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Ottobre 2009: all’Aquila è emergenza umanitaria

Autore: . Data: martedì, 20 ottobre 2009Commenti (0)

Drammatico appello di alcuni cittadini ancora nelle tendopoli.

aquila-citta-fantasmaCon l’arrivo improvviso di un inverno rigido alcuni terremotati che non hanno accettato di essere ‘deportati’ sono quasi all’addiaccio. Gli organi di stampa li hanno definiti “irriducibili”, ma in realtà si tratta di persone che per cento motivi non possono accettare di essere trasferiti a decine di chilometri dalla città. Non nelle ‘casette’, ma in alberghi o case in affitto.

Nella lettera, pubblicata dal sito 3,32 – Rete di coordinamento l’Aquila si legge: “Facciamo appello a tutti coloro che in Italia hanno dimostrato sensibilità a quanto qui è successo e continua ad accadere. A chi ha mantenuta alta l’attenzione sul dramma che ha colpito il nostro territorio e sulla gestione del post sisma”.

Gli sfollati dopo aver osservato che nel capoluogo abruzzese “fa freddo” hanno aggiunto: “Siamo nella fase più drammatica, la notte già si sfiorano i -5°C ed andiamo incontro all’inverno, un inverno che sappiamo essere spietato. Le soluzioni abitative, promesse per l’inizio dell’autunno, non ci sono. Circa 6000 persone sono ancora nelle tende. Meno di 2000 persone sono finora entrate negli alloggi del piano C.A.S.E o nei M.A.P”.

I numeri forniti da questi cittadini sono allarmanti e del tutto ignoti alla maggioranza degli italiani. In particolare i telegiornali, gli strumenti più diffusi di conoscenza, sembrano aver quasi ‘dimenticato’ i terremotati. E se qualche programma o quotidiano se ne è interessato è indubbio che la maggioranza nel Paese non sia al corrente dei fatti.

Gli ospiti delle tendopoli hanno spiegato ancora: “La maggior parte degli aquilani sono sfollati altrove in attesa da mesi di rientrare. Ora, con lo smantellamento delle tendopoli altre migliaia di persone sono state allontanate dalla città e mandate spesso in posti lontani e difficilmente raggiungibili. Noi, definiti “irriducibili”, siamo in realtà persone che (come tutti gli altri) lavorano in città, i nostri figli frequentano le scuole all’Aquila, molti non sono muniti di un mezzo di trasporto, altri possiedono terreni od animali a cui provvedere. Siamo persone che qui vogliono restare anche per partecipare alla ricostruzione della nostra città”.

Una parola “irriducibili”, pensata chissà da chi e diventata un modo per deformare la verità. Perché se fossero stati definiti in altro modo la straordinaria “ricostruzione” voluta da governo, Protezione civile e Berlusconi sarebbe risultata meno esaltante.

Ma qual’è la situazione in Abruzzo? Su un blog molto puntuale nella distribuzione di notizie “Miss Kappa” si legge: “Per essere chiari e perché non si pensi che gli aquilani abbiano un tetto sulla testa, vi riporto un po’ di numeri, forniti gentilmente dalla Protezione Civile. Gli appartamenti del progetto C.A.S.E. consegnati agli sfollati sono 900, a fronte dei 4.300 promessi dal Governo e dei 2.287 M.A.P. 5.800 sono i cittadini ancora nelle tende, 13.000 quelli nelle camere d’albergo, 9.000 coloro che hanno scelto la sistemazione autonoma e che, a tutt’oggi, hanno ricevuto 380 euro del contributo beffa, pari a 100 euro mensili a persona, poiché si è provveduto a pagare, con lentezza vergognosa, solo fino al mese di luglio. Gli sfollati in hotel costano 650mila euro al giorno, quelli in tenda, dove non abbandonati a se stessi, costano 300mila euro. Quasi un milione di euro al giorno, ancora per molti mesi. In attesa che il faraonico progetto di case finte sia pronto. Case finte, signori miei. Soldi veri. Le attività produttive hanno riaperto i battenti per il trenta per cento. E senza contributo alcuno da parte dello Stato. Il progetto era quello di mettere un tetto sulla testa di tutti gli sfollati entro il mese di settembre, in barba a ciò che le persone avrebbero fatto, senza lavoro e senza spazi sociali. Si può ben dire che la millantata tempestività non c’è stata. Si continua con il puro assistenzialismo che, azzerando l’iniziativa privata, demotiva e sfianca animi e volontà e consente di agire indisturbati a suon di proclami populisti, sceneggiate mediatiche ed appalti poco chiari. Un esempio su tutti: per la realizzazione di aiuole e verde sono stati spesi ben 14.420.782,06 euro. Ciò è stato dichiarato senza specifica alcuna. Non si sa quanti siano i metri quadrati interessati e se si siano piantati baobab o margheritine. Transitando nei pressi del capolavoro di efficienza non si scorge traccia di verde”.

