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Napolitano denuncia l’esplosione della spesa pubblica

Autore: . Data: martedì, 13 ottobre 2009Commenti (0)

Il governo però si interessa d’altro.

napolitano_1Il presidente della Repubblica intervenendo ieri in convegno sulla ricerca organizzato dall’Università di Roma ‘Sapienza’ ha affrontato la situazione economica e finanziaria del  Paese.

Per Napolitano è indispensabile intervenire sulla spesa pubblica, riportando sotto controllo un debito ormai intollerabile ed al tempo stesso riordinando la gerarchia delle priorità.

Secondo il Capo dello Stato “il volume della spesa pubblica ha largamente ecceduto i limiti di un indebitamento normale e tollerabile”. Nel mese di settembre il ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, aveva evidenziato che c’è una parte di spesa non irrilevante, intorno ai 20 miliardi di euro, “che sfugge da qualsiasi controllo”. I 20 miliardi di euro che sono “fuori controllo” riguardano la spesa di enti o settori che hanno una grande autonomia proprio per la funzione che svolgono, come Corte dei conti, editoria, Protezione civile. Canzio concluse che “non è che vogliamo esercitare un vero e proprio controllo, ma su questa massa di spesa abbiamo proprio una difficoltà di conoscenza”.

I dati sono davvero allarmanti. Secondo le statistiche di finanza pubblica nei Paesi dell’Unione europea pubblicate dalla Banca d’Italia, la spesa pubblica nazionale è salita al 48,8 per cento del Pilordo, contro il 47,9 del 2007.

Per Napolitano “la spesa pubblica deve essere senza dubbio ricondotta sotto controllo”, ma al tempo stesso “in questo sforzo, anche di superamento in una situazione debitoria pesante per lo Stato italiano” è importante ridefinire “altre priorità nella distribuzione dei fondi pubblici”.

Il Presidente ha detto che “c’è un’enorme difficoltà a modifiacare l’ordine delle voci della spesa pubblica, che si sono venute incorporando attraverso comportamenti pluridecennali”. E, di conseguenza, vi è una speculare difficoltà “a introdurre priorità che modifichino quelle che, essendo state riconosciute come tali, si sono oramai sedimentate”.

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