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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Popolo viola, realtà virtuale e sconfitta dell’opposizione

Autore: . Data: venerdì, 11 dicembre 2009Commenti (0)

Migliaia di cittadini italiani alla ricerca del mondo che non c’è.

popolo violaSul loro sito internet è comparsa la “Proposta per un manifesto del “Popolo Viola”. Si legge nel testo: “La grande manifestazione del 5 dicembre ci consegna un inestimabile patrimonio civile e politico e pone a tutti noi una domanda: come continuare, come tradurre quest’onda spontanea di partecipazione democratica in effettivo contributo per il Paese?”.

La domanda è di quelle serie, mentre appare chiaro che il ‘Palazzo’ (partiti e media) hanno deciso di oscurare il fenomeno, nell’attesa che si estingua da solo. I promotori della ‘Proposta’ hanno insistito: “La risposta a questa domanda non è ancora scritta da nessuna parte o, meglio, è scritta dentro ciascuno di noi e in tutti assieme. La risposta a questa domanda non può che essere rintracciata in quell’intelligenza collettiva che ha dato vita alla più importante manifestazione degli ultimi vent’anni, nell’aspirazione che vive dentro ogni cittadino ad avere un Paese migliore: uno Stato di diritto ed una società delle libertà e dei diritti, come indica la nostra Costituzione. Vogliamo un Paese che contribuisca ad un ordinamento internazionale pacifico e giusto sul terreno della democrazia, del progresso sociale e di una nuova etica politica. I valori da porre al centro sono la dignità delle persone, il rispetto dell’ambiente, il riconoscimento del lavoro, la legalità, il senso critico dei saperi, della conoscenza, dell’informazione e della Rete: per un Paese moderno, vivo, dinamico, finalmente libero dal modello regressivo del berlusconismo”.

I metodi per interpretare un testo sono infiniti: dalla logica alla sintassi, dai significanti delle parole alla forma stilistica. Fermandosi alla cronaca, si può dire con facilità che le idee proposte sono condivisibili, giuste e francamente ovvie. Potrebbe mai qualcuno proporre uno Stato del non Diritto, guerrafondaio e contrario al progresso sociale? Più interessante è invece un passaggio: “Finalmente libero dal modello regressivo del berlusconismo”.

Perchè l’opera si compia i promotori hanno concluso: “Il tempo dei bilanci è finito e cede il passo al tempo della proposta, del progetto (ma non del partito che non faremo mai). Questa è la nostra nuova sfida. Noi vogliamo raccoglierla”.

‘Maneggiare’ la politica in Italia è diventato difficile. Da almeno trent’anni, tra pessima informazione e leadership di basso livello, l’opinione pubblica si è trasformata ed un esercito di mutanti ha preso il posto dei cittadini consapevoli.

Il ‘modello regressivo del berlusconismo’, non è un accadimento temporaneo o uno spiacevole disturbo momentaneo della coscienza. E’ il risultato di anni ed anni di lavoro accurato, profondamente legato ad una proposta politica organica e seria.

Domani ricorre l’anniversario dell’inizio ufficiale della strategia della tensione in Italia, le bombe alla Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano, un cupo periodo storico (mai concluso definitivamente) nel quale conservatorismo e reazione hanno investito intelligenza e denaro per impedire al Paese di svilupparsi superando le antiche logiche di casta per arrivare a produrre una società più moderna.

In quegli anni lontani la ‘maggioranza silenziosa’ era il nocciolo duro della conservazione. Esprimeva un semplificato schema mentale che oggi si ritrova eguale nelle filippiche celtico-padane della Lega o nei metodi da ‘cumenda brianzolo’ del Cavaliere (senza alcuna offesa alle genti di quella terra).

Dall’altra parte, a dispetto delle ricostruzioni storiche ‘revisioniste’, allora c’erano milioni di giovani in tutto il mondo che cercavano di affermare un principio facilmente riassumibile in “Peace and Love”, sintesi di un progetto politico del tutto innovativo, nel quale individui, sessualità, abitudini, comportamenti, sogni ed organizzazione sociale cercavano di sostituire la strategia degli ‘interessi al potere’ con quella della ‘fantasia al potere’.

Dal 12 dicembre del 1969 sono successe infinite cose, dalla rivoluzione tecnologica alla scomparsa dell’Unione sovietica, dall’invenzione del walkman alla crisi del rock. E poi la pillola contraccettiva, il topless, l’aids, l’emigrazione di massa, il surriscaldamento del pianeta, la nascita del personal computer e di internet, altro. In quarant’anni l’Italia, però, è rimasta eguale a se stessa e nello stesso tempo è cambiata profondamente. E accaduto anche nel resto dei Paesi sviluppati, ma da noi è stato peggio che altrove.

Come è possibile? Come possono coesistere cambiamenti epocali e immobilità? Lo ha spiegato un signore, Jean Baudrillard, un francese arguto, vicino a Gilbert Durand, Edgar Morin e Michel Maffesoli, molto legato a Roland Barthes ed estimatore di Marshall McLuhan.

