, nonostante le nostre ripetute richieste, ma noi vi riusciamo a leggere grazie ai nostri familiari che ci portano il giornale qui. Sappiate che anche noi detenuti di Udine abbiamo organizzato una protesta pacifica non per chiedere impunità, ma il rispetto della dignità e di quanto è previsto dalla legge.

Arena, grazie per quello che fai.

Fabio  e altri 151 detenuti dal carcere di Udine

IO DROGATO E SENZA CURE
Caro Arena, sono un detenuto tossicodipendente. Devi sapere che prima mi trovavo nel carcere di Busto Arsizio dove ero ristretto in una sezione per tossicodipendenti. Li seguivo un programma di recupero e stavo quasi per ottenere la possibilità di scontare la mia condanna in una comunità terapeutica. Invece all’improvviso sono stato trasferito qui nel carcere di Prato. Sono lontano dalla mia famiglia e soprattutto non vengo più seguito per i miei problemi di tossicodipendenza. In altre parole con un semplice trasferimento hanno cancellato la mia speranza di essere curato.

Per quanto riguarda il carcere di Prato considera che potrebbe ospitare 300 detenuti mentre oggi siamo arrivati al limite di 800 persone. Un sovraffollamento che getta il carcere di Prato nel caos.

Siamo ammucchiati in piccole celle, il freddo ci spezza le ossa in quanto il riscaldamento non funziona bene e spesso manca l’acqua in cella. Il che ci crea gravissimi problemi igienici, basti pensare che non possiamo scaricare il cesso della cella, cesso che rimane pieno di merda e piscio. Una carenza di acqua che incide anche sull’igiene delle cucine e dei carrelli con cui ci viene portato il vitto. Senza acqua tutto rimane sporco perché non lavato.

Vi informo che anche per questo a giorni inizierò lo sciopero della fame e vi ringrazio per quello che fate.

Michele dal carcere di Prato

LA NOSTRA CELLA DI  ARIANO IRPINO
Ciao Riccardo, ho 23 anni e ti scrivo per far sentire anche la mia voce in modo che si sappia come siamo costretti a vivere qui dentro. Ti dico subito che in cella siamo in 7 detenuti. 7 detenuti costretti a dividere lo stesso spazio vitale che è di pochi metri quadri. Il bagno in cella ovviamente è soltanto uno e come se non bastasse spesso manca l’acqua calda.

Inoltre in cella fa un freddo cane in quanto le finestre non si chiudono in modo corretto e la cella è invasa da spifferi gelati. Anche il cibo qui lascia a desiderare. Infatti non solo è poco e cattivo, ma addirittura spesso ci troviamo dentro capelli e scarafaggi. Caro Riccardo, per farti capire l’aria che si respira qui ti dico solo che l’altro giorno l’ennesimo ragazzo per disperazione si è tagliato le braccia e a causa del ritardo nei soccorsi stava addirittura morendo dissanguato. Ti rendi conto?

I cittadini hanno ragione: dobbiamo pagare le nostre colpe, ma non trovo giusto pagarle in questo modo ovvero trattati come bestie chiuse in gabbia. Sappi che tra pochi giorni inizieremo lo sciopero della fame e la battitura, sperando che il Ministro della Giustizia Alfano intervenga a fronte dell’emergenza nelle carceri.

Ti saluto con un messaggio: non ci arrenderemo mai perché non possiamo più vivere così.

Aniello dal carcere di Ariano Irpino

LA NOSTRA VITA NELLA COLONIA AGRICOLA DI ISILI                                                                                                                                 Carissimo Riccardo siamo 15 detenuti e ti scriviamo da una cella del carcere di Isili, ovvero un carcere che sperduto tra i monti della Sardegna.

Ti volevamo informare che anche qui c’è tanto sovraffollamento. Nel carcere di Isili dovremo essere 150 detenuti ed invece siamo più di 250. La conseguenza è che in alcune celle siamo in 15 detenuti ed in altre siamo addirittura in 17 detenuti.

