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Gli abitanti “perbene” di via Gradoli

Autore: . Data: giovedì, 19 novembre 2009Commenti (0)

Lettera ad InviatoSpeciale del fondatore del Comitato di cittadini della strada romana

maniGentile sig. Repetto,
sono residente da 40 anni in via Gradoli 58 e sono il co-istitutore del Comitato, insieme al dott. Luciano Furgoni residente al civico 56.

Dalle citazioni operate nel Suo articolo si evince che Lei sia entrato in possesso di una copia del testo del volantino con il quale, oltre a darsi notizia dell’avvenuta costituzione del comitato, si presenta agli abitanti la petizione della quale è richiesta la sottoscrizione.

Destano sorpresa alcune circostanze: la prima è costituita dall’omissione del passo ove ci domandiamo “Fin quando tollereremo che proprietari senza scrupoli sfruttino persone prive di titoli di soggiorno affittandogli monolocali (e addirittura cantine o garage) malsani a 600/850 euro mensili”.

La seconda è costituita dalla totale omissione del testo della petizione (allegata alla prima circolare) nella quale chiediamo, tra l’altro, alle pubbliche autorità di: 1) verificare la regolarità urbanistica degli edifici dove sono presenti fenomeni di prostituzione, droga ed illegalità di vario tipo; 2) verificare l’esistenza e regolarità fiscale dei contratti di locazione dei relativi appartamenti; 3) l’applicazione di sanzioni amministrative e penali previste dalla legge per chi favorisce la prostituzione e la stato di clandestinità di persone straniere.

Chiedere il rispetto della legge non significa affatto essere carente di solidarietà. Ricordo che mia sorella nel lontano 1997 ricevette una proposta di locazione di una cantina al civico 73, avente una superficie di 12 metri quadri circa; l’unico punto di luce e aria era costituito da una grata situata sopra la porta di ingresso, per l’importo mensile di 800.000 lire. Come può immaginare, preferì locare un’abitazione altrove.

Peraltro, se Lei avesse desiderato chiederci lumi sulle motivazioni che hanno dato luogo alla nascita del comitato, Le avremmo risposto che il là è stato dato dalle tristi vicende che hanno coinvolto il sig. Marrazzo; quest’ultimo costituisce il paradigmatico culmine del degrado, non solo della via, ma della politica fatta da personaggi che Sciascia avrebbe certamente collocato in una delle sue categorie (lascio a Lei decidere quale).

Troviamo insopportabile che il presidente della regione, al quale avremmo potuto presentare un’ istanza per l’applicazione indifferenziata delle leggi nella via, abbia alimentato proprio quel circuito di illegalità costituito da autorizzazioni edilizie ottenute mediante corruzione, compravendita di droga, uso dell’auto di servizio, affitti in nero, clandestinità e quant’altro. Troviamo insopportabile che questo ometto italiano si dichiari stressato e che, rincasato in Rai, debba essere stipendiato (premiato).

Per risponderLe, il Comitato ritiene che il degrado debba essere imputato precipuamente a quella frangia di italiani immeritevoli di rispetto sociale, che hanno creato i presupposti di tale degrado del vivere civile e che ne costituiscono gli attori principali. Siamo insopportabilmente stanchi non tanto dei trans, che a volte ci sorridono, forse sperando di acquisire un nuovo cliente, ma dell’indifferenza trasversale che fin’ora ha attanagliato la nostra via.

E’ possibile che alcune delle 180 persone che hanno sottoscritto la petizione siano più attente ai riflessi patrimoniali del degrado che a quelli umani.

Ciononostante non può sottacersi che sta succedendo qualcosa di straordinario; oltre 60 persone, prima sconosciute tra loro, si sono incontrate in strada; molte di queste meditavano un impegno concreto per contrastare simile decorso degli eventi, ma non sapevano come canalizzare tali energie; abbiamo ricevuto i ringraziamenti delle persone che, abitando negli stabili ove vivono i trans stessi, hanno paura di questi e dei loro protettori.

Tutti insieme stiamo dando un nuovo corso alla vita sociale di questa strada, fin’ora abbandonata anche dai suoi abitanti. Forse Cristo non è neppure giunto a Eboli. Cordiali saluti.

Carlo Maria Mosco

Ringrazio il dottor Mosco per la sua garbata replica e prendo atto delle puntualizzazioni. Effettivamente, nel mio articolo del 9 novembre, ho cercato soltanto di riassumere il senso delle dichiarazioni contenute nel volantino che introduce la petizione, mentre avrei potuto entrare nel merito anche dei punti messi in fila nella petizione stessa. Senonché alle tre richieste elencate dal dottor Mosco se ne aggiungono altre – le rendo note per completezza di informazione – ed in particolare due, che cito testualmente: “La verifica dei permessi di soggiorno di tutti gli stranieri presenti in via Gradoli” e “l’effettuazione di controlli mensili da parte delle forze dell’ordine degli eventuali ospiti presenti nei suddetti appartamenti”.

Mentre ho esercitato il diritto di cronaca, ho visto un nesso tra le crude “parole d’ordine” del volantino e le due “rivendicazioni” che trovo fuori luogo in quanto, a mio avviso, controproducenti rispetto all’eventuale volontà di costruire coscienza e consapevolezza su un pur grave problema. Tanto più che valutare l’opportunità di determinati controlli di polizia spetta esclusivamente alle forze dell’ordine o alla magistratura (e non anche a comitati di quartiere, a presidenti di Municipio o ad organi di stampa, ai quali il Comitato stesso si è rivolto nella petizione).

Aggiungo qualche altra considerazione: pur essendo del tutto sgradevole che l’ex presidente della Regione Lazio si sia potuto trovare nella situazione descritta (fin troppo minuziosamente) dalle cronache, trovo non condivisibili taluni appellativi riservati a Marrazzo nella lettera del dottor Mosco.

Fino a prova contraria, infatti, l’ex presidente della Regione è la parte lesa ed è stato comunque vittima di un ignobile ricatto. Riguardo invece alle considerazioni in materia di prostituzione contenute nella petizione, va ricordato che non esiste in Italia il reato in quanto tale, dunque una signora o un trans non possono ritrovarsi imputati semplicemente perché intrattengono rapporti sessuali in un appartamento con chicchessia. Altra cosa è lo sfruttamento di quei rapporti.

Non chiarire in modo limpido tale aspetto può dare l’impressione, leggendo un volantino o un altro scritto, che si voglia alimentare nel nostro sfortunato Paese la sottovalutazione del primato dei diritti civili. Per troppi cittadini ridotti ad un accessorio, così come il rispetto delle minoranze è diventato un optional e il ‘politically correct’ un soprammobile kitsch.

Ho ricevuto in questi giorni anche una lettera della signora Colombini, altra cittadina romana di via Gradoli, che si è sentita “strumentalizzata” dal mio articolo. Non era mia intenzione farlo. Se nelle mie argomentazioni ho dato quell’impressione me ne scuso.

Paolo Repetto

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