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I cento passi della Carovana Antimafie 2009

Autore: . Data: lunedì, 23 novembre 2009Commenti (0)

L’esperienza lombarda raccontata da uno dei suoi protagonisti. Un articolo per “Tu Inviato”

Antimafia“Cento passi”: il titolo del film di Peppino Impastato ci ha accompagnato nella parte lombarda di Carovana Antimafie 2009. Un refrain continuo seppur scandito in altri e diversi modi.

Giulio Cavalli, nel suo spettacolo scritto con Gianni Barbacetto, lo ha  trasformato in “Cento passi dal Duomo”. Ma a Como è diventato cento passi dalla Svizzera, e a Lecco cento passi dal lago. Da altre parti cento passi dal Po o dal Ticino, dal Torrazzo o dalla Città Alta. A voler affermare, senza nessun orgoglio, che la mafia è a “cento passi da noi”. E anche a meno.

Non era facile, né scontato  farci sentire, farci ascoltare. Ancora meno riuscire a spiegare, stretti fra il luogo comune di “tutto va comunque male”, senza voler distinguere il politico corrotto da quell’onesto, l’impresario in odore da mafia da quello sano, e il ritornello cocciutamente ripetuto, anche da una buona parte delle istituzioni e dell’informazione, che nella laboriosa Lombardia i fenomeni di mafia sono sconosciuti o, al massimo, marginali.

Eppure i nostri volontari, i nostri ospiti, le associazioni che hanno promosso le tappe di  Carovana Antimafie ci sono riusciti, a partire dalla prima iniziativa del 9 novembre a Sesto San Giovanni, il convegno “Mafia, occupazione e lavoro alla vigilia dell’Expo”, organizzato da Cgil e Cisl, per arrivare all’incontro dell’ultimo giorno alla Cna di Milano sull’usura. Due punti di vista diversi ma complementari per discutere di lavoro e di impresa, per difendere il lavoro e l’impresa.

Ma non è questo il luogo, e non ci sarebbe lo spazio a sufficienza, per dibattere su questi argomenti.  Qui mi compete invece dare forma scritta alle tante immagini e suggestioni di una settimana a consumare l’asfalto della nostra regione, fra laghi, fiumi, colline e la grande pianura.

Partiamo col primo fotogramma: carcere di Lodi, martedì 10 novembre. Lodi è a 90 chilometri da Ponteranica, stessa regione, stesse autostrade e superstrade, villette a schiera e capannoni manifatturieri, centri commerciali e aziende agricole. Ma il carcere di Lodi è un luogo di legalità, così, da sempre, lo viviamo noi della Carovana che ogni anno ci fermiamo ospiti della struttura ad incontrare i detenuti. E così lo vive anche chi vi è rinchiuso.

Una prigione che cerca il dialogo con i suoi ospiti, non solo quando arrivano i furgoni di Carovana. Tutto l’anno nel carcere di Lodi entrano politici, intellettuali, artisti, gente comune e i detenuti frequentano corsi di formazione lavoro. Una volta al mese il quotidiano locale, “Il cittadino”, ospita una pagina fatta dagli ospiti della casa circondariale. Ebbene nel corridoio centrale del carcere di Lodi, fra l’ufficio della direttrice e quello del comandante delle guardie, un grande manifesto di Radio Aut ricorda Peppino Impastato. Ecco 90 chilometri che sembrano “cento passi”.

Altro fotogramma. Lo scenario è quello di un quadro di Magritte, con le ombre dense e i flash di luce. Il fondale è questa volta proprio a Ponteranica, dove mani ignote (si scrive così?) hanno tagliato, dopo l’affaire titolazione a Impastato della biblioteca locale, l’ulivo dedicato a Peppino.

Fa freddo, siamo ai piedi delle Prealpi, è buio e ci facciamo luce con una turbina. Gli ulivi sono due, quello tagliato che è stato posto su un ripiano di legno e quello nuovo e rigoglioso. Arriva anche la notizia che il 5 dicembre ad Agrate Brianza la locale biblioteca sarà intestata a Giuseppe Impastato.  Capita sempre così, quando si cerca di negare la verità molte più voci si levano contrarie. Sono passati solo due mesi dall’infausta scelta del sindaco di Ponteranica e si sono moltiplicati i comuni che vogliono onorare il sacrificio del “ragazzo di Cinnisi”.

Sono tante comunque le altre  tappe che vorrei ricordare. Lodivecchia ad esempio, dove una scolaresca di seconda media per la prima volta è entrata nel nostro circolo per anziani. Oppure la cena della legalità di Morbegno: zuppa di farro, zucca gialla gratinata e vino rosso strappato ai mafiosi. E ancora, lo spettacolo di Giulio Cavalli a Como e la presentazione del libro di Giovanni Impastato a Cremona, la consegna della cittadinanza onoraria di Corleone ai ragazzi milanesi che hanno partecipato ai campi di lavoro in Sicilia e l’incontro con il Gas di Lecco.

Ma durante questa Carovana, come era logico, ha fatto irruzione anche la politica. Quella brutta della norma approvata in finanziaria al Senato che riguarda la vendita dei beni confiscati. La decisione del governo arriva proprio nel momento in cui l’Unione Europea dirama direttive che invitano i paesi membri a imitare la legge italiana. E sì, perché come la legge Rognoni – La Torre, che permette non solo la confisca dei beni mafiosi ma il loro utilizzo sociale, non esiste nulla di simile al mondo. E noi rischiamo di buttarla, di restituire alla mafia il maltolto che se lo ricomprerà attraverso prestanome compiacenti.

Ancora: lo scudo fiscale. Non solo si premiano i furbi, ma si rischia il riciclaggio, la pulitura dei soldi sporchi. Un giorno era la Svizzera che “lavava più bianco”, oggi anche il “bel paese”. Che dire poi di ronde, processo breve, white christmas. Ma sarebbe sbagliato pensare che solo questo governo sia inadempiente nei confronti della legalità, della democrazia, dell’uguaglianza, dei diritti.

Dal 1994, da quando Carovana ha iniziato a girare il Paese, si sono succeduti diversi esecutivi, di diverse maggioranze, con diversi primi ministri. Eppure la desolante descrizione che fanno gli uomini della giustizia alle nostre tappe è sempre la stessa: non arrivano fondi dal governo, non prendiamo gli straordinari da mesi, dobbiamo pagare la benzina delle auto di pattuglia, i tonner delle fotocopiatrici, portare da casa la carta igienica. Così sotto Prodi e Berlusconi, D’Alema e Berlusconi, Amato e Berlusconi.

Ma esiste un’altra Italia fatta di gente che ha il senso e il gusto della legalità, dell’uguaglianza, della democrazia. Lo sa bene Carovana che si mette in moto proprio per trovarli, dare loro visibilità, fare rete, in un viaggio che non è per la legalità, ma nella legalità. Proprio per questo, l’anno venturo, Carovana Antimafie sarà “ancora una volta sulla strada”.

Luigi Lusenti (lusenti@arci.it)

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