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Le deportazioni dei migranti in Libia potrebbero essere un reato

Autore: . Data: mercoledì, 9 dicembre 2009Commenti (0)

Accertamenti sui militari della Guardia di Finanza.

migrantiIl procuratore di Siracusa Ugo Rossi ha detto: “Il trattato bilaterale italo-libico non ha mai modificato in alcun modo, nè avrebbe potuto farlo, le convenzioni internazionali ratificate e dunque diventate parte integrante della legislazione italiana che vietano espressamente, al pari delle norme interne, tanto le operazioni di respingimento collettivo che l’espulsione di minori”.

Dopo aver chiarito che le deportazioni sono illegali il magistrato ha specificato un particolare che alle forze di opposizione è risultato stranamente ignoto quando cominciarono le prime operazione di espulsione: “Considerato che quando dei migranti sono su navi italiane, benchè in acque internazionali, quella nave è a tutti gli effetti suolo dello Stato italiano, ne deriva la naturale e piena vigenza della nostra legislazione”.

Come InviatoSpeciale ed alcuni esponenti di organizzazioni per la difesa dei diritti civili avevano spiegato le navi militari sono sempre in ogni caso, ovunque si trovino, territorio nazionale e quindi i migranti presi a bordo dovevano essere prima identificati, poi messi nelle condizioni di chiedere asilo politico ed infine sottoposti alle verifiche sulla concessione dello status di rifugiato. In ogni caso non potevano essere trasferiti in Libia.

Per il procuratore “da parte della procura di Siracusa non vi è stata alcuna violazione bensì strettissimo ossequio della legge. E considerato che nel nostro Paese vige, altresì, il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale, avviare il procedimento è stato un atto dovuto. Stiamo adesso valutando ogni cosa, stiamo effettuando gli altri accertamenti, nella piena convinzione che se dovessero emergere delle responsabilità penalmente rilevanti non sarà certo l’ultimo chiodo del carro a pagare per tutti”.

Rossi ha smentito che la procura abbia inviato ai giudici di pace del circondario di Siracusa una circolare con la quale si invitava a sollevare eccezione di costituzionalità a proposito della norma che punisce l’immigrazione clandestina.

“Noi – ha concluso – abbiamo riunito i viceprocuratori onorari che, per questioni di organico dei giudici togati, sono coloro che materialmente rappresentano la pubblica accusa davanti ai giudici di pace competenti per queste fattispecie, per consentire loro di prendere visione di un documento nel quale venivano argomentate le ragioni per le quali sarebbe stato opportuno richiedere di sollevare eccezione di costituzionalità. Dunque la nostra interlocuzione è stata esclusivamente con chi rappresenta la pubblica accusa e non con i giudici di pace con quali il dialogo avviene solo in udienza. Aver rappresentato una realtà diversa da quella effettiva, come sarebbe stato assai semplice accertare, se lo si fosse voluto, mi sembra un atto di gravità estrema”.

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