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Sindacato di base contro la riforma Gelmini

Autore: . Data: venerdì, 30 ottobre 2009Commenti (0)

Rdb denuncia la “svendita” dell’univerità ai privati.

gelmini2Per le rappresentanze sindacali di base del pubblico impiego il testo finale della riforma dell’Università, licenziato dal Consiglio dei Ministri, peggiora i termini delle precedenti versioni del ddl laddove, prevedendo ulteriori tagli ai finanziamenti pubblici degli atenei in rosso, ne programma il commissariamento o la chiusura.

Nel testo Rdb ha sottolineato, “resta confermata la svendita della gestione e della mission stessa degli atenei pubblici ai privati, i quali entreranno anche nei Cda, insieme a consulenti ‘di prestigio’, per nomina diretta dei rettori. Questi ultimi avranno la discrezionalità di nominare 4 degli 11 membri del Cda. I privati potranno addirittura finanziare direttamente gli stipendi di professori a contratto e ricercatori, previsti solo a tempo determinato, con un precariato che si allunga così di altri 6 anni oltre ai 6 anni degli assegni di ricerca”.

Il Senato Accademico, secondo le Rdb, viene inoltre declassato a “mero istituto propositivo sottomesso al Cda”, le rappresentanze dei lavoratori vengono espulse dagli organi accademici, quelle degli studenti ridotte al puro “diritto di tribuna”.

“Il ministro Gelmini, nascondendosi dietro il malgoverno degli atenei, dimentica che la stragrande maggioranza degli atenei nel 2010 andrà in rosso se non vengono restituiti i fondi sottratti con la legge 133″ hanno aggiunto.

Quanto ai rettori della Crui, che plaudono alla proposta di legge, “dimenticano che il mondo universitario ha già nettamente espresso forti e argomentate contestazioni contro la cosiddetta meritocrazia, opponendosi alla distribuzione del 7 per centi dei fondi in base alla valutazione della didattica e della ricerca”.

A questo punto, ha concluso Rdb “non ci sono più margini per ambiguità e rimpianti ed è necessaria la mobilitazione della parte sana della comunità universitaria” per “imporre al Parlamento la bocciatura della riforma Gelmini e fermare lo smantellamento dell’Università pubblica”.

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