Lo stesso blog ha pubblicato una lettera ricevuta da Cinzia Antignani Altatiali, una volontaria di protezione civile del campo di S. Vittorino. Ha scritto la donna: “Non avevo mai voluto andare a vedere le macerie della vostra città martoriata, pur facendo su e giù da Roma per svariate volte dal 6 aprile, perché mi ero ripromessa di andarci per documentare la vita che riprendeva e questo mi aspettavo quando l’8 settembre mi sono finalmente convinta di andare a vedere con i miei occhi come dicevo speravo di fotografare (è una mia passione) negozi riaperti (almeno qualcuno), di trovare attività in riavviamento (almeno qualcuna), lavori sulle case in ricostruzione… invece a parte alcuni puntellamenti NIENTE! Solo tanta desolazione nelle strade chiuse, qualche turista che fotografava e tanti tanti aquilani che guardavano e raccontavano le loro storie e indicavano… vedi quella è casa mia. Da queste mie impressioni ho scelto il titolo “L’Aquila fantasma”. Poi leggendo oggi le tue parole sul blog ho avuto una fitta al cuore e ho pensato a tutti quelli che si fanno buttare il fumo negli occhi dai TG unificati. Volevo lanciare un messaggio “L’Aquila è una città rimasta al 6 aprile!!!”

I cittadini ancora accampati sono alla disperazione: “Da oltre sei mesi viviamo in tenda, sopportando grandi sacrifici, ma con questo freddo rischiamo di non poter più sopravvivere. Se non accettiamo le destinazioni a cui siamo stati condannati (che sempre più spesso sono lontanissime) minacciano di toglierci acqua, luce, servizi. Oggi, più di ieri, abbiamo bisogno della vostra solidarietà. Gli enti locali e la Protezione Civile ci hanno abbandonati. Secondo le ultime notizie che ci giungono i moduli abitativi removibili che stiamo richiedendo a gran voce da maggio, forse (ma forse) arriveranno tra 45 giorni. Oggi invece abbiamo bisogno di roulotte, camper o container abitabili e stufe per poter assicurare una minima sopravvivenza. Visto che le nostre richieste alla Protezione Civile e al Comune non sono prese in minima considerazione chiediamo a tutti i cittadini italiani un ulteriore sforzo di solidarietà. E abbiamo anche bisogno di non sentirci soli”.

Sin dall’inizio dell’emergenza abruzzese una domanda ha coinvolto alcuni: dove sono le centinaia di roulottes e moduli abitativi comperati in passato dalla Protezione civile. Secondo alcune fonti sarebbero stati affidati alla ‘cura’ delle sezioni regionali della struttura diretta da Bertolaso ed in gran numero lasciati in abbandono. Solo a Teramo sono stati trovati oltre 150 moduli abitativi tra containers e roulotte abbandonati dalla regione in un deposito.

Nel loro appello i terremotati hanno concluso: “Per questo vi chiediamo di organizzare dei presidi nelle piazze delle città italiane per sabato 24 ottobre portando nel cuore delle vostre città delle tende per esprimere concretamente solidarietà a noi 6000 persone che viviamo ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma”.

Per chi volesse comunicare direttamente con loro, sono disponibili due numeri di telefono (3391932618 – 347034350) e un indirizzo e mail (per donazioni  o semplici contatti): emergenzaottobre2009@gmail.com

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