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Le ultime da Berluscolandia

Autore: . Data: giovedì, 29 ottobre 2009Commenti (0)

La scarlattina (o forse il processo Mills) ha reso il premier loquacissimo.

berlusconiNella tarda serata di martedì il Cavaliere ha telefonato al programma di RaiTre per tornare ad attaccare le cosiddette ‘toghe rosse’: Ha annunciato al conduttore Floris: “La vera anomalia italiana sono pm e giudici comunisti di Milano che da quando Berlusconi è entrato in politica e ha tolto il potere ai comunisti lo hanno aggredito con oltre cento processi e cinquemila udienze”.

Ed ancora: “Ma davvero Silvio Berlusconi era l’imprenditore più criminale della storia del mondo oppure l’anomalia sono i pm e i giudici comunisti che ormai sono la vera opposizione alla maggioranza eletta dal popolo?”.

Il presidente del Consiglio ha anche parlato dei rapporti con il ministro dell’Economia: “Con il ministro Tremonti è stato chiarito ogni equivoco”, ha proclamato. Peccato che per ‘aiutarlo’ gli dovrebbe essere affiancata una commissione ‘interna’ del Pdl (da lui diretta) alla quale parteciperanno i tre coordinatori, Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini, affiancati dai capigruppo del partito alla Camera e al Senato. Non è un commissariamento, ma poco ci manca.

Per Berlusconi, secondo alcuni sondaggi in crisi di gradimento e nella necessità di recuperare consenso dopo mesi di promesse non mantenute “la politica del rigore è di tutto il governo e non solo di Tremonti”, ma va coniugata “con un supporto allo sviluppo”, che in parole semplici vuol dire spendere (soldi che non ci sono) per non finire “sputtanati”, utilizzando un termine caro al premier.

Sull’abolizione dell’Irap, una dei tanti annunci a vuoto, per il presidente del Consiglio si farà perché “è nel programma di governo”, ma non si possono fissare dei tempi perchè dipende dall’andamento della crisi. Ma guarda un po’.

Si opererà, ha aggiunto, “entro i tempi possibili, e questo dipende da come si evolverà la crisi in cui siamo e nessuno sa al mondo come evolverà questa crisi”. Il premier ha aggiunto che il governo intende “introdurre il quoziente familiare”, ma anche in questo caso non si sa quando.

Ieri, poi, forse annoiato dall’immobilità forzata, ha deciso di esternare sul caso Marrazzo attraverso il suo conduttore preferito, Bruno Vespa. Qualcuno ha adombrato un suo ricatto all’x Governatore del Lazio? “Mi sono comportato esattamente al contrario. Probabilmente proprio il contrario di come si sarebbe comportato qualche leader della sinistra”. L’anticipazione è contenuta nel libro che l’i'iventore di ‘Porta a Porta’ sta scrivendo ‘in diretta’, perchè ogni giorno le cronache sono piene di ‘confidenze’ che saranno contenute nel manoscritto di prossima pubblicazione. Spiegando i fatti il premier ha aggiunto: “Ho visto il video, ho allungato la mano sul telefono e ho chiamato il presidente Marrazzo. Gli ho detto che c’erano sul mercato delle immagini che avrebbero potuto nuocergli, gli ho dato il numero dell’agenzia che aveva offerto il video e lui mi ha cordialmente ringraziato”.

Alle parole del presidente del Consiglio pronunciate a Ballarò ha risposto prima il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Lobredo: “‘Se ci sono toghe rosse è per il sangue versato dai nostri colleghi che hanno perso la vita in difesa della legalità” e poi l’Anm.

L’associazione nazionale magistrati, che probabilmente ha dovuto istitutire una task force speciale per rispondere agli attacchi quotidiani del Cavaliere ha annunciato assemblee “di protesta e dibattito” per oggi in tutta Italia. L’iniziativa nasce “dalla profonda e sincera preoccupazione per i continui tentativi di delegittimare e intimidire sia la giurisdizione nel suo complesso, sia i singoli magistrati in relazione a processi specifici o in ragione delle sentenze pronunciate. Perfino il rapporto tra istituzioni e organi di garanzia è stato messo in discussione. Mentre la tensione e l’attenzione si concentrano su una impropria contrapposizione, di cui la magistratura è vittima, nulla di serio, concreto e duraturo viene proposto per restituire efficienza all’organizzazione giudiziaria e per ricondurre il processo alla ragionevole durata”.

“A questo appuntamento la magistratura arriva compatta – ha affermato l’Anm- sia nelle componenti associative, sia con la spontanea e massiccia adesione agli appelli in favore del collega Mesiano. Ciò testimonia il sentimento di solidarietà a un collega attaccato violentemente solo per aver fatto il proprio dovere, e che ha poi tenuto un comportamento esemplare; ma testimonia soprattutto il rifiuto verso qualsiasi forma di intimidazione. Forse certe strategie non nascono a tavolino. Ma neppure nascono dal nulla: dal ‘cappello in mano’ del magistrato che si vuole parte, al calzino stravagante del giudice che si vorrebbe dimezzato più che terzo, alla stucchevole reiterazione di epiteti nei confronti di magistrati, ogni occasione sembra buona per denigrare l’ordine giudiziario e descrivere i palazzi di giustizia come sezioni di partito, frequentate da magistrati militanti. Nessun ufficio giudiziario merita queste infondate e ridicole definizioni, tanto meno quello di Milano. Da Milano, e dall’intero Paese, la magistratura ribadisce – ha concluso l’Anm- che intende continuare a vestire solo la toga e a rispondere solo alla legge. In primis alla Costituzione”.

Per quanto, invece riguarda il caso Marrazzo sono necessarie alcune brevi riflessioni. E’ Berlusconi il presidente del Consiglio o il proprietario di Mediaset e Mondadori? Perchè il filmato di cui parla fu proposto da un emissario dei carabinieri ricattatori al direttore di ‘Chi’, Alfonso Signorini, che ne mise al corrente Marina Berlusconi, presidente della casa editrice.

C’è un particolare poco chiaro. Il video fu consegnato il 5 ottobre, ma solo dopo due settimane Marrazzo fu informato della sua esistenza. Che cosa è accuduto in quei quattordici giorni?

Ancora. Un uomo di Stato che consiglia di cedere ad un ricatto, fornendo l’indirizzo di chi vuol commercializzare il mezzo per compiere il reato non è cosa da poco. Che un premier intervenga in una faccenda che riguarda la ‘sua’ azienda familiare ed un altro esponente poltico mostra quanto meno l’esistenza di un ‘conflitto di interessi’. Che un cittadino (oltre che parlamentare) non spinga un altro cittadino (anche presidente di giunta regionale) a rivolgersi alla magistratura in un caso di estorsione è almeno ‘moralmente censurabile’.

Ma si tratta di considerazioni retoriche. In Italia le regole non sono eguali per tutti.

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