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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Grande Fratello Italia: lo show delle banalità

Autore: . Data: mercoledì, 11 novembre 2009Commenti (0)

Gli obiettivi dei media inquadrano solo il teatrino del Palazzo, mentre la crisi è scomparsa del tutto dall’informazione.

disperazioneSecondo un’indagine Confesercenti-Ispo il 65 per cento dei cittadini italiani boccia le misure finora adottate dal governo, ma ce n’è per tutti. Il 74 per cento critica l’attività delle Regioni, l’84 le associazioni della piccola e media impresa, l’85 i sindacati, l’87 l’opposizione parlamentare e il 91 le banche.

Sebbene i sostenitori del Cavaliere, almeno nelle urne, siano un gran numero, quando sono chiamati ad esprimere un giudizio pensano che le istituzioni, sia politiche che economiche, non stiano facendo abbastanza per aiutare le famiglie a fronteggiare la crisi.

La ricerca ha scoperto che per i cittadini la crisi non è finita, anzi. Secondo l’87 per cento “il peggio non è ancora alle spalle” e i timori maggiori sono tutti per il lavoro, che preoccupa il 94 per cento della popolazione. Lo studio ha anche rilevato che i costi della recessione si pagano sopratutto in termini occupazionali: circa un italiano su cinque dichiara che negli ultimi 12 mesi qualcuno nella sua famiglia ha perso un posto di lavoro o è stato messo in cassa integrazione. Gli effetti della crisi, inoltre, si ripercuotono anche sui risparmi: dal sondaggio è emerso che un italiano su due farà più attenzione di prima all’andamento delle risorse messe da parte e uno su tre ha affermato che per far fronte ai consumi sarà costretto ad intaccare le proprie riserve.

Un ultimo dato: nei primi nove mesi di quest’anno hanno chiuso i battenti 100 mila imprese attive nel settore del commercio, dei servizi e del turismo.

Che fanno i media? Cosa raccontano?

Delle preoccupazioni del premier a causa dei processi in corso contro di lui e scandagliano la frenetica attività del suo avvocato-parlamentare, Niccolò Ghedini, diventato una specie di dottor Stranamore del codice penale, sempre alla ricerca di un qualsiasi cavillo miracoloso per tirar fuori il suo cliente dai guai. Tonnellate di carta sprecata per disquisire su ipotesi che si sono puntualmente infrante contro la prevedibile contrarietà del presidente delle Camera, Gianfranco Fini, esplicito sull’argomento prescrizione: “Non è praticabile”. L’ex leader di An, d’altra parte, ha ‘solo’ 57 anni e non intende certo bruciarsi il futuro per difendere un presidente del Consiglio ultrasettantenne e molto discusso nel mondo intero.

Intanto il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, impugna la durlindana e scende nell’arena. In un editoriale ‘pro governo’ ha detto un gran numero di cose inesatte, ma nel nostro Paese un’immunità c’è: quella per chi teorizza cose sconclusionate.

Il giornalista ha affermato: “I padri costituenti inserirono nella Costituzione l’istituto dell’immunità parlamentare. Non lo fecero perché erano dei malandrini, ma lo fecero perché quella norma era necessaria per evitare che il potere giudiziario arrivasse a condizionare il potere politico [...] L’immunità parlamentare era uno dei fattori di garanzia per assicurare un equilibrio tra i poteri. Non fu quindi un’idea stravagante perché strumenti diversi, ma con le stesse finalità, sono previsti in Germania, Inghilterra e Spagna e dell’immunità beneficiano anche i parlamentari di Strasburgo. Massimo D’Alema e Antonio Di Pietro ne hanno usufruito recentemente”.

Le cose sono diverse, perchè l’istituto dell’immunità fu inserito nella Carta per un motivo elementare: L’Italia usciva dal fascismo e la dittatura aveva ‘colonizzato’ la magistratura. Per evitare che giudici di fede mussoliniana si mettessero a processare a piacimento gli antifascisti si decise l’istituzione della norma. Nei Paesi democratici le protezioni per i parlamentari valgono per proteggere la loro libertà di opinione, se rubano vanno in galera come tutti. D’Alema e Di Pietro, per altro, sono in ottima compagnia, ma per il direttore del Tg1 la botta ad effetto è più rilevante dei fatti concreti.

Minzolini ha quindi sostenuto che Tangentopoli e Mani Pulite hanno cancellato “l’immunità dalla Costituzione. Questa operazione mediatica si è trasformata in un atto di sottomissione alla magistratura. Da allora i gruppi parlamentari sono affollati di magistrati e ci sono addirittura partiti fondati dai magistrati”. Quindi il direttore ha aggiunto il Parlamento non è riuscito a mettere in cantiere la riforma della giustizia. L’abolizione dell’immunità ha provocato un vulnus nella Costituzione: si è rotto un equilibrio tra i poteri e non se ne è creato un altro. Ora c’è da auspicare che quel vulnus, al di là delle dispute nominali su immunità, lodi e riforma del sistema giudiziario sia sanato”.

