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L’Italia della corruzione

Autore: . Data: giovedì, 22 ottobre 2009Commenti (0)

La moglie di Mastella in Campania, quella di Abelli in Lombardia. I partiti aprono dibattiti improbabili ed intanto le mazzette girerebbero allegramente.

corruzioneIeri con una operazione congiunta condotta dai comandi provinciali dei carabinieri di Caserta e della Guardia di Finanza di Napoli 25 tra politici, dirigenti della Pubblica amministrazione e professionisti sono stati arrestati per reati che riguardano appalti e assunzioni. Il filone dell’indagine, nella quale sono coinvolte 63 persone, riguarda l’Arpac, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale.

Gli investigatori dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno accertato l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe, falsi, abusi di ufficio, turbative d’asta e concussioni commessi nell’ambito della gestione di appalti pubblici, concorsi finalizzati all’assunzione di personale ed affidamento di incarichi professionali nella Pubblica Amministrazione.

Nell’inchiesta risulta indagato il presidente del Consiglio regionale della Campania, Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella che non potrà dimorare in Campania e nei comuni che si trovano in prossimità della regione, tra cui Frosinone e Isernia. Secondo le notizie trapelate, si tratterebbe, di un divieto che riguarda la città di Napoli, dove si svolge l’attività istituzionale della Lonardo in qualità di presidente dell’Assemblea

Come si ricorderà la crisi del governo Prodi diventò irreparabile nel gennaio del 2008, quando furono ordinati gli arresti domiciliari per la moglie e l’allora ministro della Giustizia fu iscritto nel registro degli indagati con ben sette ipotesi di reato: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ufficio e due concorsi in falso. All’allora esponente del centro sinistra ed oggi parlamentare europeo del centro destra fu contestato anche il tentativo di concussione ai danni del presidente della Regione Antonio Bassolino.

Dopo i provvedimenti, presi allora dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, in un discorso alla Camera, Mastella sostenne che si trattava di un “tiro al bersaglio”, una “ostinata caccia all’uomo”, ad opera di “frange estremiste” che si annidavano tra i magostrati. Nello stesso intervento il leader dell’Udeur annunciò di dimettesi “per senso dello Stato” e perchè era “un ministro della Giustizia che non riesce a difendere la moglie da un provvedimento ingiusto”. “Mi dimetto perché tra l’amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo” spiegò all’Aula scatenando un lungo applauso bipartisan.

Mastella aggiunse anche di lasciare il ministero “per essere più libero umanamente e politicamente”, sapendo che “un’ingiustizia enorme è la fonte inquinata di un provvedimento perseguito con ostinazione da un procuratore che l’ordinamento manda a casa per limiti di mandato e di questo mi addebita la colpa. Colpa che invece non ravvisa nell’esercizio domestico delle sue funzioni per altre vicende che lambiscono suoi stretti parenti e delle quali è bene che il Csm si occupi”.

Il governo dopo poco cadde, Berlsuconi vinse le elezioni, l’ex ministro del centro sinistra diventtò parlamentare europeo del centro destra e ieri un’altra procura ha di nuovo emesso un provvedimento cautelare nei confronti di Sanda Lonardo, perchè forse le “frange estremiste” della magistratura sono ovunque ed onnipotentoi, come sostiene anche il premier.

Fatto sta, indipendentemente dal principio secondo il quale nessuno è colpevole fino a sentenza, ieri quattro carabinieri ed ufficiale dell’Arma sono tornati nella abitazione della famiglia Mastella a Ceppaloni (Benevento), mentre secondo fonti non verificate di stampa sembrerebbe che Pellegrini, figlio della coppia, circolasse alla guida di una Porsche Cayenne (oltre 60mila euro di valore) riconducibile al titolare di un autosalone di Marcianise attualmente detenuto per 416 bis.

Fatti circoscritti alla ‘malfamata’ Campania? Nella giornata di martedì la  Guardia di Finanza di Milano ha arrestato cinque persone e ne ha fermate nell’ambito di un’indagine su una serie di fatturazioni fasulle e riciclaggio nella bonifica dell’area Santa Giulia, quartiere sud di Milano al centro di interventi di recupero ambientale propedeutici ad un’operazione immobiliare.

Tra i cinque destinatari delle misure di custodia cautelare c’erano sono Giuseppe Grossi, AD della società Sadi-Servizi Industriali (SADI.MI: Quotazione) e Rosanna Gariboldi, assessore all’Organizzazione Interna e Relazioni Esterne della Provincia di Pavia e moglie di Giancarlo Abelli, deputato del Pdl.

Gli altri tre arrestati sono tutti stretti collaboratori di Grossi: si tratta di Cesarina Ferruzzi, Paolo Titta e Maria Ruggero che secondo quanto afferma Sadi-Servizi Industriali in una nota, “hanno ricoperto la carica di consiglieri sino allo scorso mese di febbraio”.

Le ipotesi di reato – a vario titolo e per i diversi indagati – sono l’associazione a delinquere, l’emissione e l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti, l’appropriazione indebita e il riciclaggio, il tutto aggravato dalla transnazionalità.

Di Grossi, a capo del “più importante gruppo italiano che si occupa di ecologia”, come lui stesso ha affermato, i magistrati hanno ricordato “le relazioni di altissimo livello con esponenti del mondo politico e istituzionale che emergono dall’attività di intercettazione telefonica”.

Gli inquirenti milanesi si muovono in un quadro complicatissimo.  Si parte dalla bonifica ambientale dell’ex area industriale Montecity- Rogoredo, che fa parte di un progetto urbanistico dell’immobiliarista Luigi Zunino e si arriva ad un contro cifrato a Monaco, denominato ‘Associati’ nella disponibilità dell’assessore Gariboldi e sul quale il marito Abelli, secondo le convinzioni dei giudici “figura titolare di un mandato come procuratore”, e sul quale sono state rilevate “12 entrate per 2.350.000 euro dal 2001 al 2008, e tre uscite per 1.294.000 euro dal 2004 al 2007″.

In banca Gariboldi presenta un ‘utile’ di quasi un 1 milione e 200 mila euro ed il gip Fabrizio D’Arcangelo ha sottolineato come “tutte le rimesse in entrata e in uscita è provato siano collegate a conti riferibili direttamente a Grossi o suoi sodali”.

All’assesore non è stato contestato il reato di corruzione, ma gli inquirenti hanno fatto notare “le significative forme di agevolazione economica che Grossi eroga alla Gariboldi e al coniuge, quali la messa a disposizione di una Porsche, di un aereo privato, di un appartamento in una via centrale di Milano”.

Per i Pm quello della banca monegasca è “un conto di transito, utilizzato in via pressoché esclusiva per operazioni funzionali a “ripulire” il denaro provento delle attività illecite di Grossi” e così hanno contestato i reati di ricettazione e riciclaggio a Gariboldi, alla quale, naturalmente è arrivata “l’affettuosa solidarietà” del presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, e del coordinatore nazionale pdl Sandro Bondi, certo che «la magistratura renderà giustizia alla consorte dell’on. Abelli, seppure non la risarcirà delle attuali sofferenze”.

Si spera naturalmente che gli imputati campani e lombardi siano presto riconosciuti estranei a i fatti, ma i segnali su una vasta rete di corruzione nel Paese sono troppi, così come lo strapotere di quella che un tempo qualcuno chiamava “la Casta” è altrettanto evidente. Ma nulla accade per risolvere il problema, anche per la responsabilità dei cittadini sempre più passivi ed indolenti.

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