cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, tu inviato
Regola la dimensione del carattere: A A

Malagrotta, un’oasi tra i rifiuti

Autore: . Data: martedì, 27 ottobre 2009Commenti (0)

Benvenuti nella discarica che serve tutta la provincia di Roma. A due passi dalla metropoli e da una fattoria di 65 ettari. Un articolo per “Tu Inviato”

malagrottaMozzarelle di bufala all’ombra di una delle aree più inquinate d’Europa. E’ la coesistenza fatale che sopravvive da anni “grazie” alla costruzione indiscriminata di una raffineria, di un deposito di carburanti, un impianto per rifiuti tossici ospedalieri e soprattutto la pietra dello scandalo che ha provocato un rimpallo sempre più fitto di competenze, di decreti e di polemiche: la discarica di Malagrotta.

In una zona ad alta densità di inquinamento, già destinata all’osservanza del Seveso 2, il decreto legge 334/99 che impedisce la concentrazione di impianti industriali ad alto rischio, la presenza di una fattoria che produce specialità della zona suona quanto meno sinistro.

Molto prima che diventasse la discarica dell’intera provincia, Malagrotta faceva parte di uno dei poderi più estesi di Roma Nord, valorizzato molto prima del recente sfruttamento industriale. Terreni che si estendevano per 570 ettari, una minima parte della tenuta di Santo Spirito, proprietà del Vaticano.

La bonifica iniziò all’inizio del secolo scorso e venne interrotta solo dalla guerra. I braccianti della bonifica risiedevano nei casali ancora oggi visibili su via di Malagrotta.

Paolo Consalvi, 60 anni, titolare di una delle poche aziende agricole rimaste, è uno dei superstiti di quella stagione irripetibile in cui bonificare Malagrotta non aveva niente a che fare con i rifiuti tossici.

“La mia famiglia lavora qui dagli anni ’30”, racconta Consalvi. Sessantacinque ettari nei quali prosperano un caseificio e una macelleria. La proprietà di Consalvi subisce uno stridente contrasto con la fiamma sempre accesa della ciminiera della raffineria che domina il paesaggio.

“Quella fiamma, alla fine della produzione giornaliera, si alza fino a 50 metri, oltre ai 106 metri di altezza della ciminiera.”, ammette Consalvi, che però ci tiene a precisare: “E’ tutta la zona Nord di Roma a risentirne. Quando si alza il vento non stiamo peggio degli abitanti di Piazza Irnerio, che nemmeno se ne accorgono”.

Un problema anche per le sue 220 vacche e bufale, risorsa principale dell’azienda. I controlli della Asl e degli ispettori sono frequenti da queste parti. “La Asl mi ha fatto aggiungere un filtro per il ricambio dell’aria, ma il problema viene da lontano”, continua l’imprenditore con un passato da Presidente della Cooperativa Aurelia.

“La politica doveva pensarci prima. Avrebbero dovuto costruire la raffineria lontano dalle fattorie e dai centri abitati.” La Raffineria di Roma è stata costruita nel 1965, in un’epoca di espansione senza limiti. Consalvi ha assistito alla nascita di quell’opera gigantesca, oltre alla regolarizzazione a discarica di un’area in cui scaricavano abusivamente rifiuti di ogni tipo.

Discarica che ancora oggi non si riesce a chiudere, rappresentando un problema anche per il gassificatore appena costruito e subito bloccato per violazione delle norme antincendio, fino ad arrivare alle più recenti polemiche sull’apertura di altre discariche ad Allumiere e ad Albano nell’ipotesi di una chiusura imminente di Malagrotta.

Un problema quotidiano anche per il produttore di mozzarelle, il quale deve monitorare costantemente la situazione ambientale, precisando: “I liquami della discarica ci preoccupano più degli scarichi della ciminiera, nonostante si infiltrino nei terreni di Massimina, dalla parte opposta”.

Per produrre le mozzarelle di bufala, che necessitano di sette ore di lavorazione, Paolo Consalvi si sveglia ogni giorno all’una del mattino.  Quasi mezzo secolo di lavoro attraversato da cambiamenti epocali a Malagrotta, compresa la terribile alluvione del 1° settembre 1965, provocata dalla tracimazione del canale Rio Galeria.

Il livello dell’acqua raggiunse i due metri di altezza ritardando l’apertura ufficiale della raffineria, anche per la morte di uno degli operai. La famiglia Consalvi riuscì tempestivamente a portare in salvo il bestiame sopra la collina. Dopo più di quarant’anni di lavoro, Consalvi si impegna ancora oggi a limitare l’uso di buste di plastica, raccogliere scatoloni per la raccolta differenziata e riutilizzare sacchi di calce abbandonati sulla strada.

Un rapporto armonico con le difficili condizioni ambientali che Consalvi prevede possa finire da un momento all’altro. “Prima o poi anche qui costruiranno tanti palazzi”. Si parla di un interessamento della Gepra, consorzio della Asl, all’acquisto dei terreni dell’ex tenuta di Santo Spirito. Malagrotta annuncia continue rivoluzioni, ma la tradizione delle mozzarelle di bufala dell’ex tenuta di Santo Spirito sembra lontana dalla resa.

Fabrizio Marcelli

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008