Inoltre qui c’è molta severità. La polizia penitenziaria non ci permette neanche di lamentarci e di chiedere il rispetto dei nostri diritti. Ci minacciano con rapporti disciplinari e altre volte usano addirittura le mani.

Inoltre considera che il carcere di Isili è a 700 metri di altezza e fa molto freddo, ma ancora oggi nel mese di gennaio non hanno acceso i riscaldamenti e noi stiamo letteralmente gelando! Le docce poi sono sporche e fatiscenti, i vetri delle finestre delle nostre celle sono rotti o pieni di spifferi e noi siamo quasi tutti influenzati o raffreddati.

Vorremmo fare un appello a tutti i detenuti d’Italia. Aiutiamo tutti insieme i Radicali che sono gli unici che si battono per i nostri diritti. Facciamo proteste non violente, scioperi della fame, battiture delle sbarre ma facciamo qualcosa per aiutare i Radicali che si stanno facendo in quattro per noi detenuti e ricordatevi l’unione fa la forza.

Ciao Riccardo e W Radicarcere!

15 detenuti della colonia agricola di Isili

DETENUTI SENZA SPERANZA NEL CARCERE DI FOGGIA

Carissimo Arena, la situazione qui nel carcere di Foggia è davvero a rischio. Pensa che qui ci potrebbero stare solo 300 persone, mentre oggi ce ne sono rinchiuse ben 750.

Un sovraffollamento mai visto che ci costringe a vivere in modo disumano. Non a caso in celle piccolissime ci dobbiamo vivere in 5 detenuti, 5 detenuti costretti a restare chiusi in cella per più di 22 ore al giorno. Ti assicuro che è davvero dura vivere così.

Anche gli agenti della polizia penitenziaria subiscono il caos che c’è nel carcere di Foggia. Infatti sono costretti a fare turni massacranti perché manca il personale. Il fatto è che il Governo deve prendere subito un provvedimento, pensa che qui ci sono persone arrestate per stupidaggini che stanno in carcere solo per 2 o 3 mesi. Ma io domando: perché non li mettono ai domiciliari?

Io sono da 3 anni in carcere e potrei avere una misura alternativa anche perchè fuori ho trovato un lavoro, eppure resto in carcere e questo non mi sembra giusto. Riccardo, scusa se ti chiedo di rimanere anonimo… ma ho tanta paura. Ciao e ringrazia il Riformista per Radiocarcere

Una persona detenuta nel carcere di Foggia

LA GALERA DI TREVISO
Caro Arena, siamo tre detenuti del carcere di Treviso, tre detenuti che dividono la stessa piccola cella. Una cella non più grande di 6 mq, bagno compreso. Si tratta di una cella non solo piccola, ma anche molto rovinata.

I muri infatti si sbriciolano solo a toccarli e il pavimento è in cemento grezzo che praticamente è impossibile da tenerlo pulito per quanta polvere c’è. Il bagno è piccolissimo e dentro c’è solo una tazza alla turca, senza bidè e un lavandino. Lavandino che quindi dobbiamo usare sia per la pulizia personale che per lavarci i vestiti.

Dentro la cella dove viviamo, c’è molta umidità e soprattutto moriamo dal freddo. Infatti i termosifoni li accendono solo per due ore al giorno e a noi praticamente ci sembra di vivere in una grotta. Pensa che viviamo 24 ore su 24 sempre vestiti per proteggerci dal freddo. Abbiamo paura di prenderci un raffreddore, anche perché qui non ci sono neanche delle aspirine. Qui nel carcere di Trento non abbiamo nulla, né beni necessari come la carta igienica né l’assistenza degli educatori.

