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Inchiesta barese: chiuso il capitolo droga

Autore: . Data: lunedì, 19 ottobre 2009Commenti (0)

Gli accertamenti del filone stupefacenti si è concluso, ma restano le domande fondamentali del caso.

giampaolo-tarantiniVenerdì scorso anche l’ultimo protagonista delle vacanze sarde di Tatantini è stato messo agli arresti domiciliari. Si tratta di Alessandro Mannarini, che secondo le indiscrezioni era ‘l’animatore’ dei party ai quali partecipavano persone non ancora note.

Con la cattura del quarantenne tarantino la fase delle indagini dovrebbe essersi conclusa. Il ‘padrone di casa’ e principale imputato è agli arresti, per la verità in condizioni non troppo gravose: soggiorna a Roma, nella sua casa nel centro a due passi da via Veneto, con la moglie, le fglie e due domestiche. Nella stessa condizione di detenuto ‘a domicilio’ Massimiliano Verdoscia, il terzo dei compratori.

Ai domiciliari sono anche due spacciatori Onofrio Spilotros e Stefano Iacovelli, mentre il fornitore (sembra quello di fiducia dell’imprenditore), tale ‘Nicò’, un commerciante di abbigliamento che Mannarini però nega di conoscere, è in libertà perchè ha confessato di aver venduto in quell’estate circa 400 grammi di coca a Tarantini.

Tarantini e ‘Nicò’ hanno avvalorato alcune dichiarazioni di Verdoscia, che questa estate ha dichiarato: “Mannarini si è prestato a trasportare lo stupefacente in Sardegna”, aggiungendo che la cocaina era “custodita nella cassaforte montata nella stanza della villa affittata da Tarantini, che di volta in volta cedeva le dosi a me e a Mannarini”.

Questo aspetto dell’inchiesta è comunque marginale. Il punto centrale, ovvero perchè un impreditore barese abbia speso 70 mila euro al mese di affitto a Capriccioli, 30 mila di droga e sembra nel complesso 500 mila euro per organizzare party in Sardegna, non è charo.

Una frase pronunciata da Tarantini potrebbe spiegare il movente: “Voglio infine precisare che il ricorso alle prostitute ed alla cocaina si in­serisce in un mio progetto te­so a realizzare una rete di con­nivenze nel settore della Pub­blica amministrazione perché ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società”.

Il secondo filone di indagini, quello delle escort, è ancora aperto. Secondo le indiscrezioni sarebbero 30 le ragazze presentate dall’imprenditore barese a Berlusconi, ma forse dopo la parentesi sarda, non durante l’estate. Tuttavia anche questo aspetto dell’inchiesta non è di grande rilevanza.

Il fatto che un imprenitore con base in Puglia decida di procurarsi una nuova “chiave di accesso” per costruire “connivenze” e si traferisca armi e bagagli in una villa sarda, comperi una quantità notevole di droga e organizzi feste pone una domanda: chi partecipava ai party?

Non è possibile supporre che lo scopo di tutta ‘l’operazione Capriccioli’ fosse quello di conoscere il presidente del Consiglio, sperando di potersi giovare in seguito della sua ‘protezione’ per ottenere appalti dalla Pubblica amministrazione. E’ più credibile un’altra tesi, ovvero che insieme al tentativo di guadagnare la fiducia del premier, Tatantini stesse costruendo quella che lui steso ha chiamato la sua “rete di connivenze”. E di qui la domanda: chi erano gli altri ospiti dei party? C’erano politici, amministratori pubbilci, altri imprenditori?

La cortina fiumogena delle frequentazioni a Palazzo Gerazioli, la residenza di Berlusconi, ha messo in secondo piano questo interrogativo, che potrebbe invece aprire una finestra su un universo di malaffare molto più vasto e legato alla sanità.

I prossimi capitoli dell’inchiesta, quindi, potrebbero riservare sorprese.

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