Baudrillard sosteneva che l’iperrealtà’ fornita dai media è molto più soddisfacente della ‘normale realtà’, in cui il sé di ognuno nasce e cresce. Per questo motivo le persone si spostano per assuefazione a vivere intellettualmente nel piano della ‘iperrealtà’ ed essendo questo ‘iperspazio’ omogeneizzato e controllato da altri perdono il proprio connotato di individui, immergendosi in un nuovo conformismo scintillante e controllato da élite circoscritte.

La relazione tra ‘realtà’ ed ‘iperrealtà’ è la forza e la debolezza del ‘Popolo viola’ e probabilmente la difficile soluzione del conflitto tra i due mondi ne potrebbe decretare la sconfitta. Come è stato per tutti i movimenti in precedenza (per esempio la Pantera e poi l’Onda).

La riserva indiana della rete, infatti, è diventata per una stragrande maggioranza di giovani il territorio della scoperta, al di fuori di quella che Nicholas Negroponte chiamava la realtà atomica. La ‘fantasia al potere’ della metà degli anni sessanta, il più duro e pericoloso (per l’establishment) movimento di massa dopo la rivoluzione russa, non poteva perdere la propria identità, perché questa era parte del sé delle persone, ma poteva però essere sconfitta nella realtà. Così di volta in volta sono ‘emersi’ movimenti ‘iperreali’, non virtuali ma di certo poco concreti, capaci di ricondurre spinte emotive nel mondo reale per poi vedersi negati o repressi, col risultato di finire travolti dal ‘riflusso’.

L’immagine netta del rifiuto ad uscire dalla ‘iperrealtà’ è chiara nella Proposta del ‘Popolo Viola’: “Non del partito che non faremo mai”. Nel documento, se si fa attenzione, mentre compaiono le parole Rete, informazione libera, cultura, Costituzione, non vi è alcun cenno a razzismo,  xenofobia, omofobia, diritti civili, libertà sessuale, Resistenza, laicismo, antiproibizionismo, ovvero ai temi che ‘fanno’ la differenza. Perché la frontiera italiana tra progressismo e conservatorismo (non solo Berlusconi, ma il blocco sociale che lo sostiene) è proprio nel modo di intendere la vita in quanto tale, la vita reale, insomma.

La ex ‘maggioranza silenziosa’, oggi diventata Lega-Pdl, vive anch’essa nell’iperrealtà, salvo che è totalmente incapace di sentire gli stimoli ‘della fantasia’ e lega la propria identità eterodiretta a Berlusconi, come l’hanno legata altri in passato a Forlani, Craxi ed Andreotti, o prima ancora a Mussolini, al fascismo e così via.

Quello che i ‘Viola’ non riescono a comprendere è che la ‘sostituzione’ del Cavaliere non muta gli equilibri reali, perché le ‘élite’ non sono la conseguenza della sua esistenza, ma le protagoniste del fenomeno.

La debolezza dell’opposizione, anzi la sua inesistenza, è parte dello stesso scenario. Nessuno dei partiti che ‘non ci stanno’ è in grado o ha il coraggio di inserire nel dibattito politico i temi centrali, quelli dello spartiacque, perché questo potrebbe compromettere i risultati elettorali, cioè il trasferimento nel reale degli stimoli ‘iperreali’. In parole povere temono di perdere voti.

Il tema della giustizia, la questione morale, la trasparenza, l’onestà, il rispetto della Costituzione sono importanti, ma non entrano nelle consapevolezze profonde dei cittadini. Un esempio: dibattere di Spatuzza o della mafia è fondamentale, ma se i trecentomila o più aderenti ai gruppi ‘Facebook’ contro Berlusconi decidessero di raccogliere altrettanti vestiti per i migranti da regalare in occasione del Natale, il segnale di una diversità ‘intensa’ e ‘atomica’ tra chi crede nell’eguaglianza e chi nella segregazione sarebbe dirompente. Non per i media, ma per le stesse persone coinvolte, perché le metterebbe nelle condizioni di uscire dall’iperspazio per forzare le porte che bloccano in un recinto i ‘diversi’. E farlo con le mani tese, i sorrisi, la commozione e l’intensità di chi per la prima volta in Italia impegna centinaia di piazze e piazzette contemporaneamente ed ovunque per dire “siamo tutti eguali” e chiediamo anche a chi ‘sta dall’altra parte’ di portare un giocattolo per un bambino romanì è un colpo mortale per chi crede nelle differenze, perché stimola nei razzisti ‘la vergogna’.

Il ‘modello belusconiano’, insomma, è scisso da Berlusconi e chiede oggi ai cittadini più consapevoli di diventare falegnami, operai, elettricisti, carpentieri, architetti ed ingegneri per costruire una casa nella quale accogliere chi riesce a capire che lo scenario descritto da Baudrillard deve essere smantellato.

Un lavoro che chiede una forza straordinaria, una fantasia immensa, una incommensurabile fatica. Ma l’unica soluzione per riportare gli italiani a credere in tre cose facili facili: libertà, eguaglianza e fraternità. Le stesse che da secoli l’umanità cerca di realizzare e che l’opposizione italiana ha dimenticato senza alcun pudore.

Roberto Bàrbera

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