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Parla una trans: “Ecco la mia vita”

Autore: . Data: mercoledì, 4 novembre 2009Commenti (2)

InviatoSpeciale  ha intervistato “Sonia” di Roma, che riflette sulla sua condizione, sul suo lavoro, sui vicini di casa e sui carabinieri

Gaypride“Siamo ‘le’ trans non ‘i’ trans”: è questa una delle prime cose che Sonia tiene a sottolineare dopo aver visto, letto e ascoltato l’enorme trambusto che in questi giorni sta affollando tivù, giornali e rotocalchi scandalistici.

Chiamarli trans, al maschile, è infatti un modo subdolo, nonché ignorante, che tiene ad evidenziare la loro natura mascolina e celare qualsiasi tratto femminile.

Vi sono infatti due generi di transessuali: coloro che da uomo decidono di diventare donna e chi invece da donna decide di diventare uomo. I primi sono i più conosciuti, anche se adesso, dopo che una donna divenuta uomo è entrata nel grande fratello, sicuramente gli italiani inizieranno a conoscere anche le differenze all’interno del mondo transessuale.

Parlare di una transessuale seguendo l’ordine di categorie che abbiamo interiorizzato sin dalla nascita rischia di diventare un lavoro capzioso e inutile. Ci insegnano a distinguere infatti due generi di persone, nell’ambito della sessualità: eterosessuali ed omosessuali. Con questi due enormi cataloghi, l’essere umano ha preteso di spiegare una materia che invece vede miriadi di sfumature.

“Sonia” è una transessuale di 30 anni, ha iniziato ad esserlo molti anni fa. Si presenta molto più alta di una comune donna, con imponenti spalle e pronunciati zigomi; i suoi lunghi capelli biondi, le sopracciglia, le mani e le sue labbra, sono quelle di una persona che ha molta cura del suo aspetto estetico. Se non fosse per la sua voce e la sua stazza, sarebbe facilissimo scambiarla per una donna genetica.

Ha difficoltà a spiegare chi è, e chi sono i suoi clienti. Non si definisce in alcun modo un gay, tanto meno un uomo: “Non lo sono mai stata, sono nata donna nel corpo di un uomo, adesso sono nel corpo che ho sempre sognato e devo ancora completare alcune cosucce” (si riferisce all’operazione che le asporterebbe definitivamente i genitali maschili). Dice però che ci sta ripensando.

E’ in attesa per quest’operazione, eppure teme che per colpa di questo possa perdere il suo fascino e il suo tanto richiesto “status” di transessuale.

“Molti clienti vengono da me perché sono una trans, se fossi una donna ne perderei a decine”. Nonostante tutto non riesce a spiegarsi se i suoi clienti siano omosessuali o meno, l’unica cosa che tiene a specificare è che un gay non si sognerebbe nemmeno lontanamente di avere una relazione con lei, “sono richiesta dagli uomini – dice con tono scherzoso – gli omosessuali riescono ad essere solo miei amici”.

Ascoltarla vuol dire star lì e mettere da parte tutte le convinzioni che si avevano pochi minuti prima di conoscerla. “Decostruzione del proprio pensiero”, la chiamano i sociologi e gli antropologi: vuol dire buttar giù quello che si pensa, rimettersi in discussione, e aprire la propria mente osservando un fenomeno da prospettive diverse. Provare a comprendere “Sonia”, restando immobili sul piedistallo del proprio punto di vista, vorrebbe dire: perder tempo e alzare un muro di enorme diffidenza.

Proprio la diffidenza, frequentemente trasformata in disprezzo, sembra essere alla base del rapporto con gli altri. “Sonia” è italiana, in passato si è prostituita per strada ed ha avuto la possibilità di conoscere molte trans gender straniere, brasiliane perlopiù. I loro problemi sono di natura differente.

La decisione di prostituirsi ha origini differenti e non è facile da prendere: “Bisogna mettere l’orgoglio da parte – spiega con un’aria rammaricata – non è facile solo perché eravamo uomini. Se non si viene da una famiglia benestante però, per tutti i soldi che ti servono per il cambiamento devi giocoforza vendere il tuo corpo”.

Per avviare la “trasformazione” del proprio corpo, infatti, bisogna innanzitutto rimuovere la barba e i peli di tutto il corpo, e la faccenda sembra costare migliaia di euro. Poi si passa alla fase chirurgica, c’è chi sceglie di rifarsi gli zigomi, il naso e le protesi al seno. Sonia sembra aver dedicato molti dei suoi guadagni al viso, il suo naso ed i suoi zigomi sono estremamente femminili.