Per il resto vi diciamo solo che due mesi fa qui è morto un detenuto. Era notte, si è sentito male e nessuno lo ha soccorso. Così si muore in carcere. Nell’indifferenza! Non chiediamo impunità, chiediamo solo di scontare la nostra pena in modo giusto e non come degli animali chiusi in gabbia

Ramon, Roberto e Cristian dal carcere di Treviso

I PESTAGGI A TERAMO
Cara Radiocarcere, vi scrivo per informarvi su dei nuovi particolari relativi a quel detenuto picchiato nel carcere di Teramo. Pestaggio reso noto dalla famosa registrazione del comandante degli agenti.

Prima di tutto qui in carcere si dice che l’agente che ha picchiato il detenuto ha dichiarato di essere stato a sua volta aggredito e poi si è preso un lungo periodo di ferie. L’agente avrebbe dichiarato di aver subito diverse lesioni, cosa strana visto che il detenuto picchiato è molto magro ed esile di costituzione. Il fatto è che il giorno in cui quel detenuto è stato picchiato circa dieci detenuti hanno visto tutto, ma per ovvie ragioni hanno preferito non parlare.

Ora però io ho visto quel detenuto in infermeria. Ed ho visto con i miei occhi il segno degli anfibi sulla sua schiena e le costole inclinate di quel povero disgraziato.

Ma ciò nonostante il comandante degli agenti ha dichiarato la sua innocenza e ha parlato di un malinteso. Davvero incredibile! Comunque sia sappi che qui nel carcere di Teramo stanno uscendo altre storie di violenza analoghe il che non è molto tranquillizzante.

Per il resto nel carcere di Teramo siamo sempre più sovraffollati. Le celle sono strapiene e, chi è  meno fortunato, è costretto a dormire per terra all’interno di  stanze che non sono nemmeno delle celle.Una forte stretta di mano.

Lorenzo dal carcere di Teramo

NON VOGLIO MORIRE IN CARCERE
Cara Radiocarcere, mi chiamo Ben Saad, sono tunisino ed ho 47 anni. Vi scrivo dal carcere San Vittore di Milano dove sono detenuto per scontare una pena di 4 anni e 3 mesi. Pena che ho quasi finito espiare, visto che ho già passato in carcere più di 3 anni. La mia liberazione infatti è prevista per giugno 2010.

Vi scrivo perché sono gravemente malato e il mio stato di salute è diventato col passare del tempo incompatibile con il carcere.

Come potete leggere dal certificato medico che vi allego, soffro infatti di una forma grave di diabete e di una cardiopatia ischemica. Insomma sono affetto da due malattie che insieme rischiano di farmi morire in carcere.

Infatti, come hanno detto anche i medici di San Vittore, queste due malattie mi espongono al rischio di subire attacchi cardiaci e ictus. Eventualità che il carcere di certo non è adatto ad affrontare nei tempi necessari. Senza parlare del diabete che, non curato adeguatamente, mi può far diventare anche cieco, per non pensare di peggio!

Chiedo solo di essere curato in un luogo adatto. Chiedo solo, dovendo scontare ancora solo pochi mesi, di non essere lasciato a morire dentro al carcere. Non credo di chiedere tanto e spero che qualcuno mi aiuti.

Grazie per tutto quello che fate.

Ben Saad dal carcere San Vittore di Milano

PICCOLO TOUR ALL’UCCIARDONE DI PALERMO
Caro Arena, ti scriviamo dall’Ucciardone, un carcere dal nome nefasto simile a Uccisione!

Devi sapere che appena si viene portati all’Ucciardone un detenuto viene lasciato chiuso per 6 ed anche 8 ore dentro quello che chiamiamo il canile. Ovvero una celletta per cani grande appena un metro per 2. Ti lasciano lì al freddo d’inverno ao la caldo d’estate. Dopo questo bel trattamento ti portano nella cella di transito. Un vero incubo. Lì ti mettono in cella con chi è malato di mente o con chi ha l’aids. Una cosa allucinante.