Peccato che il giornalista non conosca la Costituzione. Recita l’articolo 68: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza”.

Può un importante dirigente del servizio pubblico sostenere cose inesatte? In realtà con una riforma del 93 non si è abolita l’immunità, ma si è solo stabilito che non è più necessaria una autorizzazione preventiva della Camera di appartenenza per indagare su un parlamentare. Cosa più che ragionevole, poichè se qualcuno commette reati penali è ben strano informarlo di investigazioni su di lui prinna di metterle in atto. Quello, sicuramente furbo si metterebbe facilmente ‘in regola’.

Si tenga conto che attualmente, in ogni caso, è necessaria una autorizzazione a procedere nel caso di contestazione di reati e questa è fornita dalle apposite commissioni parlamentari. Che con disinvoltura negano quello che possono.

La magistratura napoletana ha chiesto ieri l’autorizzazione all’arresto per concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti del sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale per la Campania del Pdl, Nicola Cosentino. Secondo i magistrati il parlamentare “contribuiva, sin dagli anni ’90 a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie di Bidognetti e Schiavone”. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che si compone di 351 pagine, proprio in virtù dell’immunità parlamentare non è stata eseguita, ma trasmessa alla Camera per l’autorizzazione all’esecuzione. C’è da scommettere (con il desiderio di perdere) che non Cosentino rimarrà a piede libero. Un altro qualsiasi italiano invece sarebbe adesso in galera.

Per i giudici “riceveva puntuale sostegno elettorale in occasione alle elezioni a cui Cosentino. partecipava quale candidato diventando consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore del partito di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare del 2001″. Il sottosegretario avrebbe in particolare “garantito il permanere dei rapporti tra imprenditoria mafiosa, amministrazioni pubbliche e comunali”.

Nel capo di imputazione si fa riferimento, inoltre, a “indebite pressioni nei confronti di enti prefettizi per incidere, come nel caso della Eco4 spa (società che operava nel settore dei rifiuti, ndr) nelle procedure dirette al rilascio delle certificazioni antimafia”.  I magistrati lo hanno anche accusato di aver creato e cogestito “monopoli d’impresa, quali l’Eco4 spa” nei quali “esercitava, in posizioni sovraordinata a Giuseppe Vitiello, Michele Orsi (ucciso poi in un agguato di camorra, ndr), e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione, così consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando delle attività di impresa per scopi elettorali, anche mediante l’assunzione di personale e per diverse utilità”.

Lasciati Berlusconi, Ghedini, Cosentino ed il direttore del Tg1 Minzolini alle loro acrobazie, i media sono travolti dalla curiosità su chi sarà il nuovo commissario europeo per la politica estera? CI si dilunga su Massimo D’Alema, ma dimenticando che il parlamentare del Pd, per la sua equidistanza nei confronti del conflitto israelo-palestinese, alla fine potrebbe pagare duramente il non essere allineato senza riserve sulle posizioni di Tel Aviv. Il vero problema della sua candidatura è fondamentalmente questo, ma sembra sfuggire ai vispi cronisti, più impegnati nell’occuparsi di fughe di notizie inventate, come quella di una presunta candidatura dell’inglese Miliband, del tutto ignota ai giornalisti e cittadini del Regno Unito, ma ieri nelle prime pagine dei quotidiani italiani.

Ed i fatti ‘veri’? La produzione industriale di settembre è scesa del 5,3 per cento rispetto ad agosto e del 15,7 rispetto al settembre 2008. L’Istat ha precisato che è il calo congiunturale peggiore dall’inizio delle serie storiche del 1990. Per la Coldiretti la produzione totale agricola è calata del 6,5 per cento nei primi nove mesi del 2009, per effetto di una contrazione sia delle coltivazioni vegetali che nelle attività di allevamento,

Ieri l’ennesima frana prodotta dal totale abbandono del territorio al suo destino ha ucciso ad Ischia una ragazzina di 15 anni, Anna De Felice, travolta mentre era in auto con i genitori che la stavano accompagnando a scuola. Una bimba di tre anni che era a bordo di uno scuolabus sepolto dal fango è in gravi condizioni, i feriti sono 17.

Sempre ieri la segreteria della Cgil ha reso noto che è avvenuta una “gravissima aggressione, all’alba, contro il presidio sindacale alla sede romana del gruppo Eutelia”: ne scriviamo diffusamente a parte.

I telegiornali ed i giornali non danno particolare rilievo a queste notizie, i temi dominanti sono, come si è visto, altri.

Secondo i media, insomma, lo show del ‘Grande Fratello Italia’ è l’unico spettacolo da seguire. Telecamere puntate su un gruppo di persone occupate a dilaniarsi per nulla, chiusi in una casa nella quale l’unica regola valida è quella di farsi vedere. Fuori dall’appartamento, dove si vive per davvero, regna un silenzio quasi assoluto. Il regime è anche questo, ignorare le difficoltà dei cittadini, far finta che nulla accada. Pur di restare incollati alla propria sedia, finchè dura. Dopo, chi vivrà vedrà.

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