cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Razzismo di sinistra: si colpiscono i romanì

Autore: . Data: venerdì, 6 novembre 2009Commenti (0)

Il Gruppo EveryOne denuncia gravissimi episodi a Pesaro.

rom-sintiRoberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti del Gruppo EveryOne, una associazione che si occupa della difesa dei diritti civili, hanno scritto al nuovo segretario del PD, Pierluigi Bersani ed a Martin Schulz, presidente dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento europeo.

Il tema della missiva era la situazione drammatica nella quale vive la comunità romanì del comune marchigiano, amministrato dal sindaco Luca Ceriscioli, espressione di una coalizione formata da Pd, Idv, Lista Civica Vivi Pesaro, Lista Civica Uniti, Rifondazione Comunista, Lista Civica Liberi X Pesaro, Comunisti Italiani, Fed.Dei Verdi, Sinistra per Pesaro, nella quale il Partito democratico da solo rappresenta quasi i due terzi degli elettori che hanno sostenuto l’intera alleanza.

Si legge nella lettera: “Vivono senza luce, senza riscaldamento, senza assistenza sociale, oggetto di grave discriminazione, sempre a rischio di sgombero o di violenze razziali e adesso sono stati colpiti dall’influenza A, ma nessun piano socio-sanitario è stato previsto per loro”.

Ed ancora: “L’intolleranza ‘rossa’ è ormai un fenomeno grave e diffuso come quella che caratterizza le politiche di un centro-destra alleato con movimenti razzisti”.

Quali sono i motivi che hanno spinto i militanti ad una accusa così grave? Malini, Pegoraro e Picciau hanno spiegato: “Siamo sempre più preoccupati. Il 2 novembre 2009, la famiglia di Anton Caldarar, un ragazzo Rom che si prende cura della moglie disabile psichica, è stata sgomberata dalla forza pubblica: ennesimo episodio di barbarie istituzionale, in violazione delle Direttive europee e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Nessun supporto sociale è stato previsto dal Comune di Pesaro, nonostante Anton e i suoi cari vivano da sette anni in città e il suo caso sia stato più volte segnalato dagli attivisti ai servizi sociali. Le opinioni di alcune assistenti sociali sui Rom sono agghiaccianti e irriferibili. Anton è uno dei numerosi casi di emergenza sociale grave trasformati dalla città di Pesaro in problemi di ‘sicurezza’. Evacuata persino dalle baracche sotto i ponti, la famiglia è in grave pericolo di vita, con l’attuale rigore del clima”.

Da alcuni anni, secondo le organizzazioni per i Diritti Umani, a Pesaro è in atto una vera e propria persecuzione dei romanì provenienti dalla Romania, alcuni dei quali vivono in città da quasi un decennio. “Ci si sorprende di tanta intolleranza, se si considera che Pesaro è amministrata dal centrosinistra e che la squadra-simbolo della città, la Scavolini Basket, si è distinta per iniziative antirazziste” hanno insistito.

Tuttavia, continua la lettera, “non è tutt’oro, purtroppo, quel che luccica, perché alcuni dei nostri membri hanno vissuto per oltre un anno a Pesaro e hanno effettuato interventi per episodi di intolleranza e violenza etnica di una gravità inaudita: pestaggi, minacce, abusi, rifiuto di assistenza medica, evacuazioni di donne incinte, bambini e malati in pieno inverno”.

Il comportamento del sindaco e della giunta comunale è ambiguo. Raccontano i tre esponenti umanitari: “Abbiamo incontrato il già allora sindaco Luca Ceriscioli (PD) insieme ad alcuni capifamiglia Rom, consegnandogli un dossier che attestava, già nel 2008, una situazione di esclusione e di condizioni sociale e sanitaria gravissime. Il sindaco e la giunta si impegnarono pubblicamente ad attuare un programma casa-lavoro e a fornire assistenza ai malati gravi, fra cui pazienti oncologici e cardiopatici a rischio di vita. Il programma di Ceriscioli fu da noi presentato al Parlamento europeo come un modello di integrazione, in linea con le Direttive e le Risoluzioni Ue che indicano la via per combattere la segregazione del popolo Rom. Contemporaneamente la Scavolini invitava rappresentanti della comunità Rom sugli spalti, nell’ambito di una campagna antirazzista e promettendo che atleti e dirigenti si sarebbero recati presso gli insediamenti di fortuna per portare la loro solidarietà”.

Queste le ‘intenzioni’, ma la realtà? Ecco cosa afferma EveryOne: “Le cose, tuttavia, si sono svolte ben diversamente ed è sufficiente visitare il nostro sito o cercare su google le parole ‘Rom’ e ‘Pesaro’ per rendersi conto degli avvenimenti pesaresi”. Nuovi episodi di intolleranza, denunce per accattonaggio, minori sottratti dalle autorità alle famiglie.

