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Vicenza, lettera aperta al Sindaco Achille Variati

Autore: . Data: giovedì, 17 dicembre 2009Commenti (0)

I sinti della città veneta scrivono al sindaco del Pd e denunciano di essere discriminati.

zingari1Il primo cittadino di Vicenza ha una storia politica che dal volontariato cattolico lo ha portato alla Dc ed infine al Partito democratico. Eletto anche grazie alla sua opposizione (infruttuosa) alla costruzione della base Usa ‘Dal Molin’, Variati ha permesso il varo di un provvedmento, che ricordando le posizioni della Lega, mostra la spiccata ‘simpatia’ della sua amministrazione per la segregazione razziale.

Il ‘Piano territoriale scolastico’ varato dal Comune, infatti, prevede un limite massimo di alunni stranieri per ogni classe pari al 30-35 per cento delle scolaresche. La demagogia razzista dell’amministrazione è arrivata a definire la decisione di aggregare o dividere i bambini in base alla nazionalità e non alla personalità “uno strumento per rivitalizzare i quartieri, favorire l’integrazione sociale e promuovere la sostenibilità e la qualità della vita nel contesto urbano”.
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Alessandra Moretti, assessore all’istruzione, ideatrice della delibera, è passata alla cronaca per un drammatico discorso di esaltazione della segregazione pronunciato durante l’assemblea Pd del Lingotto il 27 giugno di quest’anno nel quale disse: “Quando parlo di Vicenza, parlo di Vicenza e dei suoi 18mila immigrati. Questa amministrazione che oggi io rappresento ha saputo fare un scelta politica coraggiosa: noi siamo riusciti con fatica, con un metodo di grande compartecipazione, ad introdurre le quote, la percentuale degli stranieri nelle classi elementari. Ma questo Partito, soprattutto a livello nazionale, non ci ha dato una mano, ci ha lasciato soli, non è stato capace di fare propria questa esperienza, neppure a livello mediatico. Questo provvedimento la cui primogenitura la rivendica ancora la Lega, il Partito Democratico non l’ha nemmeno considerato. Poteva dire “noi” e non “voi” siamo riusciti ad affrontare un problema sentito dal territorio, e siamo riusciti a dargli una risposta, siamo riusciti a dargli una soluzione”.

L’assessore regionale  Elena Donazzan, del Pdl e proveniente da Alleanza nazionale, salutò la decisione della giunta vicentina con queste parole: “E’ il modo migliore per poter iniziare a parlare d’integrazione”. Difendendo gli ammnistratori di Vicenza l’esponente politico di centro destra aggiunse: “Non sono stupita che a volte a prevalere sia la pregiudiziale ideologica, come sta succedendo contro la scelta della scuola vicentina, se si deve realmente affrontare questo problema”.

Al Lingotto Moretti fu calorosamente applaudita da un partito che probabilmente non conosce neppure i più elementari fondamenti sui quali si basano i diritti civili  elementari, secondo i quali non debbono essere mai considerate tollerabili le differenze di nazionalità, etnia o del credo religioso. I razzisti italiani, per altro, interpretano le battaglie contro la segregazione e l’esclusione sociale come ‘residui ideologici’, mostrando di aver letto neppure i più noti trattati internazionali e le convenzioni che condannano chi costruisce sistemi di divisione razziale.

In una situazione del genere i sinti del comune veneto hanno scritto al sindaco:

“Gentilissimo Sindaco, abbiamo letto con interesse il Suo comunicato di domenica 13 dicembre. Lei si chiede come sarà il futuro a Vicenza per un bambino che nasce oggi, come sarà la città in cui crescerà, studierà, lavorerà, costruirà la propria famiglia. Ce lo chiediamo anche noi mamme sinte.

Ora che avete cancellato le aree a noi destinate, e non avete voluto sentire la nostra voce, quando abbiamo riproposto l’emendamento per il reinserimento delle microaree nel Vostro PAT, sì Vostro, perché non potrà essere nostro, come non lo è la città che Voi sognate e avete disegnato, giacché ci avete escluso.

Eppure Vicenza è la nostra città, dove siamo nati, dove siamo andati a scuola, dove lavoriamo e dove abbiamo creato la nostra famiglia. Certamente per Voi, noi siamo solo un problema, i nostri bambini, asserite, che li mandiamo a scuola sporchi, quando – e ne sono a testimonianza le maestre – ogni giorno, noi li accompagniamo a scuola lindi, pettinati e ordinati. Facciamo sacrifici per poterli far studiare e poi per vederli che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, perché vivere in Viale Cricoli è un marchio che ci avete per anni impresso nel nostro corpo.

I nostri bambini hanno solo la disgrazia di vivere in questo campo, a contatto con i pericoli delle auto che sfrecciano per Viale Cricoli e delle polveri sottili che sono costretti ogni giorno a respirare, in un posto non certo sano per la loro salute. Ciò nonostante le nostre povere campine, hanno le porte, e i servizi igienici, per quanto non a norma, sono puliti ogni giorno.

Se lei si degnasse di farci visita, si accorgerebbe che non siamo come Lei ci descrive, che il nostro campo per quanto possibile è pulito e ordinato, che le nostre campine sono pulite e profumate, e che i nostri bambini non hanno le mani sporche, sono puliti. Siamo poveri, ma viviamo con dignità e i bambini sono nella nostra cultura il nostro sole, il nostro avvenire e guai a chi pensa di usarli per screditare la nostra popolazione.

A proposito, forse lei non si è accorto, ma eravamo tra il pubblico ad ascoltarla giovedì scorso e ci ha fatto molto male sentire che parlava di noi come dei delinquenti, come ci ha dato molto fastidio sentirla esprimere alla TV che i nostri figli sono sporchi e che li dovete far lavare prima di entrare a scuola.

Ammettiamo, anche da noi – probabilmente a causa della povertà e della crisi economica che colpisce anche noi – c’è qualche mela marcia, ma l’eccezione non è la regola. Ci sembra che anche tra voi gagè ci sono parecchie mele marce, ma forse in noi minoranze è più facile per voi vederle. Le Mamme sinte del campo di Viale Cricoli – Vicenza”.

Tra i tanti drammatici mali italiani il razzismo che sta assalendo anche il centro sinistra è uno dei segnali più preoccupanti. Ma quello che inquieta ancora di più è la subalternità di alcuni politici (interessati solo alla gestione del potere) nei confronti delle pulsioni più reazionarie della società. Costoro invece di assumere posizioni anche rischiose nel breve periodo (la perdita delle elezioni) si adeguano e non affermano i principi civili che saranno la base della società multietnica, ovvero il futuro prossimo del nostro Paese.

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