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La Fiom e gli altri, spaccati sul contratto

Autore: . Data: venerdì, 16 ottobre 2009Commenti (0)

Raggiunto ieri l’accordo nel settore metalmeccanico. Hanno firmato Fim e Uilm, non la Cgil. Nuove regole e aumento di 112 euro lordi al mese

spaccaturaChe sarebbe finita male lo si era capito fin dal giugno scorso. Il negoziato per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici era partito, infatti, con piattaforme separate, dopo che alla Fiom era stato risposto picche alla richiesta di moratoria nell’applicazione della riforma del modello contrattuale varata ad aprile.

Nel merito, la Fiom chiedeva 130 euro di aumento per il biennio 2010-2011 oltre al blocco dei licenziamenti per due anni e all’azione congiunta tra aziende e sindacati per convincere il governo a raddoppiare il periodo di cassa integrazione (da 52 a 104 settimane).

Fim e Uilm, dal canto loro, recepirono in pieno lo spirito di quell’intesa sulle nuove regole, proponendo il rinnovo del contratto su base triennale e chiedendo 113 euro di aumento per il 2010-2012 e altri 30 euro per i dipendenti che non sono nelle condizioni di poter rivendicare la contrattazione integrativa.

La controparte dei sindacati di categoria, Federmeccanica, aveva subito lasciato intendere, prima dell’estate, che avrebbe trattato con i sottoscrittori della riforma contrattuale, non certo con i suoi detrattori.

D’altronde, perchè mai dal fronte datoriale avrebbero dovuto inseguire un’intesa con la reietta Cgil, tanto più che Cisl e Uil avevano già manifestato una preventiva disponibilità al dialogo?

Alla fine le parti si sono accordate per un aumento mensile di 112 euro lorde per il triennio 2010-2012. Dal 1 gennaio 2011 saranno corrisposti ulteriori 15 euro mensili per chi non fa la contrattazione integrativa.

La prima tranche degli aumenti è bassa (28 euro dal 2010, poi 40 nel 2011 e 42 nel 2012).

Istituito inoltre un fondo di sostegno al reddito, gestito dall’ente bilaterale partecipato al 50% dai lavoratori e al 50% delle imprese. Circa 6 euro in più di contribuzione andranno a “Cometa”, il fondo di previdenza complementare del settore.

Non a caso il leader di Federmeccanica Ceccardi, nel suo commento a caldo, ha parlato di accordo “responsabile” nell’interesse “dei lavoratori e del Paese” mentre il ministro Sacconi non si è fatto sfuggire l’occasione di valorizzare la firma in calce al rinnovo del contratto metalmeccanico come elemento di novità che consente di de-ideologizzare il dibattito tra le parti.

“Le nuove regole – ha sostenuto Sacconi – tolgono al contratto nazionale quell’improprio carico di significati, anche di carattere ideologico, facendone un momento importante ma inserito in un continuo contesto di interazione tra le parti sociali nella dimensione dei territori e delle aziende”.

Decriptando il burocratese emerge una tesi limpida: chi ritiene di utilizzare lo strumento del conflitto per raggiungere risultati di natura sindacale, è fuori dal nuovo contesto delle relazioni industriali, cioè non dovrebbe poter contare più nulla.

Il leader Fiom, Gianni Rinaldini, ha capito benissimo qual è la posta in gioco, perciò – in seguito all’accordo separato – si è espresso molto duramente: un attimo dopo aver chiesto di “sottoporlo al referendum di tutti i lavoratori metalmeccanici”, ha preannunciato, in caso di probabile diniego, che “noi della Fiom non applicheremo quelle regole”.

Inoltre, in caso di modifiche peggiorative sulla parte normativa, “si aprirà inevitabilmente anche un contenzioso legale: per noi – ha spiegato Rinaldini – è vigente l’attuale contratto nazionale, fino alla fine del 2011, che è la sua scadenza naturale”.

La Fiom, che riunirà il proprio organismo dirigente (il comitato centrale) martedì 20, aprirà “una campagna nazionale sulla democrazia, che non è più soltanto un problema sindacale ma una questione politica enorme”.

Senza la validazione “dal basso” l’accordo di ieri “è un semplice sopruso – ha concluso – che sarà contrastato in tutti i modi”.

Come era prevedibile, dunque, il confronto sindacale dell’autunno si è aperto nel peggiore dei modi. Con Cisl e Uil sempre più disponibili a mediare con il governo Berlusconi, il quale ha gioco facile a dipingere la Cgil come un’organizzazione pseudo-sovversiva.

I problemi, per Epifani e compagni, non finiscono qui. In Corso Italia – oltre alla necessità stringente di fronteggiare le conseguenze degli accordi separati – è partito l’iter pre-congressuale e non manca la confusione sotto il cielo: la corsa alla successione del segretario generale è appena cominciata, con esiti ancora molto incerti.

Paolo Repetto

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