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Marrazzo, carabinieri e cocaina

Autore: . Data: mercoledì, 4 novembre 2009Commenti (0)

Cronache quotidiane di un pasticciaccio brutto ed altro.

Dopo l’ultimo colloquio tra i magistrati e l’ex governatore del Lazio è emerso con chiarezza un elemento che era evidente fin dall’inizio della vicenda. La cocaina non è un ospite casuale nell’affaire, ma uno dei protagonisti, forse il più insidioso.

Quando le prime cronache cominciarono a raccontare di un politico di grido, presidente di una Regione ed ex star televisiva, che andava in una strada della periferia romana con la sua auto di servizio, blu e sfarzosa, per incontrare in modo clandestino ed a pagamento un transessuale, era facile pensare ad uno di quei comportamenti tipici di chi è dipendente da qualcosa o qualcuno.

Chi infatti, in stato di assoluta lucidità, rischierebbe la propria esistenza esponendosi ad un rischio praticamente assoluto di scandalo? Questo aspetto è molto importante per comprendere scenario e conseguenze del pasticciaccio brutto di via Gradoli 96.

La polverina bianca è presente anche in un’altra vicenda a metà tra cronaca politica e criminale, quella riguardante Tarantini, le feste per vip in Sardegna, le escort, D’Addario ed il premier.

Disse agli inquirenti l’imprenditore pugliese: “Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società”.

I file Marrazzo e Berlusconi sono diversi tra loro, profondamente, ma mostrano alcuni punti in comune: ai ‘piani alti’ droga e sesso a pagamento girano con una certa facilità. Perchè altrimenti Tarantini avrebbe potuto pensare che “prostitute” e “cocaina” possano portare al “successo nella società” per facilitare affari nella “Pub­blica amministrazione”.

Non è compito del giornalista lanciare supposizioni e tantomeno supporre di istruire processi sommari. Però non è un segreto che la ‘capitale morale’, Milano, secondo dati diffusi nel giugno dello scorso anno, fu eletta a leader nazionale per uso di coca, con 40mila abitanti-consumatori. Tre volte la media nazionale.

Neppure è un segreto che gli italiani consumano polvere bianca in quantità, anche se, pare, occasionalmente. Il Cnr ha condotto uno studio secondo il quale gli ‘sniffatori’ sono arrivati a 1,3 milioni. Le regioni dove si ricorre maggiormente alla droga ‘del successo’ sono Lombardia, Lazio e Piemonte.

I poveri cristi cascati nel nevrotico vortice indotto dalla frequentazione con la coca crescono. Sono disoccupati, ragazzi pieni di stereotipi banali, piccoli impiegati alla ricerca di una tragressione emozionante, ragazze annoiate ed affascinate dal barnum discotecaro di un altrimenti banale Saturday Night ad alto volume, ma non sono loro le ‘teste di ponte’ dell’esercito dei consumatori.

Il reparto speciale a quale è stata affidata la responsabilità di guidare le operazioni è quello delle élite dei media, della moda, della pubblicità, della finanza, dell’industria e della politica. Non vuol dire che tutti i professionisti di questi campi siano del ‘tiratori scelti’, ma solo che in quegli ambienti non è rarissimo trovare in qualche festa un vassoietto d’argento dal quale è possibile servirsi ‘in santa pace’.

Infatti, ieri a Roma è partita una delle tante operazioni antidroga, con perquisizioni e sequestri. La ‘roba’ arrivava dal Perù e, come hanno rilanciato le agenzie, era consumata “soprattutto in occasione di eventi mondani e destinata anche a personaggi del mondo dello spettacolo”. A capo del traffido ambienti mafiosi, ma è la regola.

In questo quadro le ultime dichiarazioni di Marrazzo fanno riflettere. Secondo quanto è filtrato sembrerebbe che a suo parere mai ci fu ricatto, ma ‘solo’ un furto di denaro commesso da due dei presunti componenti della ‘banda dei carabinieri’. Un tossico, per sua natura, nasconde, deforma, mente per difendere e proteggere il proprio complicato equilibrio esistenziale, le proprie relazioni sociali e il peso del calvario indotto dal bisogno della sostanza agognata. Non è certamente il caso dell’ex governatore, ma dall’aver negato in un primo momento qualunque cosa per arrivare infine all’ammissione di uso di cocaina la strada è lunga e talmente tortuosa da aver ormai reso del tutto l’uomo inaffidabile ed inattendibile.

