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Le giustificazioni di un premier

Autore: . Data: martedì, 19 gennaio 2010Commenti (0)

Berlusconi non va in tribunale e manda una lettera.

berlusconiL’episodio di ieri potrebbe sembrare di poco conto. Il presidente del Consiglio, sulla base di un calendario da lui stesso fornito, avrebbe dovuto essere presente ad una udienza davanti alla prima Sezione penale del Tribunale di Milano per un processo nel quale è imputato, quello sulla compravendita di diritti tv.

Come è noto il Cavaliere da anni si impegna nell’evitare le aule di giustizia, ritenendo i procedimenti a suo carico una “persecuzione” e all’indomani della bocciatura del ‘Lodo Alfano’ da parte della Corte costituzionale dichiarò: “Scenderò io stesso nelle Aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori dimostrando a tutti gli italiani di che pasta sono fatti loro e di che pasta sono fatto io”.

Mentre i suoi ‘uomini’ stanno lavorando alacremente per stoppare il lavoro dei giudici quando riguardano Berlusconi (processo breve, riforma della magistratura, impedimento), il premier ha ancora una volta smentito se stesso e non si è presentato in aula.

Ha anche scritto una lettera per spiegare il perchè. Nella missiva indirizzata ai magistrati si legge che a causa di “accadimenti sopravvenuti” non poteva essere presente in udienza a causa di un cambio degli appuntamenti in agenda. Poi Berlusconi ha aggiunto: “Fermo restando l’interesse ad esser presente al processo autorizzo a procedere”, anche perchè erano in discussione alcuni aspetti procedurali.

Il premier ha anche specificato che era sua intenzione rendere dichiarazioni in aula, ma che i suoi difensori lo avevano sconsigliato poichè non è ancora esaurita la fase dedicata all’audizione dei testi.

L’accadimento è stato in gran parte oscurato o banalizzato dai media, che forse lo hanno ritenuto di poco conto. Eppure supporre che in un Paese democratico un presidente del Consiglio, indagato per reati comuni o finanziari, si nasconda dietro non meglio specificati “sopravvenuti impegni” e non si presenti in tribunale dopo aver a lungo ‘trattato’ le date per lui ‘utili’ ed aver dichiarato di voler “dimostrare” di che “pasta” è fatto, rappresenta un fatto molto grave. Non nei confronti dei giudici, ma degli altri cittadini.

Il dovere di rispettare la parola data ed il rimanere conseguente col senso delle proprie convinzioni è uno degli indici sui quali si valuta la moralità di un individuo. Questa semplice regola dovrebbe essere poi assolutamente trasparente quando riguarda un personaggio pubblico che si è assunto l’onere di guidare un Paese.

Come ci si può fidare di chi dice una cosa e ne fa un’altra?

L’assuefazione alla propaganda governativa ha reso i cittadini italiani inerti e ieri nessuno si è stupito per l’accaduto. Se fosse successo per un processo a carico di Barak Obama, Nicolas Sarlosy, Angela Merkel cosa sarebbe successo negli Usa, in Francia, in Germania? A patto che fosse possibile in quei Paesi l’elezione di un presidente con procedimenti penali a carico e con capi di imputazione come corruzione, appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio?

E se il Primo ministro russo, Vladimir Putin, si fosse comportato nello stesso modo del premier italiano come avrebbe reagito la comunità internazionale, considerando le nubi minacciose che mettono in pericolo la democrazia nella Federazione russa.

La questione morale e la riaffermazione di comportamenti limpidi rimangono i problemi centrali della vita pubblica nazionale, ma solo evocare cose del genere scatena le urla indignate di quasi tutto il Palazzo. Intanto, i difensori del premier ieri si sono visti rigettare dalla prima sezione penale del tribunale la richiesta di sospendere il processo per valutare l’eventualità di chiedere il rito abbreviato e si possono prevedere nuove polemiche con i giudici di Milano. Ma comunque il presidente del Consiglio più star tranquillo arriverà l’ennesima legge ‘ad personam’ per impedire ancora una volta un giudizio, quale che sia.

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