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Finanziamento pubblico ai giornali: tutti salvi

Autore: . Data: giovedì, 10 dicembre 2009Commenti (0)

La Finanziaria prevedeva tagli, ma i partiti ‘beneficiati’ hanno trovato la soluzione.

giornaliIl ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, ha fatto un passo indietro e assicurato che i contributi statali destinati a testate come L’Unità, il Secolo d’Italia e la Padania, messi in discussione dalla Finanziaria, non verranno toccati.

La ‘vittoria’ sarebbe arrivata grazie alla mediazione del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ieri ha chiamato Tremonti mentre era impegnato in una durante una riunione con i preoccupati direttori del Secolo d’Italia, Flavia Perina, dell’Unità, Concita De Gregorio, di Europa, Stefano Menichini, e di Liberazione, Dino Greco.

“Tremonti – ha spiegato Menichini in una conferenza stampa alla Camera organizzata dalla Fnsi – ha assicurato che interverrà per via legislativa: nel decreto ‘Milleproroghe’ di fine anno o nel decreto Sviluppo che verrà emanato ai primi di gennaio”.

La Finanziaria confermerà quindi i finanziamenti come in passato.

Il problema, hanno osservato De Gregorio e Greco, è che “molte testate stanno affrontando ristrutturazioni e consolidamento dei debiti, e le banche non presteranno loro più denaro se il finanziamento pubblico non nasce più da un diritto soggettivo proprio, ma da una concessione del ministero”.

“Siamo contenti che Tremonti abbia scoperto di non essere d’accordo con quello che aveva deciso – ha detto il presidente della Fnsi Roberto Natale -. La parola ‘rigore’ non la regaliamo a nessuno. Sono anni che denunciamo che le regole vigenti mettono insieme giornali di partito veri e inventati, testate vere e finte”, ha aggiunto Natale, che a Tremonti ha chiesto “una sede immediata per fare questo lavoro di ‘pulizia”, ed ha annunciato per il 12 gennaio una “chiamata a discutere con tutti i soggetti politici, sociali e culturali favorevoli a questa battaglia”.

Anche Concita De Gregorio, pur prendendo atto “dell’impegno formale di Fini e Tremonti”, ha chiesto che si faccia “pulizia”, visto che nell’elenco ci sono testate “di cui non abbiamo mai sentito parlare. Poi si può andare a deliberare in sede di Finanziaria. L’importante comunque è non lasciare il cerino al governo”.

Il capogruppo del Pd in Commissione Bilancio, Pierpaolo Baretta, ha annunciato che nella relazione di minoranza alla Finanziaria il Pd chiederà al governo di “porre subito rimedio alla questione dell’editoria senza rinvii”. Per il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri, la questione «è ormai risolta. Gli impegni già presi al Senato saranno rispettati nelle misure individuate dal governo”,

Su tutto rimane un dubbio: perchè i giornali vengono finanziati sulla base di un principio indiscriminato di ‘assistenza’ e non sulla base di parametri di ‘reale necessità’? Perchè le imprese giovani non possono godere di nessun aiuto per nascere e crescere, mentre pubblicazioni spesso senza lettori ottengono centinaia di migliaia di euro?

Quanti sono i clienti del ‘Secolo d’Italia’, di ‘Europa’ o di Liberazione’? E ‘La Padania’ e ‘L’Unità’, ‘la Discussione’, ‘Linea’, ‘il Campanile’, ‘l’Opinione’, ‘La Voce Repubblicana’ o ‘il Denaro’ rispettano un rapporto tra spese, pagine pubblicate e lettori che abbia un minimo di trasparenza?

Forse non è necessaria una ‘ripulita’, ma una nuova normativa che permetta un reale sviluppo dell’informazione, favorendo innovazione e professionalità. I partiti, però, potrebbero non essere d’accordo.

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