“Chi me li dava 4 milioni di lire al mese?”, risponde pensierosa mentre nota che fuori continua a piovere a dirotto. Ha anche lavorato per diversi anni al “Mucca assassina”, l’evento organizzato dal circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli”.

Aveva mansioni di estetista, parrucchiera e truccatrice. E’  lì che ha avuto la possibilità di conoscere Vladimir Luxuria, che lei chiama confidenzialmente per nome.

“Non è di certo una che mi rappresenta, figuriamoci se mi posso sentire rappresentata – spiega quando le si domanda dell’ex parlamentare di Rifondazione – ma di sicuro Vladimir è una che si è fatta in quattro, sin dai tempi del primo Mucca Assassina, per difendere i diritti delle trans e degli omosessuali”.

In questi giorni, la parola “transessuale” è stata spesso accostata a “cocaina”: perché? Ascoltare una domanda del genere fa sorridere per tutta la durata della risposta, le grandi labbra rosse di “Sonia”. “E sì, adesso è semplice dare la colpa a noi trans. Come se le uniche consumatrici di questa droga fossimo noi – spiega continuando ad avere un espressione tra il ghigno e il sorriso – invece non siamo in questo diverse dagli altri: ci sono trans che usano coca ed altri che non lo fanno. Nulla di più semplice”.

A risposte del genere, che per lei sembrano scontate e banali, si avverte come una sensazione di inferiorità e imbarazzo. Nel giro di una chiacchierata ci si accorge di ignorare completamente l’esistenza di una realtà che vista dall’esterno viene definita “diversa”, ma nel suo interno è incredibilmente “normale”.

Non sempre però si è in conflitto con il resto del mondo, molto sembra dipendere da come una trans si pone e si comporta. Ad esempio, “Sonia” dice di non avere alcun problema con i vicini, anzi, con alcuni di loro il rapporto va anche al di là del convenzionale “buongiorno e buonasera”.

Che lei riceva i propri clienti a casa non importa a nessuno. “La gente è solitamente discreta, non interessa a nessuno quello che accade tra le pareti di casa mia, piuttosto dovrebbero arrabbiarsi se iniziassi a fare qualcosa di osceno sul pianerottolo”.

“Nessuno mi ha mai rotto le scatole, tanto meno la polizia, quelli stanno addosso alle sudamericane”, racconta così di un aneddoto risalente a quando lei, circa 4 anni fa, si prostituiva ancora per strada. “Vidi una mia amica, una brasiliana, picchiata forte da uno della polizia. Mi appartai, visto che manco mi controllarono sentendo che ero italiana, e chiamai i carabinieri – e continuando a ridere mentre lo racconta – quando arrivarono, non fecero nulla contro i colleghi della polizia, anzi, mi beccai anche una denuncia”.

Il rapporto con le forze dell’ordine non è di certo idilliaco, ma lei, italiana, non ha mai avuto grossi problemi, se non durante qualche retata che la obbligava a passare la notte in questura. Sono le trans straniere ad avere maggiori contrasti con le autorità.

Proprio parlando di questo, afferma: “Credo possa essere vero che dei carabinieri estorcessero soldi alle trans di via Gradoli (la strada dove è stato filmato Marrazzo, ndr), lì ci sono solo straniere e con loro, grazie alle questioni per il permesso di soggiorno, hanno il coltello dalla parte del manico”.

Sembra essere una pratica diffusa quella del “tu paghi, io chiudo un occhio”, Sonia lo racconta come fosse una cosa ovvia, nulla di cui meravigliarsi. Basta immaginare per un attimo di essere nei panni di una persona che non solo è straniera e clandestina, quindi incapace di esprimersi nella lingua del posto e di mostrare documenti validi, ma ha anche l’aggravante di appartenere ad una fetta di società ritenuta inferiore e diversa: i transessuali.

Eppure, anche dopo questo breve racconto, ci mette poco a sorridere sarcasticamente di nuovo e dire: “Ma io sono tranquilla – facendo con le mani per legare i suoi lunghi capelli – ho molti clienti che lavorano nell’Arma. Fanno il loro lavoro quando sono in divisa, poi nel tempo libero si divertono da noi”.

