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Il giudice Tosti e il crocefisso

Autore: . Data: venerdì, 29 gennaio 2010Commenti (0)

Le posizioni del magistrato e le omissioni dei media.

La notizia battuta dall’Ansa il 22 gennaio era chiara: “Luigi Tosti, il magistrato di Camerino (Macerata) divenuto famoso perché si rifiutava di tenere udienze nelle aula nelle quali è esposto il crocifisso, é stato rimosso dall’ordine giudiziario. La decisione è stata presa oggi dalla sezione disciplinare del Csm”.

La più importante agenzia di stampa italiana continuava: “Tosti è stato rimosso dall’ordine giudiziario per non aver tenuto udienza in tutto il periodo compreso dal maggio del 2005 al gennaio del 2006. Il magistrato si era difeso spiegando di averlo fatto per la presenza del crocifisso nell’aula giudiziaria, che lui contestava. E aveva anche spiegato che finché il crocifisso non fosse stato rimosso avrebbe continuato con questo comportamento. Una posizione che ha convinto la sezione disciplinare del Csm a ricorrere al più drastico provvedimento, perché configurava il rifiuto di compiere atti connessi all’attività giudiziaria. In sede penale Tosti era stato assolto per questa stessa vicenda dall’accusa di omissione di atti d’ufficio, ma solo perché il magistrato era stato sostituito e dunque le udienze erano state regolarmente celebrate”.

Sul caso era intervenuto il vicepresidente del Csm Nicola Mancino che aveva spiegato come il Csm “non è né la Corte Costituzionale né la Corte Europea: non doveva risolvere, e in effetti non ha risolto la questione della legittimità o meno di tenere il crocifisso in un’aula giudiziaria”. Tosti, aveva continuato Mancino, “è stato giudicato per essersi rifiutato di tenere comunque udienza fino a quando in tutti i Tribunali d’Italia non fossero stati rimossi i crocifissi”. Il giudice, aveva concluso il vicepresidente del Csm, “con l’intenzione di risolvere una questione di principio, s’era rifiutato di tenere udienza anche dopo che il presidente del Tribunale gli aveva messo a disposizione un’aula senza il Crocifisso, con ciò venendo meno all’obbligo deontologico e ai doveri assunti in qualità di magistrato che gli impongono di prestare servizio”.

Grande eco di stampa, interviste a tappetto, lancio di strali contro il magistrato, ma nessuno si è curato di chiedere quale fosse il suo punto di vista. O perlomeno di informarsi, perchè Tosti ha un blog nel quale ha pubblicato una istanza di ricusazione al Csm per il procedimento che lo riguarda.

Nel documento si scopre subito una cosa: “Io sottoscritto Luigi Tosti mi sono rifiutato, dal 9 maggio 2005 in poi, di tenere le udienze perché il Ministro di Giustizia non ha accolto la mia istanza di rimuovere dalle aule giudiziarie i crocifissi cattolici e neppure quella, subordinata, di autorizzarmi ad esporre al loro fianco la menorà ebraica”.

Come esporre il candelabro a sette bracci della religione ebraica al fianco del crocefisso? Perchè nessuno ne ha parlato?

Il giudice, poi, spiega testualmente: “Ribadisco innanzitutto che l’esposizione generalizzata dei crocifissi nelle aule giudiziarie pregiudica in modo eclatante la “neutralità” dell’attività giurisdizionale dei giudici italiani e, dunque, lede il principio “SUPREMO” (cioè “massimo”) di LAICITA’ della Repubblica che si sostanzia -come affermato dalla Corte Costituzionale e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo- nell’ OBBLIGO di NEUTRALITA’, di IMPARZIALITA’ e di EQUIDISTANZA dello Stato e, conseguentemente, dei funzionari che agiscono in suo nome e per suo conto” ed insiste: “il mio rifiuto di tenere le udienze sotto l’incombenza del crocifisso -che mi viene addirittura imposto dal Ministro di Giustizia fascista come “ammonimento di Verità e Giustizia”- è scaturito, in primis, dalla necessità di non calpestare la Costituzione Italiana, cioè di “brutalizzare” il mio OBBLIGO COSTITUZIONALE -non solo di essere- ma anche di APPARIRE NEUTRALE nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali e, conseguentemente, di non violare lo speculare DIRITTO dei cittadini italiani (e non italiani) di essere giudicati da giudici NEUTRALI”.