Dopo qualche settimana o qualche mese, ti portano finalmente nella tua cella. Tu ti dici il peggio è passato! E invece no. L’inferno vero all’Ucciardone inizia lì. Ti mettono in una cella grande come una cucina delle nostre umili case insieme ad altri 10 o 12 detenuti. Senza armadietti, e con sgabelli e tavoli fatiscenti.

Alla finestra non c’è il vetro, ma una specie di pezzo di plastica. I muri scrostati dall’umidità fanno da cornice al tutto e appena abbassi lo sguardo vedi gironzolare un topo e una miriade di scarafaggi.

In poche parole qui all’Ucciardone per noi non c’è nulla. Ci fanno fare domandine per tutto, ma poi non otteniamo mai niente. Praticamente non esistiamo. Alla prossima!

Ettore, Antonello e Antonio dal carcere dell’Ucciardone

IO STRANIERO, SENZA EURO PER L’ESPULSIONE
Caro Arena, sono un cittadino moldavo e sono stato arrestato a maggio di quest’anno per un tentativo di furto. Pena da scontare: 1 anni e 4 mesi, di conseguenza il mio fine pena sarà il 22 settembre 2010. Siccome devo scontare una pena inferiore ai 2 anni, secondo la legge italiana ora io dovrei essere rimpatriato.  Ed infatti il 7 agosto del 2009 il magistrato di sorveglianza di Padova ha emesso il mio ordine di espulsione.

Sembrava tutto pronto quanto è sorto un problema.  Il biglietto aereo per la Moldavia costa 300 euro, somma di cui io non dispongo, e quelli della Questura mi hanno detto che se io avessi avuto quella somma sarei partito subito. Mi hanno anche spiegato che loro non hanno 300 euro da spendere e di conseguenza sarei rimasto in carcere a scontare la mia breve pena. La mia è solo una delle tante storie assurde di stranieri detenuti che non riescono ad essere espulsi dall’Italia.

Ora visto che io da detenuto costo allo Stato italiano ben 200 euro al giorno non capisco come mai abbiano deciso di non pagare 300 euro per mandarmi via. Infatti se mi faranno scontare la pena per interno lo Stato Italiano pagherà, per mantenermi in carcere, ben 74 mila euro e non certo solo 300 euro! Ti saluto con tanta stima,

Jon dal carcere 2 Palazzi di Padova

A CAGLIARI SI MUORE COSI’
Caro Riccardo, vivo in una cella non più grande di 3 mq con un altro detenuto. Siamo tutte e due cardiopatici. Qui caro Riccardo siamo isolati dal mondo. Pur essendo malati non veniamo curati in modo adeguato. Ti dico solo che qualche giorno fa qui è morto un detenuto che aveva 73 anni. Era un povero cristo detenuto nella cella 76 del secondo piano del braccio sinistro. Quel vecchietto si è sentito male alle ore 12. Alle ore 16 era lì morto, solo come un cane e.. neppure un lenzuolo gli hanno messo per coprirlo.

In questo modo io l’ho visto, guardando dallo spioncino della mia cella. Quel vecchietto aveva addosso solo le mutande e con quel corpicino smagrito , sembrava un uccellino caduto dal nido. Infarto:  dicono che sia morto così. Ma nessuno qui dentro si chiede se qual vecchietto sia stato soccorso. Nessuno si chiede perché quel vecchietto stava in carcere. Ma non solo.

Devi sapere che un mese fa ho assistito a un vero pestaggio.

Un detenuto infatti è stato prelevato dalla sua cella ed è stato malmenato da 5 agenti e da un ispettore. Io vedendo quanto accadeva ho gridato tanto dicendo che un detenuto non si picchia. Bè di tutta risposta sono stato azzittito dicendomi: fatti i cazzi tuoi! Ti saluto con  tanta stima,

Domenico dal carcere Buon Cammino di Cagliari

(lettere pubblicate da Radio Carcere)

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Commenti (1) »

  • matilde ha detto:

    come si può commentare tanta disumanità!

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registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008