Il salto di prospettiva introduce, poi, una nuova domanda. A quanto par di capire il ‘viaggio’ del governatore nel suo mondo parallelo dura da anni, come allora è possibile che nessuno dei suoi collaboratori, dei suoi familiari, degli amici non si siano accorti di nulla? Per un ‘esperto’ capire che qualcuno utilizza cocaina è relativamente facile, più complicato è per chi neppure l’immagina, ma il tempo non è un buon alleato per chi si nasconde. I cocainomani sono dopo un po’ patetici e molto fastidiosi: sudano, sono iperattivi, hanno innaturali pupille dilatate, elaborano pensieri sconclusionati e parlano in continuazione, si esaltano da soli, sono megalomani e si scaldano facilmente infilandosi in polemiche improvvise e incomprensibili.

E qui lo scenario dell’affaire si ricongunge a quello dei party di Tarantini ed alle feste a Palazzo Grazioli. Nessuno si è accorto di nulla? Se è vero che non è facile distingere una ‘professionista del sesso’ da una qualsiasi signorina disponibile, altrettanto vero è che un capo di governo è circondato di agenti dei Servizi, da guardie del corpo, da polizia e carabinieri. Nessuno ha mai capito nulla? Sebbene la moglie premier abbia scritto: ““Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile” per aggiungere anche: “Non posso stare con un uomo che frequenta minorenni”.

Immaginare che questi flash sul Palazzo siano solo coincidenze, ma come suggeriva Sherlock Holmes: una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono solo due coincidenze, tre coincindenze sono un indizio.

Il problema della ‘ricattabilità’ dei politici, alla luce dell’affaire, Marrazzo torna ad essere il tema del giorno. E su questo Berlusconi ha parlato proprio ieri, rispondendo ad una domanda del suo giornalista preferito, Bruno Vespa: “Nessuno dispone di ‘armi di ricatto’ nei miei confronti” ed ancora: “La risposta vale per oggi come per il passato, in quanto non mi sono mai lasciato ricattare da nessuno, nè mi sono mai comportato in modo per cui un simile evento si potesse verificare. Quando nei miei confronti sono state avanzate richieste che secondo il giudizio mio e dei miei legali si configuravano come ricattatorie (vedi il caso Zappadu, n.d.a.), mi sono immediatamente rivolto all’autorità giudiziaria”.

Le cose non stanno proprio così e per responsabilità solo del premier. Mai, infatti, ha spiegato quali fossero i suoi rapporti con la famiglia Letizia, ma contemporaneamente ha fornito una serie gioustificazioni tutte in contraddizione tra loro. Come Marrazzo da una negazione iniziale: “Io frequenterei delle diciassettenni? E’ una cosa che non posso sopportare. Io sono amico del padre, punto e basta. Lo giuro!» (Stampa, 4 maggio) a: “Sono andato a Napoli per discutere di candidature con il padre di Noemi” col quale “ho un’antica amicizia di natura politica” (Porta a Porta, 5 maggio), fino a “Noemi, la figlia dei miei amici, l’ho vista tre, quattro volte, sempre accompagnata dai genitori” (France 2, 6 maggio).

Peccato che ‘la Repubblica’ abbia documentato che il 19 novembre 2008, a Villa Madama, la ragazza fosse a cena col presidente del Consiglio in occasione di un evento ufficiale. Per altro non erano ‘soli’, ma accanto al Cavaliere c’erano anche Leonardo Ferragamo, Santo Versace, Paolo Zegna, Laudomia Pucci. Forse una ‘dimenticanza’, perchè se si trattase di una bugia sarebbe imbarazzante, considerato il gran numero di testimoni. Gino Flaminio, inoltre, all’epoca fidanzato con Noemi, ha confermato allo stesso quotidiano che la giovanissima napoletana fu invitata a Villa Certosa a ridosso del Capodanno del 2008 e non era in compaglia dei genitori.

In un qualunque telefilm poliziesco americano l’avvocato chiederebbe: “Se in un caso ha mentito, perchè adesso dovrebbe dire la verità?”. E’ la cronaca a rendere il premier inaffidabile e inattendibile, come Marrazzo. La stessa che porta a pensare: come è possibile che nessuno veda mai nulla, sappia mai nulla, dica mai nulla.

Questo è l’aspetto più rammatico del momento, la conferma dell’esistenza di una nebbia fitta che copre ogni volta i comportamenti e le azioni degli inquilini del Palazzo (non solo del premier e del governatore), suggerendo un clima di omertà che non lascia scampo neppure ai media.

Il pasticciaccio brutto di via Gradoli 96 si spegnerà probabilmente nel nulla, come gli scandali delle escort. Ma non è n buon segno per la democrazia italiana.

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