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Le difficoltà del movimento degli studenti

Autore: . Data: mercoledì, 18 novembre 2009Commenti (0)

Ieri manifestazioni in tutta Italia. Scarsa la partecipazione.

studenti-g8I cortei promossi da Unione degli Studenti e Link-Coordinamento Universitario, che ieri hanno attraversato le strade di almeno 50 città italiane, non hanno saputo coinvolgere i giovani.

Stefano Vitale, dell’Unione degli Studenti (Uds), commentando la giornata, ha detto: “Scuole, università, accademie sono unite per chiedere maggiori fondi sul diritto allo studio. Vogliamo permettere a tutti gli studenti di poter studiare indipendentemente dalle condizioni economiche, chiediamo edifici sicuri e non fatiscenti, chiediamo una didattica innovativa, chiediamo maggiore democrazia e partecipazione nei luoghi di studio, al di fuori da ingerenze dei privati”.

Si tratta di obiettivi di grande importanza, specialmente dopo i tagli imposti dal governo Berlusconi alla scuola pubblica e le riforme volute dal ministro Gelmini.

L’Uds ha reso noto che i rettorati di Bari e Torino sono stati occupati dagli studenti ed aggiunto: “Nelle università la protesta si concentra contro il ddl Gelmini che mira a privatizzare gli atenei. La protesta di oggi che vede mobilitarsi 150 mila studenti è il segno che gli studenti italiani non si sono addormentati, non si sono scordati i pesanti tagli del governo ma, anzi, sono una forza attiva nel Paese che chiede e continuerà a chiedere con forza di essere ascoltata”.

Ed è qui che emerge invece la debolezza del movimento. In un momento molto grave per lo stesso assetto democratico del Paese, mentre non solo la scuola, ma anche il mondo del lavoro subiscono la durezza della crisi economica e l’aumento della disoccupazione, un numero così basso di partecipanti preoccupa, perchè indica quanto le giovani generazioni siano lontane dai processi partecipativi.

A Roma solo 10 mila studenti di scuole, università, accademia di belle arti hanno deciso di manifestare. Erano in numero maggiore a Torino, 15 mila, mentre a Napoli si sono ritrovati in circa 9 mila. Per le altre città:  7 mila a Bari, 2 mila a Lecce, 3 mila a Firenze e Cosenza, 8 mila a Salerno.

Alla base della debolezza del movimento degli studenti c’è il suo isolamento politico, perchè le forze che in passato erano tradizionalmente riferimenti (anche se spesso molto critico) dei giovani non sono più capaci di elaborare proposte e modelli in grado di coinvolgere i giovani. Gli stessi ragazzi ‘più impegnati’ appaiono il più delle volte distanti dai loro coetanei e parlano una ‘lingua’ incomprensibile per la maggioranza dei ragazzi italiani.

Lo stesso gruppo promosso dalla Rete degli studenti su Facebook, ‘Diritto alla studio=diritto al futuro’ ha solo 2712 membri, che sulla base della diffusione del social network sono molto pochi, considerando, per fare un esempio, che il solo ‘Gruppo anti-Cerano’, contrario alla conversione di una centrale elettrica in Puglia, raccoglie 4942 adesioni.

La scuola, i giovani e l’elaborazione di una proposta in grado di costruire un movimento studentesco articolato e presente nella società italiana sono argomenti quasi clandestini nel dibattito nazionale e non sembrano interessare l’opposizione, mentre la pressione di alcuni centri sociali iperpoliticizzati ha finito con l’allontanare chi in un primo momento si era avvicinato con l’Onda ai problemi dell’istruzione in Italia.

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