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Haiti: il dolore degli ultimi

Autore: . Data: venerdì, 15 gennaio 2010Commenti (0)

La tragedia dell’isola caraibica deve farci riflettere. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

haitiMorte e distruzione: Haiti ed il mondo intero piangono le vittime della nuova “catastrofe del secolo”. Forse più di centomila i morti, innumerevoli i dispersi, in una città completamente rasa al suolo, quella di Port Au Prince, all’indomani del fortissimo terremoto abbattutosi nella parte occidentale dell’isola Hispaniola.

Violente scosse, che hanno superato il settimo grado della scala Richter, la sera di martedì 12 gennaio e che non hanno lasciato scampo agli abitanti del posto, tutti tristemente accomunati da una sorte tremenda.

Una forza distruttrice – quella del sisma – che non ha risparmiato gli edifici istituzionali (religiosi o di Stato), polverizzando scuole, ospedali ed abitazioni private, crollati come fragili castelli di carta.

Giovani e adulti, anziani e bambini: voci strazianti che implorano aiuto da sotto le macerie. La forza della disperazione che spinge a scavare a mani nude, tra le lacrime e il dolore.

Il dolore degli ultimi.

Un lutto che tinge dei colori più cupi le prime pagine dei quotidiani, che riempie di apprensione, che affligge lo spettatore e lo getta nell’angoscia, lasciandolo preda di mille interrogativi.

Scene di devastazione che restano impresse, oggi, negli sguardi attoniti di ciascun “cittadino del mondo”. Perché questo siamo nell’era della globalizzazione, nonostante la demagogia provincialistica di alcuni.

Ciascuno parte di un immenso quanto complesso puzzle, dai tasselli non sempre perfettamente combacianti, soprattutto al di sotto della linea equatoriale.

Deboli pedine, quotidianamente coinvolte nella corsa ad ostacoli, rappresentata dal benessere e dal progresso; corridori stanchi ed affaticati, che si fermano ad osservare -con espressione compunta- uno spettacolo agghiacciante, imprevisto ed imprevedibile, che toglie il respiro e lascia impotenti, di fronte agli schermi televisivi.

L’occhio della telecamera si sofferma su visi scheletrici, provati dall’ennesima sofferenza. Storie strazianti quelle dei sopravvissuti, che possono raccontare ‘solo’ di avercela fatta.

Una furia cieca ed assassina, che ha inferto il colpo di grazia al Paese più povero delle Americhe. Nazione, quella haitiana, che riportava un “indice di sviluppo umano” tra i più bassi del pianeta, nei rapporti ufficiali Undp del 2006, piazzandosi al 154° posto sui 177 totali.

Dunque, un’aspettativa di vita, un tasso d’istruzione ed un Pil pro-capite che lasciano poco spazio a commenti ottimistici, in ambito economico.

Un Paese arretrato, eppure geograficamente vicino ai ricchi Stati Uniti d’America.

Feroci dittature e disordini si sono succeduti a partire dal lontano 1804, data in cui la nazione ottenne l’indipendenza, in seguito all’occupazione bonapartista. Sono trascorsi due secoli, da allora. Eppure, questa e molte altre regioni del globo, sono tuttora vittime di un’immobilità che stride con le più agiate condizioni del resto del mondo; una miseria che stona, nel contesto corale di omologazione consumistica e finanziaria.

Dibattiti politici, sociali ed economici si avvicendano ormai da decenni. Teorie dello sviluppo, aiuti e sussidi, progetti di piccola o grande portata, ideati in ambito internazionale.

Ma a quanto ammonta, realmente, il nostro debito monetario e morale  nei confronti di queste popolazioni? Quale prezzo deve pagare il ricco Occidente, per riscattare la vergogna di colonialismo, occupazioni, furto di risorse, disboscamenti e schiavitù?

Si riuscirà adesso – che il peggio è accaduto – a riparare con le missioni di solidarietà?

E in che misura saremo in grado di restituire la dignità e la speranza a questi cittadini tanto lontani da noi?

Domande importanti, specialmente oggi e che non possono rimanere senza una risposta. Ciascuno deve pernsarci, perchè anche far questo è un ‘aiuto umanitario’. Le conclusioni che trarremo, poi, dovranno scuotere le nostre coscienze.

Non con la violenza che ha scatenato Madre Natura, ma con la deterniazione a trovare un diverso equilibrio in questo mondo che ha un bisogno disperato di eguaglianza e solidarietà.

Ilaria Greco

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