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La mafia non fa vendere giornali, meglio i pettegolezzi sul sesso

Autore: . Data: martedì, 1 dicembre 2009Commenti (0)

Il direttore dell’Unità critica ‘i gusti’ dei lettori, ma non spiega chi li ha ‘abituati’ al gossip.

gossipConcita de Gregorio ha dichiarato: “L’Unità ha fatto 42 copertine in un anno sulla mafia e ogni volta ha perso 5.000 copie, quasi il 10 per cento. Mi offrirono il libro della D’Addario su Berlusconi, aggiungendo che valeva 5-10.000 copie in più. Il giornale che l’ha preso al posto nostro ne ha guadagnate 7.000″.

Per il direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci “c’è difficoltà a parlare ogni giorno di mafia. Se parli di mafia, ma anche di lavoro, perdi copie. Se parli di sesso le aumenti. Ma io preferisco investire a lungo termine”. Il pubblico “però vuole certe cose” ha insistito De Gregorio, raccontando un particolare: i lavoratori della Yamaha Italia di Gerno di Lesmo (Milano), dopo l’annuncio della chiusura che mette a rischio 68 posti di lavoro “hanno scritto una lettera all’Unità chiedendo di aiutarli perchè si erano già rivolti al Gabibbo senza però risolvere il problema”.

Non c’è dubbio che le notizie ‘pesanti’ non piacciano più ai lettori, anche perchè da anni i principali quotidiani italiani e la televisione hanno scatenato una strategia martellante di banalizzazione della realtà. Non sembra particolarmente ‘coraggioso’ dedicare ad uno dei più gravi problemi del Paese 42 aperture in un intero anno su questo, mentre appare drammatico misurare l’impegno civile della stampa con la tiratura.

Se è vero che i conti debbono quadrare è anche vero che l’informazione non può diventare un quasi esclusivo veicolo per distribuire gossip. Inoltre, l’episodio citato da De Gregorio e che riguarda ‘Striscia la notizia’ non sorprende, perchè da sempre la presunta trasmissione ‘trasgressiva’ della tv del presidente del Consiglio indulge nel pettegolezzo (al quale ha anche dedicato una rubrica) e colpisce ‘colpevoli’ marginali e deboli, senza mai affrontare temi che interessano il ‘potere che conta’.

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