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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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La Death Valley d’Italia

Autore: . Data: mercoledì, 7 ottobre 2009Commenti (0)

Il clima politico diventa ogni giorno più surreale ed i media inseguono il superfluo.

deathvalleyIl Palazzo è ormai entrato in un tunnel allucinogeno ed i giornali sembrano inseguire questo rave party senza fine. I fatti sono semplici: una crisi finanziaria ha messo in ginocchio le economie del mondo. Quella italiana, tra i Paesi occidentali, è tra le più a rischio, perchè il nostro debito pubblico è immenso, il Pil a meno cinque e da anni non si modernizza nulla e non si fa ricerca.

Chinque sa bene che poche cose funzionano in Italia e che ogni incombenza anche banale costa ai cittadini non solo tempo e denaro, ma impone anche una immensa dose di pazienza. Dai treni in ritardo ai voli cancellati, dai certificati inutili alle autostrade in perenne manutenzione, dai vigili che fanno multe e non dirigono il traffico agli orari singolari dei medici di famiglia. Per non parlare di scuola, lavoro, innovazione, igiene urbano, prezzi, stipendi, energia, ecc.

Da almeno venti anni il Paese è governato da una massa di individui senza qualità, con alcune eccezioni ovviamente. La media generale, tuttavia, non è in grado di amministare neppure un condominio di tre appartamenti e lo stato delle cose lo dimostra in modo inequivocabile.

I partiti politici che hanno fondato la Repubblica sono scomparsi, coi loro tanti difetti, ma anche coi loro valori e pregi. Leader come La Malfa o De Gasperi, Togliatti o Nenni, Malagodi o Berlinquer, Fanfani o Dossetti sono stati sostituiti da Berlusconi e Veltroni, Fassino o Cicchitto, Quagliariello o Gasparri, per citarne solo alcuni.

Gruppi di potere si sono impoessessati di assessorati e collegi elettorali, Asl e aziende pubbliche, presidenze e financo portinerie. Nulla sfugge più al controllo delle ‘bande’, impegnate nel tirare avanti in qualunque modo pur di mantenere il controllo delle stanze dei bottoni. Poco importa se tutto si va progressivamente sfasciando, quello che conta è non mollare le posizioni.

I cittadini, per la maggior parte, si dividono tra chi è convinto che “Silvio grande è”, chi ogni giorno tenta di arrivare a fine giornata e chi si sente all’opposizione, ma non sa più cosa voglia dire. Intanto ci si interessa di calcio, di amorazzi da vip di quart’ordine, si va a vedere il cinepanettone di Natale  e si subiscono telegiornali al di là del bene e del male.

I gornali sono diventati come quelli degli ultras. Forza Milan e forza Inter, forza Sivio, abbasso Silvio. I giornalisti politici inseguono ‘retroscena’ puntualmente smentiti dalla realtà, quelli di cronaca cercano omicidi e rapine affetti dal morbo dello scoop, la televisione spara a getto continuo ‘Festa italiana’, ‘Pomeriggio sul Due, ‘Verissimo’, ‘Forum’, ‘Uomini e donne’ ed altre amenità del genere.

Alcune sottotribù (sedicenti acculturate) seguono con afflati mistici ‘Annozero’ o ‘Ballarò’, ‘Porta a Porta’ o ‘Matrix’, ‘Parla con me’ o ‘Striscia la notizia’.

Il presidente del Consiglio, per due volte in un anno, direttamente o indirettamente, è stato indicato dalla magistratura in processi che nulla hanno a che vedere con attività di carattere politico, un ‘corruttore’. Si tratta dei casi ‘Mills’ e ‘Fininvest-Mondadori-Cir’.

All’opposizione un partito che uno dei suo fondatori, Francesco Rutelli, considera “mai nato” si trastulla in un congresso che formalmente potrebbe portarlo ad avere due leader contrapposti. Questo perchè alcuni individui (non si sa se temporaneamente o permanentemente privi di senno) hanno stabilito che per decidere si possa far ricorso a due tipi di votazioni, così che uno può vincere la prima e l’altro la seconda.

I sindacati sono in coma profondo. Un milione di disoccupati, aziende su aziende che chiudono, operai che ‘trattengono’ i manager, che salgono su tetti e gru e minacciano di buttarsi di sotto, ma nessuna concreta azione di difesa del lavoro e dei diritti.

I media dopo aver raccontato di casette per terremotati costruite a tempo di record e di qualche paese siciliano travolto dalle conseguenze di un nubifragio da ieri si occupavano di un argomento fondamentale: “il lodo Alfano”. In pratica la legge che consente alle quattro più alte cariche dello stato di evitare i processi per la durata dei rispettivi mandati.

Poco importa se un magistrato scrive che ‘qualcuno’ è un corruttore, tanto non camba nulla. Nei bar le truppe cammellate dei fedeli di ‘Papi Silvio’ ignorando la realtà dei fatti gridano al popolo errante dell’opposizione che è in atto un complotto contro il sant’uomo e gli altri rispondono, anche loro ignorando la realtà dei fatti, che non è vero, anzi che è il contrario.

Intanto non si fa nulla. La crisi rimane dov’è, chi non lavora continua a non lavorare, chi ha un posto prega di non perderlo e il prezzo degli spaghetti rimane sempre lo stesso anche se il costo della materia prima, il grano duro, è sceso drasticamente.

La Death Valley, la Valle della Morte italiana, è questa e poco c’è da scherzare. Tuttavia se l’oligarchia ha modo da tanti anni di scorazzare liberamente nella prateria devastando i raccolti, disperdendo le mandrie, mettendo a ferro e fuoco i villaggi la responsabilità è solo ed esclusivamente dei cittadini. Di quelli che ululano alla vista del premier coi capelli trapiantati, di quelli che insistono nel sostenere dirigenti senza alcuna capacità, di quelli che nella propria casa criticano tutto e stanno incollati davanti alla tv.

Oggi si saprà, forse, cosa ha deciso la Corte Costituzionale, se Berlusconi sarà distolto dai suoi impegni istituzionali (e dai party) e dovrà tornare nelle aule dei tribunali per essere finalmente giudicato (e semmai essere assolto) o potrà continuare a sentirsi “il più grande presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni”. E dopo?

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