Con parole molto dure, quindi, Tosti si scaglia contro la simbologia che si associa al cattolicesimo: “Ribadisco che l’esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie viola il diritto primario di “libertà religiosa” di tutti coloro che -o per rapporto di impiego (ed è il mio caso) o per necessità (ed è il caso dei “cittadini-utenti”)- sono costretti ad accedere e a frequentare gli uffici giudiziari per ragioni di giustizia. A tal proposito ribadisco che io non pratico l’idolatria praticata dai cattolici -i quali sono abitualmente avvezzi ad adorare pezzi di legno e pezzi di metallo forgiati a mo’ di macabri “cadaverini” inchiodati su una croce- tant’è che nella mia casa e sulla mia persona aborro esporre “idoli” di qualsiasi specie e razza”.

Per quanto le parole del giudice possano apparire ad alcuni ‘blasfeme’ si deve ricordare che i cristiani di rito protestante non espongono mai il corpo di Cristo sulla croce, considerandone la simbologia lontana dal messaggio della Risurrezione che a loro parere è l’essenza del messaggio del Figlio di Dio.

Tosti va avanti nella sua istanza: “Il mio rifiuto di tenere le udienze sotto l’incombenza del crocifisso è scaturito anche dalla necessità di sottrarmi alla violazione del mio diritto di libertà religiosa [...] ribadisco che l’esposizione dei crocifissi nelle aule giudiziarie viola il diritto primario all’eguaglianza ed alla non discriminazione di tutti coloro che -o per rapporto di impiego o per necessità- sono costretti ad accedere e a frequentare gli uffici giudiziari [...] ricordo che io ho esposto nelle aule del Tribunale di Camerino i miei simboli, ma che essi sono stati immediatamente rimossi e “sequestrati” in cassaforte [...] il Ministro di Giustizia mi ha vietato di esporre la menorà ebraica a fianco del crocifisso, compiendo così un’attività discriminatoria -che non ha soltanto connotazioni criminali- ma che in ogni caso calpesta il mio diritto di eguaglianza e non discriminazione. E, in effetti, se fossi stato autorizzato ad esporre la menorà a fianco al crocifisso, avrei seguitato a tenere regolarmente le udienze [...] pertanto, così come non tollererei -sia come ebreo che come persona civile- che lo Stato italiano mi imponga la lercia e criminale svastica nazista -cioè il vessillo di quei criminali cristiani che si sono resi artefici della persecuzione razziale e del genocidio di sei milioni di ebrei, rom ed omosessuali- a maggior ragione non posso tollerare che il Ministro di Giustizia mi imponga, sopra la testa e nell’aula giudiziaria dove sono costretto a svolgere le mie mansioni giudiziarie, un simbolo che è infinitamente più lercio e più criminale della svastica, cioè il vessillo di quell’associazione di criminali e di falsari che si è resa artefice, in circa 1.700 anni di storia nefasta, di efferati crimini contro l’umanità, provocando lo sterminio di centinaia di milioni di esseri umani, e non di “appena” 6 milioni di innocenti”.

ll documento dell’ex magistrato di Camerino prosegue con una lunga disamina sui comportamenti a suo parere “criminali” delle gerarchie ecclesiastiche romane nei secoli per arrivare a questa conclusione: “Non posso non esternare la pressoché TOTALE SFIDUCIA nell’“imparzialità” dei giudici della Sezione disciplinare del CSM che siano di fede cattolica o, comunque, “battezzati”. In quanto “credenti cattolici”, infatti, i giudici hanno innanzitutto un indubbio interesse a mantenersi il privilegio dell’ostensione del loro idolo nelle aule giudiziarie: dunque sarebbero indotti a “privilegiare” una mia condanna, piuttosto che un’assoluzione, che determinerebbe l’ineluttabile “crollo” dei “loro” crocifissi dalle pareti”.

Per quanto ‘estreme’ le posizioni di Luigi Tosti aprono una questione complessa sui diritti civili delle minoranze religiose, degli atei e degli agnostici in Italia. L’informazione su questi temi è sempre omissiva e lo dimostra il fatto che le reazioni alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo sul Crocifisso sono state chiare.

Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha detto: “Da un punto di vista teorico ritengo che gli edifici pubblici come casa di tutti non debbano avere simboli di una fede specifica; tuttavia mi rendo conto che l’applicazione rigorosa di questo principio in Italia potrebbe offendere sensibilità e storie radicate. Per questo motivo bisogna distinguere tra teoria e realtà ed evitare di intraprendere guerre di religione”.

Su “Moked”, l’organo online dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) Margherita Sacerdoti ha definito la sentenza di Strasburgo “un punto fermo sulla carenza d’imparzialità e di laicità in Italia” e che “la decisione dimostra anche l´importanza di far parte di una società di stati che si è dotata di istituzioni sovrastatali capaci di garantire i diritti degli individui anche quando i propri governi si dimostrano incapaci di farlo”.

Insomma, oltre le abiure o le ‘scomuniche’ la questione sollevata da Tosti ha ben diritto ad essere dibattuta.

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