Di sicuro, e ne è certa, le transessuali che si prostituiscono, sono fuori dal giogo della mafia. Nessuna paga, al massimo sono le sudamericane che, dopo aver richiesto dei prestiti per arrivare in Italia, si indebitano continuamente e pagano ad un’altra trans i “contributi”, una specie di pizzo sulle prestazioni offerte.

Il rapporto con le trans straniere non sembra essere dei migliori. Di certo non è semplice generalizzare ma, almeno apprendendo dalle narrazioni di “Sonia”, solo le brasiliane hanno un carattere più conciliante.

Le amicizie di una trans italiana non sono circoscritte soltanto al mondo omosessuale, “ho molte amiche, la maggioranza donne. Gli uomini, salvo non siano gay, non riescono ad essere miei amici – spiega con un’aria di presunzione – cercano sempre qualcosa dopo l’amicizia”.

Ha ormai spesso di piovere e l’ora della cena è alle porte. “Sonia”, con estrema educazione lascia intendere che la nostra conversazione sta avendo termine. Mentre ci salutiamo, alla televisione, rimasta accesa a volume basso per tutta la conversazione, passano “Blob”. A vedere le solite tiritere sulle trans afferma: “Eppure io dico una cosa: ad uscirne sconfitte da tutto questo scandalo siamo solo noi”.

Diego Ruggiano

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Commenti (2) »

  • alessandra ha detto:

    mi ha colpita questo articolo,mi ha fatto pensare ad una donna transessuale che conosco da un paio d’anni all’incirca. lei sta per operarsi e quando la incontro, ad esempio dal medico o al supermercato si parla di tutto, meno che del gay pride e altro sul mondo gay o trans, lei è una donna etero di fatto, anche le proporzioni del fisico lo denotano,non ha spalle larghe o voce maschile o tratti duri tipici del travestito, addirittura non si fa la ceretta(e qui la invidio!)perchè a livello naturale non ha peli sul corpo,ha perfino i fianchi, la conformazione fisica completa, il seno naturale come il mio senza aver mai fatto visita a un chirurgo plastico(lo noto subito un decoltee rifatto da uno naturale). spesso vedo che durante la spesa a volte c’è qualche ragazzo o uomo che la guarda con interesse, perciò,lo capisco, che senso avrebbe, a detta sua, e da donna etero le do ragione, stare nel mondo gay per il quale lei non ha nessuna simpatia e a cui non si sente di appartenere? dice che le da fastidio questo accostamento trans=gay e critica spesso i telegiornali per il modo offensivo in cui definiscono le trans al maschile.la sua vita è diversa dalle storie che mi è capitato di leggere circa le persone transessuali, fa una vita da vera signora, è fidanzata con un bel ragazzo di buona famiglia e non si è mai prostituita, anche sulla prostituzione ha detto che chi la esercita è anche perchè un po gli piace farlo, mentre a lei la sola idea le fa rivoltare lo stomaco, dice che le fanno schifo gli uomini che vanno a prostitute. è anche vero che ha continuato a lavorare durante la sua transizione e il suo fidanzato la vizia pure un pochino,quando la incontro vedo che è rispettatissima dalla gente e mi fa piacere notare come ovunque ci siamo trovate a chiacchierare la chiamino “signora”.
    da parte mia,-mi spiace se qualcuno pensasse di darmi della superficiale-, ma molte transessuali forse non hanno una visione realistica del loro corpo, ho visto nel corso della mia vita finora(ho 41 anni)tantissime trans che sono uomini e si vede, nonostante si curino molto e si siano tolte la barba in modo definitivo, si nota a colpo d’occhio che sono uomini, anche nel modo di approcciare un discorso, o di guardare le persone, di atteggiarsi in modo esageratamente quasi da…gay spinti, ecco. rare e pochissime quelle davvero che ti fanno pensare che sarebbero dovute nascere donne dal principio e che la natura gli ha fatto del male gratuitamente. e infatti sono quelle che si operano e sono ben decise su quel che fanno. chi resta trans secondo me non sarà mai una donna, non lo è dentro per davvero. probabilmente è una creatura destinata a restare nel mezzo, a metà strada tra uomo e donna, e infatti queste persone alla fine restano confinate nei club e locali gay. non le giudico certo, ma non mi vengano a dire di essere donne. c’è molta differenza.

  • sandro ha detto:

    ci si puo’ innamorare di un trans?

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