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D’Addario, il complotto contro Berlusconi e gli altri

Autore: . Data: venerdì, 29 gennaio 2010Commenti (0)

‘Panorama’ e l’ipotesi hollywoodiana.

L’incipit di un articolo de ‘Il Giornale’, di proprietà del fratello del premier, su uno scoop di ‘Panorama’, un settimanale di proprietà del premier, sintetizza bene la situazione: “Un’altra meteorite giudiziaria sta precipitando sull’Italia, dritta nel cuore del sistema politico e istituzionale”.

Lo scandalo degli scandali è complicato da spiegare. Meglio far ricorso ancora al quotidiano diretto da Vittorio Feltri: “Il primo a non bersi il racconto di D’Addario e combriccola sarebbe a suo tempo il nuovo procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Il magistrato, 55 anni, ha un grande passato d’inquirente al fianco del generale Dalla Chiesa. Conosciuto come uomo intelligente e puntiglioso, arriva a Bari nel settembre scorso. Subito si trova sul tavolo l’esplosiva vicenda che ha pesantemente messo in difficoltà Berlusconi. Già dai primi approfondimenti, questa storia non lo convincerebbe per niente. La D’Addario, personaggio centrale dello scandalo, è una prostituta ben nota alla polizia per la sua attività d’alto bordo. Si sa che già in passato ha registrato o filmato altri incontri. Assieme ai collaboratori, il capo della procura lavorerebbe su un’ipotesi: questa donna non è capitata nella storia per caso, come una squillo qualunque. Qualcuno l’ha reclutata proprio in base al suo qualificato curriculum. Si comincia così a scavare nel personaggio. Molti elementi interessanti emergono dai suoi conti bancari, alcuni direttamente intestati a lei stessa, altri a prestanome. Salta fuori persino una somma di 1,5 milioni di euro, che otto mesi prima dello scandalo la D’Addario in prima persona trasferisce a Doha, in Qatar. Perché tutti questi soldi? Da dove arrivano?”.

Il pasticciaccio brutto della Mata Hari barese sarebbe in realtà degno delle attenzioni di Harrison Ford, non si sa se in veste di Indiana Jones o del dottor Jack Ryan.

Continua il quotidiano della famiglia Berlusconi: “Il lavoro di scavo prosegue. Risulta che la D’Addario, in quanto arma letale, viene imbucata nella famosa cena di Palazzo Grazioli da Giampaolo Tarantini, il tipo rampante e disinvolto alla disperata ricerca di entrature molto su. Ma risalendo a ritroso si apprende che la donna viene personalmente consigliata a Tarantini dal suo socio, quel Massimiliano Verdosca (Verdoscia, ndr) crocevia di tante relazioni eccellenti, poi miseramente finito in galera per spaccio. E’ la conferma che la D’Addario non finisce in casa Berlusconi per casuale coincidenza: qualcuno ce l’ha fatta arrivare, di passaggio in passaggio, con scelta precisa, grazie alle sue specifiche qualità di donna scaltra e spregiudicata. Lucida e per niente improvvisata appare difatti la sua condotta durante l’intera operazione: prima entra in casa Berlusconi con il registratore e si premura di confezionare la prova, quindi all’esplosione dello scandalo gira mezza Europa per distruggere la reputazione del premier”.

Per completezza di informazione, un ultimo periodo pubblicato sempre dal giornale di Feltri: “I magistrati di Bari su tutto questo ora starebbero lavorando, anche se è doveroso riferire che un’agenzia (l’Ansa, ndr), citando “fonti giudiziarie baresi”, riporta la smentita dell’inchiesta”.

Tornando a ‘Panorama’, sul settimanale si legge che “a breve, nei confronti di alcuni giudici che avrebbero partecipato a quello che appare come un vero e proprio complotto ai danni del premier dovrebbe scattare un procedimento parallelo”, per motivi di competenze affidato alla procura di Lecce.

Nell’operazione da Spectre “un ruolo non secondario lo avrebbero recitato alcuni giornalisti, ai quali sarebbero state passate notizie allo scopo di alimentare il clima a sostegno della tesi di D’Addario. Alcuni articoli sarebbero stati persino utilizzati per indirizzare le indagini”. Secondo il periodico Mondadori “sarebbero già pronte le richieste di misure cautelari per diversi personaggi, compresi alcuni appartenenti alle forze dell’ordine”.

In realtà, secondo ‘Il Corriere della Sera” sembra che a Bari sia in corso una indagine per capire chi abbia permesso “le fughe di notizie, probabilmente diffuse da pubblici ufficiali che avrebbero fornito ai giornalisti gli interrogatori secretati dell’imprenditore barese Giampaolo Tarantini, coinvolto in inchieste sugli appalti di forniture sanitarie, e che aveva presentato Patrizia D’Addario, ed altre ragazze, al premier in occasione delle feste nella residenza del Presidente del Consiglio”.

Perchè mai la stampa vicina al Cavaliere ha tirato fuori di nuovo una ‘questione’ che era stata faticosamente ‘silenziata’? Le elezioni si avvicinano e c’è da scommettere che le ipotesi fantascientifiche su tutto e tutti abbonderanno. Anche perchè in assenza di programmi politici la competizione potrebbe giocarsi sugli sccop.

Il fatto rimane misterioso, mentre un’altra cosa è chiara: a Palazzo Grazioli, nella villa sarda, altrove sono stati dimostrati incontri tra il presidente del Consiglio non solo con D’Addario ma con molte altre ragazze fin troppo gentili. Fatto non del tutto consono al ruolo ricoperto da chi guida un Paese.

Sulla corruzione nella sanità pugliese, poi, ancora non tutto è chiaro e rimane oscuro il motivo per il quale un imprenditore che operava in Puglia avrebbe speso in un paio di mesi non meno di 500 mila euro per affittare una villa in Sardegna, riempirla di cocaina ed altre droghe e organizzare feste con decine di ospiti.  Sulla sua ‘filosofia di vita’ Tarantini ha dichiarato: “Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società”.

Gli ‘agenti’, segreti o no, dovrebbero scoprire chi girava nella “rete di connivenze” costruita da Tarantini. Ma questo  è un alto discorso.

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