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La televisione al centro dello scontro politico

Autore: . Data: lunedì, 11 gennaio 2010Commenti (0)

Il centro sinistra non è in grado di fermare il bombardamento berlusconiano.

televisioneLa televisione è diventata lo strumento centrale dei partiti per costruire il consenso. Ci si aspetterebbe che in un Paese nel quale il presidente del Consiglio è proprietario di tre delle sette reti nazionali, ne controlla altre tre (quelle pubbliche) indirettamente grazie alla maggioranza nel Cda nella Rai ed ha forti capacità di ‘pressione’ sulla settima rimasta, La7, l’opposizione cerchi di contrastare in qualche modo questo strapotere.

Invece nulla. Iniziative come ‘YouDem’ o ‘Red Tv’, per citare due patetici tentativi, sono probabilmente guardate da piccole ed affezionate pattuglie di fedelissimi, mentre in ‘area non di partito’, il canale de ‘La Repubblica’ (visibile sul digitale terrestre oltre che in rete) è un noioso e dilettantesco contenitore di prodotti e dibattiti insopportabili.

La pressione ‘culturale’ del centro destra, poi, non passa per i telegiornali, ma preferisce i messaggi trasversali nei programmi di intrattenimento. Per essere ‘berlusconiani’ si deve possedere un humus specifico, essere ‘fatti’ ad immagine e somiglianza del modello impersonato dal leader: prediligere l’umorismo rozzo, essere poco attenti alle sfumature, cercare il grossolano ad ogni costo, sapere tutto sulla vita di Silvia Toffanin e non sapere chi era Cesare Pavese.

Le trasmissioni chiave di questa ‘strategia della persuasione’ sono moltissime. Da quelle di cucina, dove in piena crisi economica si propongono piatti con tartufo, polvere d’oro e capesante soffritte con pancetta di maiale, a quelle nelle quali uomini impresentabili sottopongono mogli e fidanzate (quotidianamente umiliate) al giudizio di tribunali catodici fermi al secolo scorso. Ci sono poi i corteggiamenti tv, nei quali bellimbusti in lite con la lingua italiana, ma dotati di orecchini e tautaggi di ordinananza, si impegnano in una forma di ‘educazione sentimentale’ a dir poco reazionaria, mentre l’immagine femminile speculare è quella di ragazze abbigliate da battone, generalmente prive di materia cerebrale, contese da individui prossimi al profilo perfetto del coatto.

Imperano nel pomeriggio interminabili chiacchiere da tinello (di salotto non se ne parla neppure) che ricordano appassionate discussioni da coiffeur, con analisi approfondite sul tradimento di una show girl (incapace di parlare, cantare, ballare, recitare e far di conto) ai danni di qualche calciatore neppure in gradi di sedersi in modo composto su una sedia o viceversa. In questi contenutori inesistenti in qualunque altra rete televisiva europea sono anche ospitati trucidi reportage su crimini efferati, malati cronici, anziani disperati, signore alla ricerca del lifting perfetto ed interviste isteriche a personaggi senza qualità.

In serata i rarissimi dibattiti politici si dipanano tra l’inutile assoluto di Ballarò, nel quale tra un ‘cartello’ e l’altro ospiti rigogorosamente selezionati da un manuale Cencelli per la tv, si impegnano in discussioni vuote come una zucca, al surreale ‘Porta a Porta’, nel quale il conduttore e i convitati fingono di affrontare un argomento e riescono a non dire mai nulla di scomodo per il palazzo.

Ci sono ancora ‘AnnoZero’ e ‘Matrix’. Il primo sembra una seduta di training autogeno per oppositori senza speranza, rassicurati dal fatto che ‘a prescindere’ si arlerà male del Cavaliere ‘a prescindere’, mentre il secondo è condotto da un giornalista che per un mistero ancora non svelato alla fine della trasmissione saluta il pubblico con un ‘see you soon’ ( a rivederci presto in inglese) e che si è visto cambiare la grafica dal rosso al blu, forse perchè il colore originario poteva ricordare i comunisti.

La massa di giochi, giochini, reality agonizzanti, serate speciali su cantanti più o meno decotti, film e telefilm in gran parte ritrasmessi completano il quadro del gigantesco macchinario inventato per rendere i cittadini italiani degli idioti senza ritorno.

Se la programmazione è il kerosene per far decollare le fortezze volanti cariche delle bombe ideologiche del berlusconismo, i tg sono i posti di blocco nei quali le guardie di frontiera giornalistiche non perrmettono il passaggio delle notizie ‘aliene’. Anche il Tg3, immaginato come il ‘prodotto dell’opposizione’, non si distingue dai suoi fratellini più conformisti. Qualcosa nel giornale adesso diretto da Bianca Berlinguer ancora ‘passa’, ma è comunque selezionato in modo tale da non scatenare le ire della dirigenza aziendale, ormai un Minculpop eterodiretto da Palazzo Chigi.

La situazione quindi è seria e non si limita alla totale assenza dell’opposizione dallo scenario della comunicazione televisiva, ma comprende la profonda impreparazione dei suoi leader quando affrontano le telecamere. Di fronte a Bonaiuti, che forte di un passato da pubblicitario racconta le gesta del governo come le casalinghe del Dixan magnificano il “bianco più bianco”, il capo del Pd, Bersani, siede sereno, non si indigna, non riesce a mostrare al pubblico passione e sgomento per le cose che appena appena ascoltate. Quando Gasparri (chi saprebbe immaginarne il lavoro ‘vero’ se non fosse stato miracolato dalla politica?) elabora i suoi sconclusionati discorsi non accade mai che i rappresentanti dell’altro schieramento si alzino annoiati preferendo andar via dagli studi perchè infastiditi facendo comprendere al pubblico che la vita è una sola e non la so può sprecare tra le chiacchiere.

Per certi analisti gli ‘scontri duri’ in tv sono espressione di una pessima educazione, di spazzatura. Hanno ragione, ma il bombardamento prodotto dai programmi trash ha abituato i cittadini a risse e battibecchi ed oggi solo gesti eclatanti di denuncia possono scuotere i telespettatori dal torpore berlusconiano.

La democrazia è prima di tutto conoscenza dei fatti. Il centro sinistra non solo è privo di una strategia per recuperare consenso e proporre al Paese una morale laica e progressista,  misure per superare la crisi e rilanciare l’Italia, ma neppure sa intercettare i sentimenti diffusi, che debbono trovare subito uno sfogo concreto, prima che la narcosi totale si impadronisca delle coscienze.

In passato un esempio c’è stato. Il ‘famoso’ Telekabul di Sandro Curzi, nel quale si raccontava il mondo, non in modo ideologico come i detrattori hanno scritto, ma con slancio e passione. Le cronache da New York di Lucio Manisco non erano i fumetti dei quali si occupa oggi Giovanna Botteri. Le fabbriche, il lavoro, i giovani erano al centro di quel coraggioso esempio di informazione ad ‘alto volume’ che adesso non c’è più, demolita non dal centro destra e dalla stessa sinistra.

Recuperare l’attenzione dei cittadini è il punto di partenza per riaprire le porte alla democrazia ed alla partecipazione. Il centro sinistra dovrebbe imparare a farlo subito e con molta più energia e senso di rottura rispetto agli standard attuali. Ci sarà tempo dopo per tornare alla pacatezza.

Il Paese è sempre più in pericolo e la televisione, nel bene e nel male, è il centro dello scontro. Capirlo dovrebbe essere un presuposto irrununciabile, ma non sembra che questa prospettiva faccia breccia nel pensiero dell’opposizione.

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