“Ogni promessa è stata disattesa – va avanti la lettera – ed è iniziata un’operazione di vera e propria pulizia etnica nei confronti delle famiglie Rom e di intimidazione nei confronti di noi attivisti, che dopo un ‘avviso orale’ da parte del questore siamo stati sottoposti a ogni genere di pressione. Venivamo chiamati in questura dopo ogni comunicato stampa, sottoposti a controlli, si tentava di provocarci durante gli interventi umanitari e contemporaneamente ricevevamo minacce gravi da parte di anonimi. Intanto le autorità scatenavano ogni strumento repressivo per allontanare le famiglie: decreti di espulsione per motivi di ‘sicurezza’, denunce per occupazione di suolo pubblico e di edifici privati (le case abbandonate in cui si riparavano). Persino la Scavolini girava le spalle alla comunità Rom ed evitava di recarsi a trovare le famiglie perseguitate, per compiacere il sindaco”.

La decisione dei cestisti, per i difensori dei diritti umani “ha avuto effetti devastanti, perché con le foto di Carlton Myers e compagni insieme ai bambini Rom le autorità non avrebbero avuto il coraggio di mettere in atto le atrocità che sono invece avvenute successivamente”.

Un episodio di cronaca descritto nella lettera lascia senza parole: “Durante un terribile sgombero, che abbiamo documentato con foto e testimonianze videoregistrate, oltre 20 agenti della polizia di stato e della polizia municipale tentavano di sottrarre alle mamme 9 bambini. Il motivo? La loro indigenza. Un motivo incostituzionale. I padri e le madri, fra cui vi erano gli attivisti Rom Nico Grancea, Mariana Danila e Americano Grancea, avevano minacciato di cospargersi di benzina e darsi fuoco, se gli agenti avessero strappato i piccoli dalle loro braccia. Noi eravamo presenti, in un clima da incubo, con gli uomini in divisa che avevano perso ogni barlume di umanità e gridavano, minacciavano noi e le famiglie, nonostante fossimo in collegamento telefonico con la Commissione europea. E’ stato un miracolo evitare che i bambini cadessero nelle mani della forza pubblica. Durante il blitz, però, per lo spavento, due giovani donne incinte hanno perduto i loro piccoli, davanti a noi, lasciando a terra macchie di liquido amniotico, come documentato in una fotografia da noi scattata di nascosto”.

L’inferno pesarese descritto da  EveryOne, sfortunatamente, non ha limiti, continua la lettera: “Non sono le sole vittime della ‘caccia al Rom’ che si svolge ancora oggi a Pesaro. Ciprian Danila, ragazzino inserito nel progetto di integrazione, è stato costretto ad abbandonare Pesaro a causa del voltafaccia del Comune ed è morto in un tragico rogo a Sesto San Giovanni. Codrean Ciuraru, malato di cancro, pestato a sangue da uomini in divisa a Campobasso, fuggiva in Grecia dopo aver denunciato i suoi aguzzini e aver ricevuto pesanti intimidazioni a Pesaro. Privato delle cure essenziali che forniva l’Ospedale San Salvatore, si spegneva fra atroci dolori ad Atene. Mihai Ciuraru, anch’egli malato di cancro, ridotto in condizioni fisiche spaventose e senza alcun sostegno sociale, sceglieva di andare a morire in Romania, poiché la sua famiglia non possedeva neanche il denaro per l’imminente rimpatrio della sua salma. Moriva sull’autobus e veniva condotto in un obitorio di Bucarest”.

Le accuse contenute nel documento dell’associazione sono talmente gravi e documentate da aprire un caso politico senza precedenti. Malini, Pegoraro e Picciau hanno aggiunto: “Gli interventi economici, umanitari e logistici del Gruppo EveryOne e di alcuni cittadini pesaresi consentivano di porre in salvo altre famiglie, altri malati, altri bambini: in città italiane meno razziste, in Spagna, Francia, Grecia o ancora in Romania. Abbiamo dato fondo a ogni energia e risorsa, ma non è stato possibile mettere in salvo tutta la comunità. Ora è importante che altre voci si alzino, perché i Rom che rimangono ancora in città sono sottoposti a una repressione spietata ed è ormai evidente che le Istituzioni locali progettano di liberarsene a qualunque costo, non solo per intolleranza, ma anche perché si rendono conto che ogni Rom di Pesaro è testimone di efferati crimini contro l’umanità commessi da politici e autorità locali e che prima o poi gli autori di tali nefandezze potrebbero essere chiamati a risponderne davanti alla giustizia”.

Il ‘J’Accuse’ del Gruppo EveryOne è stato letteralmente oscurato dalla stampa nazionale ed ignorato dai media.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008