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La legge non è eguale per tutti

Autore: . Data: giovedì, 12 novembre 2009Commenti (0)

La trovata del ‘processo breve’, l’ennesima aggressione allo Stato di diritto.

berlusconi-cornaLa Repubblica italiana da alcuni anni sta vivendo l’esperienza delle leggi fatte per tirare Berlusconi fuori dai guai. L’elenco è lungo, anche se un gran numero di cittadini non ne sanno quasi nulla, perchè i telegiornali in particolare ne parlano pochissimo, se non per nulla.

Si va dalla norma sulle rogatorie internazionali alla depenalizzazione del falso in bilancio, dalla Cirami al ‘lodo Schifani’, da un condono fiscale che ha salvato Mediaset da tasse milionarie con il modico versamento di 1800 euro al decreto ‘salva Rete4′, fino al lodo Alfano.

La manipolazione dell’informazione ha trasformato una lunga serie di processi sempre collegati agli ‘affari di famiglia’ e istruiti spesso per fatti commessi prima della sua entrata in politica in una presunta aggressione della magistratura al premier per motivi politici.

Grazie agli ‘aiutini’ parlamentari, a battaglie legali tendenti a raggiungere i tempi di prescrizione, alle amnistie, alle assoluzioni con formula dubitativa, allla scadenza dei temini fino ad oggi il Cavaliere è sempre riuscito ad evitare guai seri.

Per almeno dieci anni il centro destra si è adoperato in una sistematica operazione di delegittimazione della magistratura, mettendo al centro del dibattito politico la questione giustizia, mentre i problemi reali del Paese diventavano sempre più gravi.

Dopo la bocciatura del ‘lodo Alfano’, per proteggersi da due processi, quello per la corruzione dell’avvocato Mills ed un altro per reati societari nella compravendita di diritti tv da parte di Mediaset, dal cappello magico dei consulenti legali del premier era uscita una trovata: accorciare ancora i tempi di prescrizione, così da far terminare i procedimenti prima delle sentenze. Sembra che la presidenza della Repubblica abbia posto il veto ad una decisione del genere ed allora si è deciso di ricorrere al una legge che limita la durata dei processi a sei anni.

Sempre grazie alla propaganda si è spacciata la nuova misura come una ulteriore garanzia per i cittadini, ma le cose sono ben diverse. Per comprendere con facilità il problema basta fare un paragone ‘ferroviario’. Un viaggiatore per andare da Genova a Livorno impiega mediamente 2 ore e mezzo. I compilatori dell’orario, per mostrare che l’efficienza del sistema è cresciuta, decidono allora di ridurre il tempo di percorrenza a 2 ore, senza rinnovare i binari, cambiare i locomotori, cancellare alcune fermate, limitare il traffico sulla tratta. Il risultato sarà che il convoglio arriverà in ritardo, perchè il ‘cambiamento’ è stato solo formale e non sostanziale.

I tribunali italiani sono sotto organico, il personale asiliario è insufficiente, le tecnologie desuete, molti edifici non idonei, le procedure macchinose, le strategie di difesa spesso dilatorie. Così non è difficile prevedere che i tempi saranno superati e quindi i processi annullati.

Mentre nel resto del mondo la stampa si stupisce in Italia il totale controllo della televisione da parte del governo non permette ai cittadini si sapere fino in fondo cosa sta succedendo. Ieri ‘El Pais’ ha titolato: “Berlusconi concorda una riforma giudiziaria per liberarsi di due processi”, ‘The Financial Times’ ha scitto che “i leader dell’opposizioni temono sia diretta principalmente a concludere due processi contro il magnate dei media”, ‘The Daily Telegraph’ affermato: “Berlusconi cerca di limitare i processi”, ‘The New York Times’ suggerito che il presidente del Consiglio riportando che Berlusconi cerca di limitare la lunghezza dei processi, “inclusi i propri” nei quali è sospettato “per corruzione e frode fiscale”.

Non è possibile negare che sia necessario riformare la giustizia. Anche se per la verità non solo quella, considerando lo stato di coma nel quale versano la ricerca, la sanità, l’ambiente, la scuola media e superiore, la cultura, l’ambiente, le infrastrutture.

I cittadini, però, sedotti dagli slogan non di rado solo propagandistici dei partiti di centro destra e disillusi da una opposizione quasi completamente incapace di reagire preferiscono seguire il ‘Capo’ o soffrire in silenzio. I risultati di questo atteggiamento sono sotto gli occhi di tutti: un degrado continuo che sta corrodendo le fondamenta dello Stato.

Questa nuova operazione salvavita per Berlusconi, però, potrebbe non essere sufficiente. La giustizia Svizzera starebbe per procedere contro quattro manager Mediaset. Secondo i magistrati elvetici l’ipotesi di reato sarebbe riciclaggio di denaro, in collegamento con la compravendita di diritti televisivi per importi ‘gonfiati’.

La notizia, diffusa dall’Associated Press e quasi ignorata dai media italiani, riguarda indagini in corso da anni di indagini su Mediaset e si collega al sospetto sull’esistenza di fondi neri a disposizione dell’azienda del premier. Dai piani alti del Gruppo si smentisce tutto, affermando che “Mediaset non ha mai accantonato fondi neri nè in Svizzera nè in alcun altro Paese”, ma questo è tutto da dimostrare. I prossimi mesi, quindi, potrebbero riservare a Berlusconi molti problemi, per via di toghe rosse si, ma con una bella croce bianca al centro.

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