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Emergenze e adozioni: ‘Serve una legge’

Autore: . Data: martedì, 26 gennaio 2010Commenti (0)

Da ieri è online una petizione, primo firmatario un avvocato romano

“La tragedia di Haiti ha posto ancora una volta l’accento sulle adozioni internazionali e sulle lungaggini burocratiche che affliggono chi decide di ricorrere a questo prezioso strumento di aiuto a chi rimane senza famiglia. Centinaia di famiglie italiane in questi giorni hanno testimoniato la loro a solidarietà offrendo la disponibilità per aiutare concretamente i ‘piccoli angeli di Haiti’ rimasti senza famiglie. Ma sul fronte legislativo italiano non c’è uno strumento normativo, diversamente da quanto previsto ad esempio in tema di affidamento temporaneo, che consenta di accelerare le procedure di adozione in caso di calamità naturale o di situazioni di emergenza, come è invece accaduto, dopo la tragedia di Haiti, in Francia, in Olanda, in Canada in Spagna e negli Stati Uniti”.

Da qui la necessità di “accelerare le procedure di adozioni internazionali in Italia in caso di disastri naturali con una legge ad hoc e consentire così alle famiglie italiane di dare amore e serenità alle piccole vittime dei disastri rimasti senza famiglia”.

Per raggiungere lo scopo, è da ieri è online una petizione (raggiungibile al link visibile qui, primo firmatario Fulvio Sarzana, romano, avvocato e docente di “Regolamentazione giuridica delle reti” all’Università La Sapienza): “La soluzione legislativa – spiega ad InviatoSpeciale – è già stata adottata anche in altri Paesi dell’Unione, sarebbe praticabile e non appare in contrasto con le norme del nostro ordinamento”.

Sarzana è convinto che il ricorso all’affidamento temporaneo, di cui si parla molto in questi giorni, “non rappresenta la soluzione”. Eppure il governo “sembra abbia scelto la strada delle modifiche all’affidamento temporaneo anziché quella della modifica alla disciplina dell’adozione. Paradossalmente – aggiunge – un istituto che dovrebbe essere di natura temporanea e che non risolve ovviamente in modo definitivo le problematiche, ha ricevuto dal legislatore la disciplina ‘flessibile’ che dovrebbe essere prevista per le adozioni”.

Dal punto di vista normativo si tratterebbe di “applicare alla disciplina dell’adozione internazionale le deroghe ‘per necessità ed urgenza’ previste per l’affidamento temporaneo, di cui al titolo 2 bis della legge 184/1983”. La “necessità” e l’“urgenza” potrebbero garantire al minore, residente in zone disastrate ed in stato di abbandono , “una procedura preferenziale – auspica Sarzana – per l’adozione da coppie italiane sotto l’attenta vigilanza ovviamente del Tribunale dei Minorenni”.

Il legale avanza poi un’altra proposta, in merito all’abolizione del periodo di affidamento preadottivo (da uno a due anni) del bambino, “ in particolare per quello straniero e per il quale nel suo Paese di origine non vi siano strutture od organi equiparabili ai nostri tribunali in grado di pronunciare sentenza di adozione o di affidamento preadottivo, come ad Haiti”.

Diversamente da altri Stati dell’Unione, infatti, in Italia il minore all’atto dell’ingresso del nostro Paese è sottoposto ad un anno di “sperimentazione” all’interno della quale usufruisce di un permesso di soggiorno in qualità di “extracomunitario”. Quando il bambino straniero ha meno di 14 anni, può entrare in Italia a scopo di adozione solo se il suo Stato di origine ha emesso un provvedimento di adozione (o di affidamento preadottivo) nei confronti dei coniugi richiedenti, i quali, ovviamente, devono aver già ottenuto la dichiarazione di idoneità. Solo in questo caso il Ministero degli Esteri italiano concederà il nullaosta di entrata per il minore. Questo stato di quiescenza, come detto, dura un anno ed è rinnovabile per un secondo.

“Ma tutto ciò – precisa Sarzana – presuppone un quadro giuridico-sociale a cui far riferimento nel Paese di origine, cosa pressoché impossibile in Stati disastrati, come è il caso di Haiti”. Per questo motivo l’emendamento proposto tende perciò “all’abolizione del periodo di affidamento preadottivo in caso di adozioni straniere ed in condizioni di necessità ed urgenza”.

Paolo Repetto

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