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Berlino oltre il Muro

Autore: . Data: lunedì, 21 dicembre 2009Commenti (1)

In libreria un diario di viaggio a metà strada tra il saggio e il reportage sull’identità ad Est precedente al 1989

caduta-muro-di-berlinoIl trentenne giornalista e scrittore perugino Matteo Tacconi pubblica, per l’editore Castelvecchi, la sua ultima fatica editoriale: C’era una volta il muro (pp. 280, euro 18,50). La formula è simile a quella del suo precedente lavoro, Kosovo. La storia, la guerra, il futuro, a metà tra saggio storico-politico e reportage sul terreno.

Come l’autore preannuncia nell’introduzione, si tratta di un diario di viaggio, di “una marcia di avvicinamento” fisica e dell’immaginario, a quei paesi dell’Europa orientale che, dopo decenni di comunismo e di isolamento, stanno costruendo o, se si vuole, ricostruendo una loro identità europea.

Questa nuova identità, come sottolinea il nostro reporter, poggia su un’ideale continuità culturale rispetto alla tradizione mitteleuropea ed è sancita dall’ingresso nell’area Schengen, da quello nell’Unione Europea e dall’adesione all’alleanza militare della Nato.

E’ un libro piacevole e ben scritto, ricchissimo, oltre che di storia, di aneddoti, di cronaca, di colore locale, di suggestioni letterarie, di rielaborazioni dell’immaginario. L’autore, esperto di Europa orientale, usa lenti a più fuochi per la sua opera di divulgazione, riuscendo a cogliere particolari minuti ed impressionistici per fonderli con dissertazioni storiche e considerazioni economiche, sociali e geopolitiche; l’operazione consiste nel far reagire questi elementi allo scopo dichiarato di “ricucire, rammendare, dare profondità”, di restituire una visione “potenziata” della realtà che indaga.

Meno convincenti appaiono, invece,  le movenze da epopea con cui l’autore ricostruisce il trapasso di quei Paesi dai regimi comunisti a quelli liberali e all’economia di mercato.  L’epopea, per sua natura, è un genere letterario non problematico, finalistico, che non si fa carico della complessità del reale; ciò porta lo scrittore a far ricorso ad una manicheistica e, a volte, stucchevole retorica del bene contro il male, della libertà contro la tirannia e la barbarie: l’occidente è visto come la patria della democrazia, della libertà, dei diritti umani e del benessere, mentre oltre cortina avrebbero regnato solo la dittatura, la miseria e l’asservimento dei Paesi satelliti all’imperialismo sovietico.

Di certo, non vogliamo recitare qui la parte di difensori d’ufficio del “socialismo reale”: quest’espressione fu appunto coniata per sottolineare la distanza incolmabile tra le aspirazioni storiche dei movimenti socialisti e quella che avrebbe dovuto esserne la realizzazione pratica. Riteniamo, però, che la realtà storica abbia bisogno di una considerazione più complessa e problematica.

Prima di dipingere gli Stati Uniti come baluardo mondiale della libertà, si dovrebbe considerare il potere imperiale americano rispetto ai Paesi della propria sfera di influenza (la sovranità limitata era una dottrina brezneviana ma si attagliava perfettamente ai Paesi occidentali sotto l’influenza americana; e l’Italia, con la strategia della tensione, ne è un caso da manuale) e bisognerebbe valutare in modo più imparziale l’impatto della politica estera americana a livello mondiale, dalla guerra di Corea, passando per il Vietnam, per il continente sudamericano, fino alla guerra “affaristico-criminale” contro l’Iraq.

Allo stesso modo, ci sembrano deboli e tendenziosi i passi in cui lo scrittore affronta la questione della Costituzione europea e del trattato di Lisbona: dalle sue parole sembra che la Costituzione sia stata bocciata da Francia e Olanda, nel 2005, per una mera questione di egoismo nazionale e che,  per gli stessi motivi, il Trattato sia stato recentemente rigettato dall’Irlanda.

Il Trattato non fa altro che riproporre, in una forma diversa, la Costituzione europea, non più proponibile dopo la bocciatura nei referendum francese ed olandese: in entrambi i casi, si tratta di potentissime leggi sovranazionali decise da burocrati che nessuno ha eletto. Il nostro Parlamento ha diligentemente  ratificato sia la Costituzione che il Trattato nella totale ignoranza da parte dei cittadini, e questo non dovrebbe essere considerato un segno di maturità democratica.

Evidentemente i sistemi democratici contemplano questioni su cui il popolo (che pure formalmente detiene il potere) non ha diritto di esprimersi e che non ha neppure diritto di conoscere. Anche se tali questioni sono di importanza vitale, in tutti i campi.

Enrico Sbaffoni

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Commenti (1) »

  • mt ha detto:

    ciao enrico,

    scrive matteo tacconi. volevo ringraziarti x la recensione e anche per il fatto che è la prima recensione realmente critica che ricevo. mi ha fatto piacere e mi ha anche portato a riflettere. il discorso sull’epopea mi trova d’accordo con te, fondamentalmente. ma dammi modo, qui, di difendermi. è stata, quella, una scelta voluta. ho cercato, più che potevo, di calarmi nei panni di polacchi, cechi, ungheresi e altri. è inevitabile che, così facendo, si divide tra bene e male. ho compiuto questa scelta anche x un altro motivo: x il fatto, cioé, che dall’italia le lotte di quei paesi sono sempre state un po’ sbobbate, vista la presenza di un partito comunista grande e atipico e di una tendenza a leggere la storia con un’altra lente. da noi il comunismo ha fatto la costituzione, da loro la distruzione. tuttavia credo che in moltissimi passaggi del libro – dall’ostalgie di berlino alla praga rovinata dal capitale, dalla polonia che si accorge che è stata troppo amerikana all’ungheria delusa e scontenta, dai paesi fantasma dell’ex ddr a varie riflessioni sul tema della dignità della memoria nell’est – ho compensato la retorica stucchevole del bene/male. purtoppo, nel libro, non potevo né volevo mettermi a parlare della politica estera americana, che tutti conosciamo. così come non avevo intenzione di citare nel dettaglio la questione del trattato europeo e del piglio burocratese delle istituzioni di bruxelles. come avrai visto, nel libro parlo del trattato solamente come pretesto x dire che alla fine più che l’est, considerato antieuropeo (dove x europeo intendo il panorama europeo attuale con tutti i suoi difetti), il trattato è stato bocciato a ovest. di certo, se avessi dovuto fare una disamina di quello che è l’ue oggi, mi sarebbero servite altre 100 pagine. o forse un libro. ti saluto e ti ringrazio di nuovo per le belle parole che hai usato x il mio libro.

    m.

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