cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, esteri
Regola la dimensione del carattere: A A

L’Italia in crisi con la Svizzera

Autore: . Data: martedì, 24 novembre 2009Commenti (0)

Lo scudo fiscale ha compromesso le relazioni con Berna e reso difficile la vita per i lavoratori italiani transfrontalieri.

svizzeraL’agenzia Swissinfo ha affrontato un argomento ignorato dai media italiani. Ecco un articolo a firma di Armando Mombelli nel quale si spiega la situazione.

Durante un incontro con una delegazione del governo ticinese, il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz si è impegnato per cercare una soluzione globale nel contenzioso fiscale in corso con l’Italia. Esclusa invece qualsiasi misura di ritorsione nei confronti di Roma.

“Il nostro obiettivo rimane quello di normalizzare rapidamente i rapporti con l’Italia sulla questione fiscale. Non vi è altra soluzione per due paesi vicini, che intrattengono relazioni così strette in ambito economico, turistico e dei trasporti”, ha dichiarato Hans-Rudolf Merz dopo aver ricevuto a Berna la delegazione ticinese, formata tra l’altro dai ministri cantonali Gabriele Gendotti, Luigi Pedrazzini e Laura Sadis.

Il presidente della Confederazione ha rammentato i provvedimenti adottati nelle ultime settimane per giungere ad una soluzione nella vertenza fiscale in corso con le autorità italiane. Una vertenza che si è pesantemente acuita con l’entrata in vigore della nuova sanatoria elaborata dal ministro Giulio Tremonti e con le operazioni di controllo delle banche elvetiche e dei loro clienti italiani avviate da Roma per lottare contro l’evasione fiscale verso la Svizzera.

Tra i provvedimenti, già annunciati dal governo svizzero, vi è la sospensione dei negoziati sull’accordo relativo alla doppia imposizione fiscale, l’istituzione di un gruppo di lavoro incaricato di definire una strategia a lungo termine e la nomina di Renzo Respini quale consulente fiscale nei rapporti con le autorità italiane.
Opzioni allo studio

“Escludiamo qualsiasi misura di ritorsione, che potrebbe portare ad un’escalation pericolosa per ambo le parti, ma vogliamo trovare una soluzione globale a tempo opportuno per tutti i problemi fiscali che rimangono aperti con l’Italia”, ha affermato Merz.

Il presidente della Confederazione si è limitato a prendere atto delle numerose proposte presentate dalla delegazione ticinese. Merz intende tuttavia valutare attentamente alcune opzioni, in particolare la richiesta di varare un’amnistia fiscale anche in Svizzera, di estendere a tutto il canton Ticino gli aiuti versati dalla Confederazione per promuovere l’insediamento di società nelle regioni periferiche (decreto Bonny) e di rivedere l’accordo sull’imposizione dei lavoratori transfrontalieri italiani impiegati in Svizzera.

Attualmente la Svizzera versa all’Italia il 40% della trattenuta percepita quale imposta alla fonte sui redditi dei transfrontalieri italiani, mentre l’accordo raggiunto con Vienna comporta solo un trasferimento del 12,5% al fisco austriaco. I fondi rimanenti potrebbero venir impiegati per la realizzazione di progetti transfrontalieri, tra cui un miglioramento delle infrastrutture dei trasporti, ha indicato il ministro ticinese Gabriele Gendotti.

Il rappresentante del governo cantonale ha dichiarato di capire la volontà del Consiglio federale di elaborare una strategia globale per risolvere in modo duraturo la vertenza con l’Italia. “Questa volta vogliamo però anche dei fatti. In Ticino siamo fin troppo abituati a dover accontentarci di promesse da parte delle autorità italiane”, ha affermato Gendotti, secondo il quale un’eventuale estensione dello scudo fiscale oltre il 15 dicembre rappresenterebbe un nuovo schiaffo inaccettabile nei confronti della Svizzera.
Rapporti a dura prova

Mentre le due sanatorie adottate dal governo italiano nel 2001 e 2003 non avevano suscitato grandi polemiche, la nuova amnistia fiscale varata da Roma sta mettendo a dura prova i rapporti bilaterali. Nel mirino del ministro Tremonti vi è infatti soprattutto la piazza finanziaria ticinese, che negli ultimi decenni ha largamente approfittato dell’instabilità della valuta e dell’economia italiana per attirare ingenti capitali dalla Penisola.

Nei forzieri delle banche ticinesi vi sarebbero attualmente da 200 a 300 miliardi di franchi depositati da cittadini italiani. Secondo le stime delle autorità italiane, si tratta di almeno la metà dei fondi evasi all’estero. Stime fondate tra l’altro sui risultati delle ultime due sanatorie, che avevano portato ad un deflusso di capitali di oltre 70 miliardi di franchi dalla Svizzera verso l’Italia, corrispondenti al 58% dei patrimoni rimpatriati.

Roma accusa tra l’altro la Confederazione di non applicare correttamente o sufficientemente l’accordo sulla tassazione dei risparmi concluso tra la Svizzera e l’Unione europea. In base a tale accordo, Berna si è impegnata a retrocedere agli altri paesi europei il gettito dell’imposta del 20% prelevata sul reddito dei capitali appartenenti a cittadini europei non residenti sul territorio elvetico. Nel 2008, le banche elvetiche hanno riversato all’Italia circa 140 milioni di franchi.
Critiche alle misure speciali

A suscitare irritazione da parte elvetica vi è stata la decisione annunciata dal ministro Tremonti di esigere il rimpatrio dei capitali custoditi in Svizzera, mentre quelli depositati da cittadini italiani negli altri paesi europei potranno venir regolarizzati con un prelievo del 5%. Cancellata alcuni mesi fa dalla lista grigia dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la Confederazione continua quindi ad essere trattata da Roma come un paese non cooperativo in materia fiscale.

Non meno disappunto hanno provocato nelle ultime settimane le “misure speciali” adottate dalle autorità italiane nei confronti della Svizzera. Lo scorso 28 ottobre settantasei filiali di banche elvetiche e di uffici bancari collegati a intermediari svizzeri nella Penisola sono stati perquisiti dalle Guardie di finanza in una retata senza precedenti. Altrettanto criticato l’impiego da parte italiana di telecamere alle frontiere, autovelox fiscali e agenti in incognito nel canton Ticino per controllare i clienti italiani delle banche svizzere.

In seguito a questi provvedimenti e a quella che è stata definita una “campagna di disinformazione” da parte dei media italiani nei confronti della piazza finanziaria elvetica, diversi rappresentanti del mondo politico ed economico ticinese hanno chiesto al governo svizzero misure di ritorsione nei confronti dell’Italia. Oltre la non restituzione al fisco italiano delle tasse pagate dai frontalieri, tra le misure proposte vi è un blocco dei Tir italiani che attraversano le Alpi svizzere, il gelo dei progetti transfrontalieri Interreg avviati dai due paesi e l’imposizione di una pesante trattenuta ai clienti italiani che ritirano i loro soldi dalle banche ticinesi.

Armando Mombelli, swissinfo.ch

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008