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Proteste a ‘La 7′

Autore: . Data: mercoledì, 25 novembre 2009Commenti (0)

Il motivo è la cancellazione di una servizio su Dell’Utri.

la7In una riunione alla quale hanno partecipato in gran numero ‘responsabili’ dei sindacati e delle associazioni dei giornalisti si è stigmatizzata la decisione del direttore del Tg de La 7, Antonello Piroso, di non mandare in onda l’inchiesta su dell’Utri condotta dalla giornalista Silvia Resta, nell’ambito del programma Reality.

Adalberto Baldini, del Comitato di redazione della testata, ha ricordato la concatenazione dei fatti che ha portato alla ‘sparizione’ del reportage: “La scaletta del servizio è stata inviata ai responsabili della direzione il 30 ottobre, oltre due settimane prima della prevista messa in onda. E ancora il giorno della programmazione, nell’edizione del Tg di mezzogiorno, è stato trasmesso uno spot che descriveva il servizio. Ancora oggi ci chiediamo perchè sia stato prima pubblicizzato poi cancellato”.

“Piroso tira in ballo il Codice di Autoregolamentazione sulle vicende giudiziarie, ma – ha spiegato Natale, presidente della Fnsi – l’inchiesta era un servizio di cronaca e di ricostruzione, non il rendiconto di un processo in corso. Nessuno contesta a Piroso i poteri di direttore, ma perchè non è intervenuto prima? Forse qualcosa si è inceppato nelle gerarchie? Che non sia un caso isolato lo dimostra la conferenza stampa organizzata dall’Usigrai con il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia. Gli si voleva dare il diritto di replica rispetto all’editoriale del direttore del Tg1 Minzolini che lo attaccava pesantemente. Ebbene, quel giorno alla Fnsi qualche telecamera c’era, ma nessuno ha potuto ascoltare le parole di Ingroia in nessun Tg della giornata”.

“Piroso ha accusato la collega di “giornalismo militante” – ha concluso il segretario dell’Associazione stampa romana, Butturini -. Prendendo in prestito le parole di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ammazzato dalla mafia, potrei dire che ci autoaccusiamo tutti. È vero, siamo di parte: dalla parte della verità e della giustizia, come fa ogni giornalista che è al servizio dei cittadini”.

I fenomeni di ‘censura’ non sono nuovi nelle redazioni italiane. Rimane però difficile capire come mai le organizzazioni sindacali e le associazioni, dopo anni di lottizzazioni, carriere dal percorso misterioso e rinnovi discutibili dei contratti collettivi di lavoro non siano ancora state capaci di elaborare una qualunque piattaforma utile per difendere l’indipendenza dei redattori nelle aziende. Ma l’Italia, si sa, è il Paese dei misteri.

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