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Anna Frank e il Diario che turba

Autore: . Data: lunedì, 18 gennaio 2010Commenti (0)

Interpellanza di un deputato leghista alla ministra Gelmini: non lo si legga ai bambini

urlodimunchIl deputato leghista Paolo Grimoldi ha presentato un’interpellanza al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, chiedendo il suo intervento nei confronti di una scuola elementare brianzola in cui è stato letto il testo integrale del Diario di Anna Frank.

Secondo il leghista, nella versione integrale “vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare”.

La notizia non turberà invece il sonno ai lettori di InviatoSpeciale, abituati a scorrere sul loro desktop notizie grottesche, sgradevoli, inquietanti.

Una simile interpellanza, però, ci lascia comunque interdetti: chi esercita il culto del dio po e dei riti celtici dovrebbe nutrire un po’ più di rispetto non soltanto verso le maestre elementari che si sforzano (pagate 1100 euro al mese) di insegnare ai bambini qualcosa in più rispetto alle quattro tabelline, ma anche nei confronti della memoria condivisa di questo Paese. Fin qui, il richiamo al politically correct. Poi c’è la dura realtà. E da questa si capisce lo spirito della sortita dell’onorevole Grimoldi.

In primo luogo, la memoria non è più così condivisa e lo sanno bene coloro che denunciano il tentativo – avanzato da una fetta consistente di mondo politico – di picconare la Costituzione, considerata un intralcio alle “nuove” forme di convivenza (in)civile.

In secondo luogo, siccome la lettura del Diario di Anna Frank – così come la volontà da parte di migliaia di maestre di dotare i bambini di una piccola “cassetta degli attrezzi” non mnemonica – scorre nel solco dei programmi ministeriali di metà anni 80 che prevedono tra l’altro la compresenza nelle classi di più maestre (all’insegna dell’arricchimento didattico e della partecipazione), quella stessa classe politica deve aver pensato che troppi pensieri “impegnati” danno alla testa.

Meglio chiudere gli occhi ai cittadini, affinché non riflettano troppo sulla loro condizione né sul loro passato: guarda caso, la “riforma” del ministro Gelmini ha riportato la scuola elementare italiana indietro di trent’anni, distruggendo quei programmi e facendo infuriare la migliore intelligenza che ha formato una generazione di giovanissimi studenti.

Sarebbe dunque sbagliato ridurre la piccola iniziativa parlamentare di un deputato leghista ad una boutade. Tutto si tiene in un Paese che sprofonda nel suo declino, nell’incultura, nella paura del diverso, e addirittura nel timore di confrontarsi con i sentimenti e le crude descrizioni di una ragazzina ebrea che scriveva il suo Diario in clandestinità, nel 1942, durante l’occupazione nazista.

Paolo Repetto

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