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I Fan di Tartaglia, specchio di un Paese allo sbando

Autore: . Data: lunedì, 14 dicembre 2009Commenti (0)

Migliaia e migliaia di persone hanno manifestato ieri sera, sulla vetrina di Facebook, approvazione per il folle gesto contro Berlusconi

gogna“Massimo Tartaglia, quello che ha dato un cazzotto a Berlusconi. Unico rammarico, non aver mirato bene…”. “42 anni, incensurato e con tanto coraggio”.

“Se dicono che lui è uno psicopatico, dovrebbero allora rinchiudere tutti gli italiani. Vai Max!”.

“Povero Berlusca, dovrà spendere qualche migliaio di euro per rifarsi i suoi bellissimi smaglianti denti”.

“Vogliono farci credere che massimo tartaglia abbia dei problemi di mente ma non è vero”.

“Vorrei vedere voi se c’avete ‘na cosa in mano mentre il nano parla che non je la tiri appresso? non è questione de violenza è chimica suscita una reazione chimica…. un gesto non eroico non politico un gesto umano…ma diciamoci la verità che ha risolto ‘sto gesto? quello domani ha trovato la scusa pe’ rifasse tutta la faccia e considerarsi immortale… ‘a vigliacco te piacciono le ragazzine te piace quando le forze del disordine picchiano e uccidono un uomo o un ragazzo disarmato? tiè beccate sta bella statuina pensa te che guardie del corpo se uno malato di mente riesce a beccatte pensa che può fa uno sano de mente!?!?!?!?! meglio che non te fai vede da ‘ste parti che qua de normali ce ne sono veramente pochi”.

Perle significative di un delirio sconfortante, accatastate online, l’una sull’altra, nella vetrina virtuale di Facebook: luogo principe del cazzeggio (per taluni), dell’invettiva (per altri), dell’imbecillità (per coloro i quali ignorano che le parole sono pietre e andrebbero perciò distillate con un minimo di buon senso).

I numeri della gogna sul social network sono elevatissimi: in poche ore, circa 30.000 utenti (alle 22 di ieri sera) avevano aderito a pagine “fan” inneggianti in qualche modo al gesto di Massimo Tartaglia. Naturalmente questa penosa dinamica ha immediatamente attratto allo scontro virtuale i più volgari tra i sostenitori del Premier: nelle discussioni non sono mancati insulti ai “comunisti di merda”, che meriterebbero la legge del taglione, così come a Tartaglia andrebbe “applicata la pena di morte”.

In mezzo a tanta squallida manifestazione del proprio pensiero, qualche utente si è sforzato di ragionare. A Franco Gengotti è “tornato in mente Anteo Zamboni”: il 31 ottobre del 1926 – recita la scheda su Wikipedia – Benito Mussolini si recò a Bologna per inaugurare lo stadio littorio. Appostatosi in piazza del Nettuno, Anteo Zamboni sparò contro Mussolini, mancando il bersaglio. In reazione a tale gesto, gli squadristi di Arpinati si gettarono sullo studente quindicenne e lo linciarono. Chi per primo individuò e bloccò il giovane attentatore fu l’ufficiale di fanteria Carlo Alberto Pasolini, padre di Pier Paolo Pasolini. Non sono ancora stati chiariti i motivi del gesto di Zamboni: la memoria collettiva lo ricorda come giovane anarchico, proveniente da famiglia di anarchici”.

In seguito al fallito attentato, ha ricordato Gengotti, “già un mese dopo furono approvate le ‘Leggi per la difesa dello Stato’. Circa 120 deputati dell’opposizione furono dichiarati decaduti, fu istituito il Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato (che riaprirà il caso Zamboni), fu approvata l’istituzione della pena di morte e tutte le pubblicazioni ostili furono sospese”.

Forzando il parallelo col presente, sorgono considerazioni inquietanti: da mesi si discute della possibilità di limitare l’accesso alle piazze delle grandi città per le manifestazioni e non è un caso che ieri sera il ministro La Russa sia tornato in argomento.

Altra eccezione, che ha confermato però la regola della mediocre invettiva, è giunta – sempre su Facebook – dall’utente Sergio Mazza: “Sono un uomo di sinistra e non me ne vergogno e sempre condanno e condannerò la violenza. Atti come quello perpetrato ai danni di Berlusconi non possono trovare il favore di nessuno. E’ mio parere che la violenza non porta a nulla, quanta gente corta di memoria che scrive in rete: si vede che non avete vissuto gli anni della violenza di piazza, gli anni in cui noi ragazzini di allora quando vedevamo un corteo fuggivamo terrorizzati. Mi vergogno per coloro che si definiscono di sinistra e che scrivono inneggiando ad uno psicopatico. La cosa che mi avvilisce è che leggo in molti dei vostri scritti l’incapacità di dialogare, siete ispirati solo dall’odio e dalla violenza e questi ‘sani’ sentimenti purtroppo vi accomunano sia a destra che a sinistra. Un consiglio per tutti: andate in rete e cercate qualche filmato in cui al tavolo di tribuna politica dialogavano Berlinguer ed Almirante, ammirate la civiltà con la quale portavano avanti argomenti e discussioni e poi paragonateli ai discorsi di oggi tra destra e sinistra, io sinceramente mi vergogno di entrambi”.

C’è materiale su cui riflettere amaramente.

Paolo Repetto

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