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Dalle foto di Corona alla palude dei giornali

Autore: . Data: lunedì, 25 gennaio 2010Commenti (0)

Il fotografo milanese ha annunciato rivelazioni esplosive. Ma c’è altro in ballo.

In questi ultimi giorni l’affaire che ruota intorno alle immagini ‘compromettenti’ raccolte dai paparazzi sembra stia per diventare un tornado. Ovviamente non sarà così, perché il controllo che da anni viene esercitato su di un gran numero di notizie, politiche e non, non permetterà ai fatti di essere disvelati del tutto.

Chi pensa si tratti solo di una nuova puntata del tormentone ‘gossip’ sbaglia. In questo pasticcio sono coinvolti molti finti ‘vip’ televisivi, calciatori, vallette e sfaccendati, ma non solo. Sembra sempre più chiaro che giornali di varie case editrici, non solo rotocalchi, possano aver comperato reportage non per pubblicarli, ma per farli sparire.

Sembra, ancora, che alcuni direttori di testata possano aver influenzato non solo le proprie redazioni, ma anche quelle della concorrenza, facendo in modo che alcune storie ‘non gradite’ finissero nel dimenticatoio.

Mentre alcuni quotidiani informano che si stanno cercando gli “archivi segreti” di Corona, altri tendono a voler concentrare l’attenzione su di lui, mostrandolo come ‘l’inventore’ di un sistema attraverso il quale si dipana un vasto giro criminale di minacce e ricatti.

Il nodo, però, è altrove. Se un fotografo dispone di una foto e la pubblicazione dello scatto fosse un fatto ‘automatico’, il mercato ‘nero’ non potrebbe esistere. Ad un direttore che rifiuta se ne opporrebbe uno che non lo fa ed allora la strategia dell’elusione sarebbe impraticabile.

Il primo segnale evidente di un qualche problema di ‘trasparenza’ nell’attività dei media si è avuto nel caso che ha riguardato nel 2007 Silvio Sircana, portavoce del presidente del Consiglio dell’epoca, Romano Prodi. Il politico era stato fotografato mentre sostava con la sua auto di sera a fianco di un transessuale che in strada esercitava la prostituzione.

Le immagini sparirono per un certo periodo, comperate dal direttore del settimanale della Rcs ‘Oggi’, Pino Belleri, e messe in un cassetto. Disse allora giornalista: “Le ho acquistate in novembre (del 2006, quasi sei mesi prima che la loro esistenza diventasse pubblica, ndr) convinto che fossero state appena scattate, non sapevo che risalissero a settembre. Quanto al prezzo non sono tenuto a dirvi quante le ho pagate. Voi sostenete che ho sborsato centomila euro? Bene, anche se fosse stata quella cifra non è detto che quelle foto non la valessero. Potrebbero valere anche tre volte tanto le foto del portavoce del premier che si ferma accanto a un travestito”.

Il direttore poi, ha aggiunse: “I cassetti dei periodici sono zeppi di foto ritirate per impedire che altri concorrenti facciano uno scoop [..] Mi limito a dire che ho tenuto quelle foto nel cassetto perché tutti possiamo avere dei ripensamenti. Ripensamenti, ribadisco. Se poi qualcuno vuol fare della dietrologia si diverta pure”.

Verso la fine di marzo di quell’anno il comitato di redazione de ‘Il Corriere della Sera’ diffuse un comunicato nel quale sosteneva di aver “fatto presente ai suoi interlocutori (il direttore Paolo Mieli, l’ad di Rcs, Antonello Perricone, e il direttore generale Giorgio Valerio, ndr) la necessità di garantire ai lettori un’informazione completa, trasparente e veritiera. Di qui l’esigenza di capire per quale motivo l’azienda abbia acquistato per il settimanale ‘Oggi’, in novembre e a caro prezzo, il servizio fotografico sul portavoce del governo, mai pubblicato da nessuna testata del gruppo; e come mai il 15 marzo scorso un fondo del Corriere abbia descritto la vicenda Sircana come un episodio ‘inventato’ “. I giornalisti ritengono “curioso che l’azienda si preoccupi soltanto di togliere dal mercato un servizio, esponendo la Rcs e i suoi azionisti al sospetto di favorire uomini politici, in particolare legati al governo”.

Analoghi ‘misteri’ hanno sfiorato anche la recente inchiesta sul presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e sui video girati in occasione degli incontri tra l’ex conduttore di ‘Mi manda Raitre’ ed alcuni transessuali. Quelle immagini, per la legge sulla privacy, non avrebbero mai potuto essere pubblicate, perché realizzate in un appartamento privato e senza il consenso dei ripresi, parchè allora qualcuno ha tentato di venderle ad alcuni giornali?

La crisi dell’informazione italiana è grave. Per la televisione il controllo dei partiti è quasi assoluto e per i giornali le ‘foto sparite’ lasciano intravvedere intrecci oscuri. Si riuscirà mai rompere questa pericolosissima cortina di ferro?

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